Wednesday 23 May 2012, 15:58

Lula con Fidel, ecco come funziona la dottrina Shannon

lulafidel

I media mainstream in questi giorni ci hanno offerto una straordinaria (quanto inosservata) dimostrazione di come funzionino e di come manovrino per influenzare l’opinione pubblica mondiale.

Il caso è che hanno fatto finta di non accorgersi o quasi che il presidente brasiliano Lula sia andato a Cuba. Ha firmato importantissimi accordi commerciali ed energetici e Petrobras opererà nelle acque territoriali cubane. Lula ha manifestato la grande amicizia del Brasile verso la sanguinaria dittatura cubana, i rapporti del Brasile verso la quale sono per sua stessa definizione i migliori della storia.

Non solo. Il presidente Lula da Silva si è incontrato con il diavolo barbuto Fidel Castro, l’ha abbracciato e baciato con calore, si sono intrattenuti da vecchi amici quali sono per quasi tre ore, e ha dato al mondo ghiotte notizie di prima mano sulla sua salute. Lo ha definito "incredibilmente lucido come nei momenti migliori, e in uno stato di salute impeccabile" tanto che Fidel stesso ha dovuto smorzare le dichiarazioni entusiastiche di Lula.

In pratica Lula ha fatto e detto a Cuba e con Fidel esattamente le stesse cose che fa e dice Hugo Chávez. Con una differenza.

Nonostante Lula e il Brasile siano molto più importanti di Chávez e del Venezuela, e la speranza dell’andata all’inferno di Fidel da parte dei benpensanti mondiali sia identica, la copertura della visita di Lula rispetto a quella di Chávez è stata di cento volte inferiore. A parità di cose che dicono o fanno Lula e Chávez, il trattamento dei media è opposto. Quando Chávez va lodato (come per gli ostaggi delle FARC) si glissa. Quando entrambi vanno a Cuba (ammesso e ovviamente non concesso che sia una colpa) Chávez va esecrato e ridicolizzato e su Lula si glissa.

Ciò è dovuto ad alcuni motivi giornalistici, ma in particolare ad un indirizzo politico preciso preso dai media sull’America latina a partire dal 2005: quella del divide et impera della "dottrina Shannon". Thomas Shannon è il sottosegretario agli esteri per l’America latina del governo Bush. Sostituì quell’esaltato di Otto Reich, mafioso cubano-americano, veterano di tutte le guerre sporche e organizzatore del colpo di stato a Caracas dell’11 aprile 2002, ma soprattutto, da uomo di Donald Rumsfeld, teorizzatore dell’ "asse del male latinoamericano da colpire".

Come testimoniò il golpe a Caracas, la pretesa del fondamentalismo protestante dei neoconservatori di scatenare l’apocalisse sul continente ribelle fallì miseramente e nel 2005 a Reich subentrò Thomas Shannon, diplomatico di carriera, tutt’altra classe e finezza. E questi fece degli aggiustamenti importanti, teorizzando che non tutta l’America latina era asse del male, ma solo la metà. Questa non era una mera (e opportuna) analisi politica, era una chiave di lettura per gli avvenimenti a venire.

Dettò così la linea ad alcuni media amici sapendo che gli altri si sarebbero immediatamente adeguati: qualunque cosa dicano o facciano in America latina, da oggi ci sono "governi di sinistra responsabili" e "governi di sinistra irresponsabili". Infatti la stampa mondiale si adeguò come un sol uomo: Evo Morales è sempre cattivo, Michelle Bachelet sempre buona; Nestor Kirchner (ora Cristina Fernández) cattivo/a, Alan García buono; Lula buono, Chávez cattivo.

Ciò qualunque cosa dicano o facciano, in una logica amico-nemico che con l’informazione e il giornalismo e perfino con intelligenza ed onestà non ha nulla a che fare. E allora eccoli lì, così scoperti nella loro malafede da fare tenerezza. Se Chávez il petroliere e Lula l’agrocombustibile, discutono, da El País all’Economist alla Repubblica giù paginate sullo "scontro". Se Lula va a Caracas a far campagna per Lula, silenzio assoluto. Se insieme fondano il Banco del Sur, sminuire. Se Chávez va a trovare Fidel, indignazione, irrisione, ma anche curiosità sulle condizioni di questo, ma se ci va Lula invece silenzio, perdonare. Non sia mai che qualcuno pensi che Lula e Chávez non sono così distanti e che Cuba non sia così isolata come da mezzo secolo la dipingono.

Lo chiamavano Minculpop.



