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Sulla malintesa libertà d’espressione al razzismo, al sessismo, all’omofobia

triangolo_rosaSul mio commento all’intollerabile espressione di Lucia Annunziata su omosessuali e campi di sterminio si è creato un interessante dibattito. Elevo al rango di post una definizione di termini alla quale tengo particolarmente.

La libertà d’espressione è una delle basi di una società aperta, democratica, fino a divenire pleonastico affermarlo. Tutt’altra cosa sono però -e nulla hanno a che vedere con la libertà d’opinione- le questioni per le quali una presunta libertà d’espressione confligge chiaramente con il diritto di terzi a non essere discriminati. Mi riferisco soprattutto al razzismo, al sessismo e all’omofobia, crimini verso i quali nelle nostre società esiste un malinteso e vergognoso terzismo.

Ebbene sì, qualunque espressione di razzismo, sessismo e omofobia dovrebbe suscitare conseguente allarme sociale e andrebbe perseguita duramente, legalmente. Ritengo inoltre che la pubblica espressione di idee discriminatorie debba essere sanzionata con l’interdizione dai pubblici uffici e dall’ineleggibilità a qualunque carica elettiva. Fino a qualche anno fa l’attuale presidente della Camera Gianfranco Fini sosteneva l’aberrazione che un omosessuale non potesse insegnare, contribuendo a diffondere l’imperdonabile sinonimia tra omosessualità e pedofilia tanto cara all’ex ministro Carlo Giovanardi. Tale diffusa omologazione, infondata e diffamatoria va combattuta non come opinione o errore ma come crimine. Ritengo, e credo che debba essere una minima espressione di civiltà, che debba al contrario essere escluso dall’insegnamento in ogni ordine e grado chi diffonde tesi razziste, sessiste, omofobe.

Non esiste un diritto all’omofobia mentre esiste un diritto a non essere discriminato, a non essere additato al pubblico ludibrio. Esiste un diritto del giovane omosessuale a non essere traumatizzato durante la propria crescita, discriminato, a non dover lottare per essere accettato e NON esiste un diritto a traumatizzare, discriminare, escludere. Ritengo che tale NON diritto sia tanto puntuale “X traumatizza Y” quanto generale “il politico X sostiene che…” per acchiappare qualche voto nella parte più retrograda della nostra società. Lo stesso valga per sessismo e razzismo.

Dunque sussiste un primario interesse pubblico ad un linguaggio ed un’educazione che normalmente si definisce “tollerante”, anche se il termine è del tutto inadeguato e che invece direi che debba avere la lotta ad ogni discriminazione tra i propri valori costituenti. Solo se si ripeterà sistematicamente e in ogni sede, a scuola, nella società, nei media, che il colore della pelle non significa nulla, che le razze non esistono, che papà non è il capofamiglia, che non si può affermare che una donna con i jeans stretti può essere stuprata e che le preferenze sessuali tra adulti consenzienti sono un fatto privato, potremmo venirne fuori.

Purtroppo fino a che saremo portati a pensare che il razzismo, il sessismo e l’omofobia siano opinioni rispettabili, o sopportabili, non andremo da nessuna parte. Il fascismo, il nazismo, si sono basati proprio sul convincere alcuni di essere superiori ad altri per razza, religione, sesso, preferenza sessuale. Come non esiste terzismo possibile tra fascismo e antifascismo (lo dice la Costituzione repubblicana) non esiste un diritto al razzismo. E sì… fuori dalla vita pubblica razzisti, sessisti e omofobi.

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