Messico:la criminalizzazione della protesta sociale
La democrazia messicana, dopo le ultime elezioni presidenziali del 2 luglio 2006, vinte per una manciata di voti e in modo poco chiaro da Felipe Calderón Hinojosa, del PAN (Partito di Azione Nazionale) attualmente poggia le sue fragilissime basi proprio su questo contestatissimo e assolutamente poco trasparente processo elettorale che ha lasciato il paese nel dubbio se considerare o meno l’attuale presidente legittimo o espurio (illegittimo).
Qualunque sia la legittimità o meno della presidenza di Felipe Calderón, attualmente il Messico è ben lontano dal poter essere considerato una democrazia.
Segnato da questa debolezza originaria, l’attuale governo ha rafforzato il suo potere e il consenso intorno al suo mandato, avvalendosi dell’appoggio incondizionato delle Forze Armate.
La nomina di Francisco Ramirez Acuña come ministro degli Interni, ne è la dimostrazione.
Sul suo capo pendono infatti circa 640 denunce per tortura e il suo operato quando era governatore dello stato di Jalisco, ha all’attivo centinaia di casi di sparizioni forzate, abuso dell’uso della forza e torture.
Annalisa Melandri su http://www.gennarocarotenuto.it
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