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RSS Feed for This Post 21 Commenti

  1. Alessandro Vigilante | 17 gennaio 2008 11:48 | Rispondi

    Dal Brasile, posso solo aggiungere che la “indipendente” Folha de São Paulo (versione in rete del quotidiano), sempre attenta a mettere in risalto le visite all´estero del presidente Lula (soprattutto per strumentalizzare le spese di viaggio!), questa volta (accessare per credere) ha ignorato sia nella pagina iniziale e perfino nella sezione “mondo” l´incontro Lula-Fidel. Oh! Manco una foto!

    Invece la Rede Globo (che sta a livello di Fede e Rete 4) ci ha perlomeno passato nel telegiornale di ieri sera un minuto della registrazione video (senza audio) dell´incontro. Hanno passato anche un secondo (dico un secondo) di video-audio con le parole di Fidel: “Mi sento molto bene in salute”, ma le immagini non erano come il video precedente (senza marchio), erano invece quelle ufficiali della TeleSur con la tipica fascia in basso con la descrizione del titolo della notizia in castigliano.

  2. Celia | 17 gennaio 2008 15:33 | Rispondi

    Il fatto che ci sia disinformazione e anche mala-informazione credo sia chiaro almeno per chi la possibilità di viaggiare anima e corpo oppure in internet.
    La cosa è grave per chi non ha nessuna di queste due opportunità e conoscendo la percentuale degli italiani che leggono….il risultato viene da sè!

  3. Destrosio Al Magnesio | 17 gennaio 2008 15:55 | Rispondi

    Quella del Banco Sur e’ forse la vicenda che e’ piu’ passata in sordina sui principali media (online) italiani. Non ho avuto l’occasione di comprare alcuna versione cartacea, ma spero che almeno il Manifesto abbia dato risalto alla questione.
    Comunque intanto Chavez sta completando il giro di incontri in Nicaragua, Guatemala (in cui intanto e’ stato eletto un nuovo presidente a quanto pare di centro-sinistra, Alvaro Colom), a cui ha assicurato la partecipazione al processo di integrazione energetica Petrocaribe ed ha avanzato la creazione di una AlCaribe (Alimentos Caribe) per la produzione-cooperazione su scala caraibica di beni alimentari.

    per Alessandro Vigilante

    Potresti mettermi un sintetico elenco dei principali giornali brasiliani e se possibile indicarmi il loro orientamento politico come hai fatto con Rede Globo? Grazie. Scusate se rischio di portare fuori dall’argomento la discussione.

  4. Alessandro Vigilante | 17 gennaio 2008 19:17 | Rispondi

    Caro Destrosio, mo´ mi hai messo in difficoltá!
    Oltre alle TV tutte private (la pubblica la stanno sviluppando adesso), abbiamo la stampa cartacea e quella in rete internet. I quotidiani e i settimanali. E poi il Brasile é uno stato-continente federato in stati nazionali, per cui ci sono giornali di diffusione federale (tutto il Brasile) e giornali “statali”.
    Attualmente, e da 10 anni, vivo nello stato di Bahia, che per esempio ha 3 quotidiani di cui uno “A Tarde” é il piú diffuso. I quotidiani a diffusione ampia (Brasile intero) sono pochissimi, diciamo Folha de São Paulo, Estado de São Paulo, O Globo (stampati nello stato di San Paolo, nucleo economico e finanziario del paese, come Milano in Italia e sono simili alla Repubblica, Stampa, Corriere) e aggiungo il Correio Brasiliense che, essendo stampato in Brasília é letto per il fatto di essere pubblicato nella cittá capitale politica (Parlamento, Governo, ecc.).
    Le riviste settimanali di politica e societá a diffusione brasiliana (Veja, Istoé, Epoca) sono simili agli italiani (Panorama, Espresso, ecc), l´unico settimanale interessante di ampia diffusione é Carta Capital.
    (continua)

  5. Alessandro Vigilante | 17 gennaio 2008 19:18 | Rispondi

    In internet abbiamo molte agenzie, la piú interessante é Carta Maior di Porto Alegre, ma (come dappertutto nel mondo) é bene accessare siti e blog di vario tipo per evitare i mainstream. Io per esempio, non solo perché sono comunista, accedo spesso il sito del Partito Comunista del Brasile (PcdoB) che si chiama vermelho.org.br, perché é veramente ben informato.
    Come vedi queste informazioni sono solo un piccolissimo assaggio sulla questione, ma visto che mi hai dato lo stimolo, chiedo anche a Gennaro se non sia interessante che io scriva una materia corposa su questa questione. Credo proprio che lo faró, ma visto che sono di imminente viaggio in Italia in Febbraio, ti chiedo di pazientare, perché al mio ritorno faró una ricerca e una sistematizzazione piú ampia ed esaustiva. Tieni pure presente che attualmente vivo in una piccola cittadina del sertão dove non esiste edicola e né arriva nessun trasporto (visto che sono 50 km di strada sterrata dal primo centro con edicole) e quindi io non leggo giornali di carta da 5 anni. Ma quando torneró in Brasile a marzo torneró ad avere residenza a Salvador, per cui abbi pazienza che scriveró un bell´articolo sull´argomento.
    Ciao, a presto.

