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Twitter, i giornali e la morte di Fidel Castro

Fa molto ridere come la notizia della morte di Fidel Castro circoli su Twitter per l’ennesima volta. Fanno però riflettere un po’  più amaramente due altri dettagli.

1) La diffusione via Twitter della notizia falsa serve ad alimentare la trita polemica sulla presunta inaffidabilità dei nuovi media. La realtà è che gli utenti della Rete (“l’ho letto su Twitter”) sono nella media ben più scafati di quelli che per decenni… “l’ha detto la televisione”. Oggi la generazione che si informa prevalentemente in Rete è strutturalmente abituata a confrontare fonti diverse rispetto al modello mediatico anteriore basato sulla fedeltà al TG1, all’Unità, al Resto del Carlino. Solo pochi giorni fa il GR3 RAI interrogava Mario Morcellini (che ci cascava con tutte le scarpe) sull’ inaffidibilità dei social network e di Twitter in particolare, che avevano lanciato (sic) l’ iniziativa #occupyscampia sulla base della notizia bufala di un coprifuoco della camorra nel quartiere. Peccato che l’ intervistatrice fingesse di non sapere che la notizia bufala era partita da un articolo in prima pagina del Mattino e l’iniziativa #occupyscampia fosse stata organizzata dalla deputata (in carne ed ossa) del PD Pina Picierno.

2) E’ davvero un ridicolo esercizio di presentismo storico accusare Twitter di diffondere bufale in particolare sulla morte di Fidel Castro perché sono 50 anni che i media tradizionali diffondono intenzionalmente bufale sulla morte, avvenuta o imminente, di Fidel Castro.

Da molti decenni il giornalismo ufficiale diffonde senza vergogna notizie dettagliatissime su bollettini medici, su quante ore di vita restassero al rivoluzionario cubano, cosa avrebbero comprovato innumerevoli esami clinici e istologici, descrivendone, possibilmente in maniera irridente ed umiliante, l’agonia. Ciò nella fideistica convinzione che il bene (ovvero i nemici di Castro) fossero così onnipotenti da avere accesso fin alle più segrete stanze della vita di questo. Fidel morirà quando verrà il suo tempo, con buona pace dei suoi estimatori e pure dei suoi detrattori, ma è una vergogna per l’informazione mondiale aver deciso di dar credito per decine di volte a personaggini di non eccelsa fama come Carlos Alberto Montaner per diffondere infinite volte dettagli sull’imminente morte di Fidel beneficiando ogni volta (anche la cinquantesima) di credito da parte dalla stampa mainstream. Qualche anno fa, quando il direttore del Miami Herald si stufò di pubblicare veline su Cuba di provenienza CIA basate su notizie inventate di sana pianta e licenziò alcuni giornalisti, fu addirittura organizzata una campagna di solidarietà verso quei violatori di qualunque etica professionale nella quale svettava la firma del corrispondente di Repubblica da Miami Omero Ciai.

Le bufale, le notizie false, in particolare quelle su Cuba, non le ha inventate Twitter o la Rete. E’ la storia stessa del giornalismo ad essere una storia ben poco commendevole se dal 1959 in avanti l’inventare notizie false su Cuba e su Fidel Castro è diventata una redditizia professione.

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