domenica 01 agosto 2010, 05:31

Gravina, Fiumicino, Erba

afp_12359028_24290 Per una volta la cronaca che prende il primo posto, e i primi tre titoli del TG, strappandolo perfino al Festival di Sanremo, non lo fa per parlar d’altro, ma per darci un colpo di flash in faccia che ci acceca svelandoci un paese orribile.

La pallida speranza che i bambini di Gravina non siano stati uccisi lascia il posto all’orrore di pensarli agonizzanti in quel pozzo.

Un paese insicuro per quei bambini, una nuova Vermicino senza speranza, caduti in un pozzo nel centro di un paesone senza che nessuno li aiutasse, una fine annunciata tra un papà e una mamma incapaci di esserlo fino a usarli come armi l’uno contro l’altro.

La pazza carambola in pieno giorno a Fiumicino ci racconta il disprezzo per la vita. Un disprezzo profondo ingiustificabile con i vent’anni dell’omicida, se il far rombare il motore vale più del rispetto della vita propria o altrui.

Fermiamoli, si può! Si dovrebbe potere. Si deve.

Un disprezzo per la vita testimoniato ad Erba dal vicino che ci racconta di come il tranquillo netturbino gli tagliava la gola mentre la moglie del netturbino massacrava sua moglie e picchiando picchiando “si sentiva sollevata”.

Ci racconta di un paese che odia, odia, odia… Odia così tanto da fare scempio di un bimbetto di due anni. Un paese però fatto della banalità del male, il male di un papà e una mamma, il male di un ragazzino imbecille, il male del vicino di casa. Non sono marziani, non sono negri, ebrei, albanesi, marocchini. Vivono con noi e sono come noi. E’ un brutto paese.



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RSS Feed for This Post 7 Commenti

  1. Eliolibre | 26 febbraio 2008 23:52 | Rispondi

    Altro che un brutto paese, un paese senza più speranza, senza futuro. Un paese che non ha nemmeno una pallida idea di quale tragedia stia vivendo e che non è nemmeno in grado di chiedersi quali siano le radici del profondo malessere che lo agonizza, figuriamoci se sa dare risposte. Ho visto Ballorò stasera, purtroppo ne ho avuto piena conferma. e si che c’era pure Sansonetti….

  2. Doriana Goracci | 27 febbraio 2008 08:48 | Rispondi

    Vorrei aggiungere al commento di Eliolibre che la smemoratezza è tanta, pari alla montagna di notizie e rifiuti che ci opprime.
    Sai Gennaro leggendo stamattina il tuo articolo mi sono resa conto che anche io come te ero riandata con la memoria a Vermicino…ma questi nomi per molti non significano più niente già pochi giorni dopo. Mio nipote di 15 anni mi diceva che i suoi compagni ignorano il 2001 a Genova e conoscono, a modo loro, l’11 settembre, tanto per farti un esempio. Non voglio deprimere nessuno neanche me stessa ma il personale è sempre più collettivo a mio avviso e non solo per la presenza del Grande Fratello.

  3. Gennaro Carotenuto | 27 febbraio 2008 09:42 | Rispondi

    Presentismo, presentismo Doriana, questo è il problema.

    Confesso che Vermicino sia saltato fuori ieri a lezione (con specializzandi trentenni)…

  4. Paolo Roversi | 28 febbraio 2008 09:00 | Rispondi

    Ieri, in centro a Ferrara, due suore parlavano dei bimbi di Gravina:”Se Lui li ha presi lo ha fatto per toglierli da un gran pasticcio”. Ecco…

  5. Maria Paola Porcelli | 5 marzo 2008 13:16 | Rispondi

    > “E’ incredibile come il mondo sodocattolicizzato dell’informazione esprima stupore incredulo per questa storia minima di miseria, per questa fine di Ciccio e Tore. Ma se sino ad un trentennio fa qui in Puglia, negli entroterra mozzafiato della Murgia come del Gargano (e chissà in quante altre Puglie del mondo, le più insospettabili!) i bambini appartenenti alle fasce sociali più basse, quelli piccolissimi, dall’anno ai tre- quattro, venivano legati alla caviglia con una fune che all’altra estremità veniva a sua volta assicurata, per esempio, ad una gamba del tavolo della cucina. Solo così, tranquilli, i genitori potevano concedersi il lusso di una giornata di lavoro. Ieri si metteva il papavero nelle culle di tutto il mondo; oggi, in Puglia ed in tutte le Puglie del mondo, sono le strade, le chat o le mille ed una “casa dalle cento stanze” (così si chiama a Gravina il fabbricato settecentesco dove sono stati ritrovati Ciccio e Tore) a dare ai bambini, ai ragazzi, l’idea di accoglienza e protezione. Dove magari ancora sognare l’ arrivo di mamma e papà, zii, nonni, amici, come tanto tempo fa. Dove essere ancora uniti. Ancora insieme. Il grido di stupore e di sdegno allora si sarebbe dovuto rivolgere a chi avrebbe dovuto garantire un’assistenza e dei servizi a questa gente disorientata dall’avanzare di globalizzazioni televisivizzate che non sono riuscite a rendere realtà dignitosa- ma a far apparire dark reality- quella piccola grande vita così maledetta da sembrare una fiction impazzita. Famiglie come quelle di Ciccio e Tore, in Puglia ed in tutte le Puglie abbandonate del mondo, che scimmiottano un progresso che non c’è, le abbiamo conosciute tutti, son fatte di gente impreparata ad un mondo che va ad una velocità che non gli appartiene che non riesce a raggiungere, senza più la propria ma con terre straniere sotto i piedi. A chi ha mancato nelle ricerche si dovrebbe rivolgere lo sdegno..e si sarebbero dovuti far riconoscere i cadaverini ammuffiti. M.P. Porcelli

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