  6. Gennaro Carotenuto | 17 gennaio 2008 19:26 | Rispondi

    A patto che tu non scriva mai più “accessare” sarà interessantissimo Alessandro.

    Aggiungo Brasil de fato del mio amico Beto Almeida… http://www.brasildefato.com.br

  7. eugenio lorenzano | 17 gennaio 2008 19:36 | Rispondi

    giuste ed argute le osservazioni e riflessioni di Gennaro Carotenuto.Piu’ che di minculpop io parlerei di maledetta dittatura mediatica che ad hoc accende e spegne i riflettori sui reali accdimenti . Ancor piu’ credo che la dittatura mediatica mondiale e globalizzata si applichi con ferreo livore sull’America Latina , poiche’ questa area rappresenta la UNICA vera regione mondiale dove vi e’ in corso un reale tentativo politico di cambiare le cose e le situazioni di grande diseguaglianza .
    Eugenio Lorenzano

  8. Alessandro Vigilante | 17 gennaio 2008 20:52 | Rispondi

    A´Genná… me so scurdate l´italiane.
    Suggerisco che tu corregga le mie bozze. É vero, si dice accedere. Accessare pare che li sto buttando nel water… Quando le parole portoghese-italiano sono simili succedono ´sti casini! (Ops. si puó parlare di Casini in questo sito o Ciro mi prende per perbenista?) ;-)

  9. erman | 17 gennaio 2008 21:56 | Rispondi

    forse Lula è considerato buono perchè la sua politica è ondivaga e tutto sommato non si discosta troppo dai dettami dell’Impero.ma dobbiamo chiederlo all’amico Alessandro che sicuramente ci sapra’ dare una spiegazione molto pertinente.ma secondo voi la politica estremamente aggressiva degli yankee in questi ultimi anni dipende dai neo-conservatori oppure dalla crisi economica che li ha investiti?io credo che una vittoria democratica non cambiera’ le cose,anzi,il contrario.voi che ne dite?

  10. Destrosio Al Magnesio | 17 gennaio 2008 23:21 | Rispondi

    Personalmente ritengo che l’aggressivita’ statunitense derivi da una presa di coscienza della crisi del sistema produttivo USA che oggi come mai mostra chiari segni di cedimento rispetto alle cosiddette potenze emergenti (Cina, India, Brasile, Russia ed ovviamente l’UE che e’ gia affermata). La crisi la si vede molto bene nel deficit commerciale che gli USA hanno con la Cina, pari ad 860 miliardi di dollari circa, cioe’ un surplus di importazioni di beni manifatturieri che il sistema produttivo statunitense non e’ in grado di coprire se non con i movimenti del capitale finanziario; i beni industriali cinesi sono, per ora, imbattibili dal punto di vista dei costi e del livello tecnologico. Per alleviare la situazione produttiva, le imprese a base USA delocalizzano gli impianti in paesi relativamente vicini ed a basso costo di manodopera (il Messico su tutti), favorendo allo stesso tempo una riduzione dei livelli salariali dei lavoratori statunitensi.
    Inolte gli Stati Uniti stanno cercando di tamponare il piu’ possibile le perdite tramite azioni di disturbo che impediscano qualsiasi processo di integrazione regionale; lo fanno in America Latina, nel quale il ruolo del Brasile sarebbe determinante per la creazione di un vero polo latinoamericano, attraverso il finanziamento del Plan Colombia (paese nel quale vi sono anche importanti falde petrolifere, acquifere e zone di altissima biodiversita’), attraverso la presenza militare in Paraguay (area di triple frontera, e che vede la presenza del piu’ grande acquifero del mondo, il Guarany), e attraverso l’Iniziativa Andina (detta anche “war on drugs”).
    In Asia e’ netta la propensione di Russia, Iran, India, e Cina, a favorire un processo di integrazione (economica-energetica in primis) con le nazioni limitrofe, e che potrebbe significare la nascita di un “mostro” economico insuperabile da parte degli USA.

    La politica neo-con non avra’ tutte le colpe, ma di certo ha irritato parecchio la ferita.

