domenica 01 agosto 2010, 06:09

L’omicidio mirato di Raúl Reyes e la crisi tra Colombia, Ecuador e Venezuela

ecuador_correa220_2007 Quello di Raúl Reyes, il numero 2 delle FARC, ucciso in territorio ecuadoriano dall’esercito colombiano, è nella sostanza un omicidio mirato dello stesso tipo di quelli commessi dal Mossad e da Tsahal in Cisgiordania e a Gaza. Tra le FARC e lo Stato colombiano esiste da decenni uno stato di belligeranza che rende legittimo da parte dell’esercito l’uso della forza contro la guerriglia, ma la morte di Raúl Reyes e di altri 16 guerriglieri è ingiustificabile per due motivi:

1) perché avviene in territorio ecuadoriano, in flagrante violazione del diritto internazionale.

2) perché avviene in appoggio alla decisione del governo colombiano di far fallire ogni dialogo con la guerriglia dopo la liberazione unilaterale di quattro sequestrati sotto i buoni uffici del presidente venezuelano Hugo Chávez.

Così l’azione dell’esercito colombiano è per il diritto un attacco contro Quito ma politicamente è un attacco contro Caracas, giustificando la dura reazione del governo bolivariano, oltre che di quello di Rafael Correa (nella foto), che hanno ritirato i rispettivi ambasciatori e rinforzato le rispettive frontiere con la Colombia.

Álvaro Uribe (e dietro di lui Washington), temendo di vedersi messo in un angolo da parte dell’azione diplomatica del Venezuela e degli altri governi integrazionisti latinoamericani, ha replicato ad un’azione di pace con un’azione di guerra.

Ma al di là del giudizio di merito, l’azione di forza ridà l’iniziativa a Uribe, sostiene il partito della guerra senza quartiere, il suo, e può far scrivere nell’editoriale di El Tiempo di oggi che la morte di Raúl Reyes, primo caduta in battaglia (in realtà ucciso nel sonno, con l’aiuto di strumenti tecnologici di una potenza straniera, come ha accusato Correa) di un membro del Segretariato delle FARC, sia “l’inizio della fine” per questa organizzazione.

E’ evidente che, se l’iniziativa dovesse rimanere nelle mani di Uribe, non sarebbe l’inizio della fine ma “la fine” tout court per Ingrid Betancourt e gli altri sequestrati. Lo ha confermato la famiglia Betancourt che una volta di più ha attaccato duramente il presidente colombiano, definendo l’azione che ha portato alla morte di Reyes “un sabotaggio da parte di Uribe per impedire la liberazione di Ingrid Betancourt e degli altri ostaggi”.

Ancora più dura è stata la senatrice colombiana Piedad Cordoba che, ricordando che Raúl Reyes era l’uomo della trattativa, ha definito l’azione ordinata da Uribe come “un gesto premeditato contro la pace”.

La comunità internazionale deve continuare a far pesare su Bogotà (e Washington) la responsabilità politica di questa scelta. Da anni, perfino da prima dell’arrivo al governo di Caracas dei bolivariani, gli Stati Uniti hanno puntato sul Plan Colombia per destabilizzare il continente. Oggi quell’investimento (miliardi di dollari l’anno) può fruttare per destabilizzare una regione e paesi come il Venezuela, l’Ecuador, la Bolivia e il Brasile stesso, che non rispondono più come Washington vorrebbe.

Per evitare tale destabilizzazione, che rende possibili veri e propri conflitti armati nel continente più pacifico del mondo, è necessario, in queste ore non facili, mantenere il sangue freddo e continuare ad appoggiare il processo di pace in Colombia.

Quello stesso processo di pace che i governi integrazionisti, che oggi temono per la sicurezza delle loro frontiere, violabile da una Colombia armata fino ai denti dagli Stati Uniti, stanno portando avanti. Quello stesso processo di pace che, secondo la stessa famiglia Betancourt e la senatrice Piedad Cordoba, Álvaro Uribe ha voluto sabotare uccidendo Reyes. Quello stesso processo di pace che, laddove fallisse, incendierebbe l’intera regione.



