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Zoran Vujovic, una vittima per capire la Storia

Belgrado Lui, Zoran Vujovic, 21 anni, era un bambino quando è diventato un profugo di guerra ed è dovuto andar via dal Kosovo, la provincia yugoslava dove era nato.

Con i suoi genitori aveva resistito sotto le bombe occidentali ma poi avevano dovuto cedere alla pulizia etnica dell’UCK che oggi, con la complicità della NATO, è governo a Pristina.

L’altro giorno, quando hanno trovato il suo cadavere carbonizzato nell’Ambasciata statunitense, i giornali di tutto il mondo l’hanno definito un teppista che aveva avuto quello che meritava.

 

Uno in meno di quegli estremisti nazionalisti serbi che da vent’anni sono nella lista dei sempre colpevoli per le cattive coscienze dei dominatori del mondo.

Zoran Vujovic era un profugo di guerra, un bambino che, come altri 200.000 serbi del Kossovo (300.000 in tutto), era dovuto fuggire dalla pulizia etnica albanese, la pulizia etnica dei buoni, a malapena edulcorata dai nostri. Da allora Zoran è cresciuto nell’emergenza, in una baraccopoli, nel freddo, nella precarietà assoluta. Ed è da un campo profughi da dove è partito per gridare la sua rabbia di escluso e trovare la morte.

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