giovedì 02 settembre 2010, 19:17

Perché nessuno si batte per la libertà di Filippo Pappalardi, il padre dei bambini di Gravina?

filippopappalardi Filippo Pappalardi, il padre dei due bambini di Gravina, Ciccio e Tore, è probabilmente stato un pessimo padre e un uomo violento e spregevole. O peggio.

O semplicemente è figlio dell’ignoranza che si scontra e perde con la modernità e con sé fa affondare chi gli sta intorno. Come è stato per l’atroce morte dei due bambini della quale è moralmente responsabile.

Ma da giorni è evidente, e l’autopsia appare confermarlo, non ne è stato, almeno penalmente, l’assassino. Eppure ne è stata confermata la detenzione con motivazioni che lasciano dubbiosi: “potrebbe tornare ad uccidere” ed un fantasioso “potrebbe inquinare le prove”.

Per giorni è stata pompata perfino una versione crudele quanto improbabile: “sono caduti perché scappavano dal padre e lui li ha lasciati morire”.

Ma non sorprende tanto la decisione del GIP di Bari, che ne ha confermato nei giorni scorsi l’arresto, quanto la totale assenza di voci che ne difendono i diritti civili. Non ci sono voci contro il giustizialismo, non c’è complotto della magistratura, né giudici da rimuovere e trasferire.

Filippo Pappalardi è un poveraccio, la giustizia non è uguale per tutti e il Re è come sempre nudo.



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RSS Feed for This Post 7 Commenti

  1. Leonardo R. Andino | 6 marzo 2008 09:57 | Rispondi

    In questo caso, scusate il gioco di parole, il giustizialismo è “giustificato” (quel che voglio dire è che “viene lasciato essere”) perchè ha una funzione rassicurante: in un certo senso, mette la parola fine alla ricerca di un perché della tragedia (lo stesso dicasi, ai tempi, per la Franzoni: chi la pensava veramente innocente?).

    Negli altri casi, quelli che riguardano i dignitari politici, l’interesse è forse simile: nel caso Mastella, ad esempio, c’è stato un corale messaggio apologetico rivolto ai cittadini, che però potrebbero essersi accorti di “qualcosa di strano”.

    Sempre all’interno di questo sistema di cose, non ha senso pronunciarsi contro la colpevolezza del padre di Gravina. Sì, c’è la povertà: la base della piramide.

  2. raffaele della rosa | 6 marzo 2008 11:08 | Rispondi

    Caro Gennaro, sono d’accordo con te, mi sento anche in colpa per non aver avuto il coraggio di prender posizione, così da solo, allo scoperto….gli inquirenti stanno accampando scuse…se ci sono dei punto ancora oscuri nella vicenda, si parla di intercettazioni, su cui si baserebbero le accuse, si possono e si debbono chiarire con il nostro concittadino a piede libero. Il sig. Filippo Pappalardi è davvero la cartina di tornasole di quello a cui siamo giunti…gli investigatori che condusssero allora le ricerche in modo approssimativo (di sicuro il sig. Pappalardi non è responsabile del fatto che i due corpi siano stati trovati per caso e dopo tutto questo tempo) gli inquirenti che non aprono sul serio un’inchiesta sul perchè e percome quel luogo così pericoloso non mai stato messo in sicurezza, appaiono davvero come inquietanti figure di un paese ristretto in un’atmosfera da basso impero.

  3. raffaele della rosa | 6 marzo 2008 11:18 | Rispondi

    Con molte meno giustificazioni per gli investigatori di oggi rispetto a quelli di allora, sembra una replica del caso Pacciani.
    Anche allora figure squallide, ben più del sig. Pappalardi, incommensurabilmente di più, un’opinione pubblica più che giustamente terrorizzata, personaggi criminali sui quali si volevano addossare tutte le responsabilità. Oggi che una verità diversa e più complessa si va facendo strada sia pur con lentezza e disattenzione da parte dei media appare evidente che in moltissimi casi il garantismo vero, garantendo gli accusati, garantisce anche la sicurezza sociale. Viceversa il fatto che l’imputato Bassolino possa continuare a reitereare i propri misfatti sembra non preoccupare nessuno. E’ vero che non può essere rimosso da presidente della giunta regionale, ma è altresì pur vero che se lo mettessero in cella d’isolamento, (ed i suoi coimputati anche) cesserebbe il pericolo di reiterazione e quello di inquinamento delle prove. della fuga non mi imnteressa. Al nemico che fugge ponti d’oro.

  4. raffaele della rosa | 6 marzo 2008 11:39 | Rispondi

    Scusate, ma mi sembra giusto dare, una volta tanto una notizia che fa piacere. Sul “quotidiano.net” (destra, gruppo La Nazione, Resto del Carlino ecc.) apprendo che a Gravina si è formato un comitato di cittadini per la libertà di Filippo Pappalardi che ha iniziato una raccolta di firme.

  5. Celia | 6 marzo 2008 12:27 | Rispondi

    C’è + di un motivo: povertà ed ignoranza.
    Lui non sa’ parlare e idubbiamente non è stato un gran bravo padre ma questo non giustifica le motivazioni degli inquirenti…cos’è un serial killer?
    Non credo.
    Andiamo invece a capire come mai nonostante il posto fosse stato segnalato dalla X delle ricerche, le ricerche non sono state approfondite.
    Andiamo soprattutto a capire come mai il comune (o gli enti addetti) non ha mai messo in sicurezza quel posto pericolisissimo in cui si sapeva che i bambini erano soliti giocare.
    Questo in un paese civile è scandaloso.

  6. pierodeola | 6 marzo 2008 12:39 | Rispondi

    Ritengo che l’imputato debba essere scarcerato quando darà chiara spiegazione della frase intercettata e detta alla sua compagna”se dici dove sono mi ammmazzo”.Attendiamo dunque chiarimenti e sapere perchè la compagna non viene indagata per recicenza.

  7. freddie freeloader | 6 marzo 2008 14:11 | Rispondi

    Credo che l’insistenza della procura nell’opporsi alla liberazione miri a difendere indagini e ricerche mal fatte e lacunose, e dunque il proprio operato.
    Come sempre però, i media c’entrano: se l’accusato è una giovane madre, magari carina e “con la voglia del piccione” (ovvero lo sguardo basso che ti si rivolge da sotto in su – v. Franzoni Cogne) gli innocentisti ci sono a cataste, anche se in quel caso gli indizi sono pesantissimi; se invece, come avete detto, l’imputato è “sporco brutto e cattivo”, deve rispondere anche per colpe non sue, ed i media se ne fregano, ed anzi giustificano le fantasiose ipotesi formulate dalla procura, come quella per cui i bambini sarebbero caduti nel buco per sfuggire al padre.

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