  • Stampa questo articolo
  • Invia quest'articolo via mail

- Vota cliccando su OK e Wikio, per saperne di più clicca qui -


RSS Feed for This Post 7 Commenti

  1. Eliolibre | 3 marzo 2008 02:11 | Rispondi

    Chi sarebbe Uribe senza le FARC da combattere? Lo stesso di Bush e Berlusconi senza il nemico comunista, o Israele senza i “terroristi” palestinesi, ecc. Quandi chi di dovere, giornalisti, ecc., faranno il loro dovere e diranno le cose come stanno le tragedie dell’umanità cominceranno a trovare soluzione. Ma servirebbero persone degne e non cialtroni vcenduti ai potenti….

  2. batt | 3 marzo 2008 21:05 | Rispondi

    Oggi alle 13 dalla Palombelli c’era Gianni Riotta, e’ saltato fuori che insomma, quel kattivone di Chavez, potrebbe fare la “voce grossa” (testuale) per far liberare la Betancourt ma non fa niente, capito ? E’ colpa sua anche qui !!!

  3. Destrosio Al Magnesio | 3 marzo 2008 23:03 | Rispondi

    Comunque ieri mi stavo vedendo Alo Presidente, in diretta quando ad un certo punto Chavez fa: “Se quel mafioso, paramilitare, narcotrafficante di Uribe prova a fare col Venezuela quello che ha fatto con l’Ecuador gli mando un po’ di sukoi a riceverlo. Ministro della Difesa, le do l’ordine di schierare un battaglione di carroarmati lungo il confine con la Colombia. Appoggeremo l’Ecuador in qualsiasi iniziativa che prendera’ nei confronti di Bogota’. La Colombia e’ l’Israele dell’America Latina”. Mi ha fatto piacere che ieri ci fosse anche James Petras tra il pubblico.

  4. Destrosio Al Magnesio | 4 marzo 2008 05:06 | Rispondi

    La guerra dei portatili.

    Intanto si susseguono accuse molto forti; il Ministro degli Interni venezuelano, Chacin, ha accusato il capo della polizia colombiana, il generale Oscar Naranjo Trujillo, di essere collegato a Wilmer Varela, capo narcotrafficante ucciso il 29 febbaio scorso , secondo Chacin, dagli stessi agenti colombiani a Merida (Venezuela) per non farlo cadere in mano venezuelane. Si ritiene che Varela controllasse il 70% dell’afflusso di cocaina nel mercato statunitense.
    Inoltre le autorita’ venezuelane hanno rivelato che Juan David Naranjo Trujillo, altro narcotrafficante (agli arresti dal marzo del 2007), sarebbe nientemeno che il fratello del capo della polizia colombiana.
    Dall’altro lato, le autorita’ colombiane hanno affermato di aver trovato prove, nei pc portatili trovati a Reyes, che Chavez avrebbe finanziato le FARC per 300 milioni di dollari, e che queste siano in possesso anche di uranio impoverito.

  5. Eliolibre | 4 marzo 2008 09:33 | Rispondi

    L’anomalia sudamericana è senza dubbio la Colombia, ultimo paese rimasto a difendere gli interessi nordamericani e dei vari delinquenti interni (CAPEGGIATI DA URIBE). La posta in atto è molto alta perchè gli USA si stanno giocando con la Colombia la possibilità di continuare a dominare il continente. C’è da augurarsi che l’orgoglio e la determinazione del Latinoamerica sappiano far trionfare il loro diritto all’autonomia e all’indipendenza. Sarebbe l’inizio della liberazione di tutti i popoli dalla dominazione americana. Italia compresa, non dimentichiamoci che contrariamente a quanto abilmente propagandato, il nostro non è un paese libero. Altrimenti non sarebbe pieno di Marines e basi militari americane stracolme delle più micidiali armi di distruzione che vengono impiegate quotidianamente per sottomettere l’umanità agli interesi dell’imperialismo criminale.
    LIBERIAMOCI!!!!!!

4 Trackback(s)

  1. Da Uribe, Chavez e Correa…spettri di guerra? « diario dalla colombia | mar 3, 2008
  2. Da Kataweb.it - Blog - [ fra@politics ] — politica internazionale, economia e guerre future » Blog Archive » La Colombia rilancia l’escalation | mar 4, 2008

RSS Feed for This PostInvia un commento

Devi essere registrato per inviare un commento.