  11. Alessandro Vigilante | 17 gennaio 2008 23:52 | Rispondi

    @erman, grazie per la mia supposta pertinenza…
    Sará un ottimo argomento di conversazione se ci incontriamo.
    Sulla questione Repubblicani-Democratici in USA possiamo solo basarci sulle precedenti situazioni storiche (e qui chiamo Gennaro a dipanare dubbi).
    In ogni caso per te, per Destrosio e chi volesse, suggerisco un interessantissimo articolo:
    http://www.canisciolti.info/articoli_dettaglio.php?id=12105

  12. Emiliano Eusebi | 18 gennaio 2008 10:49 | Rispondi

    A mio avvisto se vince Obama le cose potrebbero cambiare in meglio. Se vince la Clinton la politica internazionale credo sia sempre quella, in ogni caso migliore di quella di Bush.

  13. Emiliano Eusebi | 18 gennaio 2008 10:57 | Rispondi

    Comunque la realtà economica è un’altra cosa. Le relazioni economiche tra aziende americane e venezuelane è sempre la stessa, molto alta. Stessa cosa vale tra Brasile e Stati Uniti. La mia azienda non riesce a vendere i miei prodotti a PETROBRAS perchè Petrobras vuole solo prodotti nord americani. E visto che i miei due maggiori concorrenti sono due multinazionali, non è così facile trovare spazio in Brasile come in tutto il Sud America. Ma continuerò a spingere, sono convinto di arrivare alla meta presto. Questo appunto, solamente per farvi notare, come la realtà dei fatti è a volte diversa dalle tante e interessantissime discussioni filosofiche e utopistiche che facciamo. E’ comunque un dato di fatto, che l’integrazione latinoamericana sia una realtà che finalmente sta camminando da sola, e che oggi come non mai tutti i paesi dell’America Latina e dei Caraibi credino che un integrazione latinoamericana sia la soluzione di molti problemi. L’Europa sta sprecando un occasione storica per stringere legami forti con l’America Latina. Questo sarebbe il momento migliore, ma in realtà la U.E. fa veramente poco. Solo la Spagna e un pò noi (Italia) stiamo cercando di stringere alcune relazioni.

  14. Alessandro Vigilante | 18 gennaio 2008 13:42 | Rispondi

    @Emiliano. Mi piacerebbe sapere di piú su:
    1) Quale é la tua azienda.
    2) Cosa sta cercando di vendere alla Petrobras.
    3) Quali le multinazionali concorrenti USA.
    Io ho relazioni amichevoli con soggetti politici MOLTO vicini al presidente della Petrobras (che é di Salvador) e sto parlando seriamente di “suggerire attenzione” a questo caso, direttamente all´apice della azienda.
    Sul resto del tuo commento, sono d´accordo.

  15. Emiliano Eusebi | 18 gennaio 2008 16:00 | Rispondi

    Ciao Alessandro, mi farebbe molto piacere continuare la conversazione, mi dai la tua e.mail? La mia è emeusebi@eusebimarketing.com così gli altri amici del blog non si annoiano,

    grazie, Emiliano

  16. erman | 18 gennaio 2008 19:18 | Rispondi

    ragazzi le vostre teorie sono tutte molto interessanti.personalmente non credo che l’elezione di obama cambiera’ le cose,lo stesso obama ha votato misure di forte restrizioni civili,e poi in ultima analisi,seguendo anche il consiglio di Alessandro,mi rendo conto che spesso i democratici ne hanno combinate di ben peggiori.mi trovo molto in linea con l’analisi di Destrosio,e sono certo che obama continuera’ su questa linea.quindi meglio augurarsi una vittoria repubblicana!!!!!

  17. Alessandro Vigilante | 18 gennaio 2008 20:19 | Rispondi

    @erman, in veritá io non conosco molto bene la storia politica interna degli USA, perció chiedevo lumi a Gennaro.
    Superficialmente posso dirti che sono sempre per il meno peggio.
    Ancor piú superficialmente e smentendo un mio precedente commento sulla “politica delle tifoserie”, io faccio un pochino piú il tifo per la Hillary. Tra primo presidente afro-americano e prima presidente donna, preferisco la seconda. Mi sembra una potenzialitá un poco piú “sorprendente”, anche perché l´altro mi sembra un po´ Calimero (“tu non sei nero, sei solo sporco”… ah! che nostalgia di Carosello!) ;-)

  18. erman | 18 gennaio 2008 21:00 | Rispondi

    Alessandro,in attesa di un commento di Gennaro,ti ribadisco la mia provocazione:spero che vinca un repubblicano perchè so cosa aspettarmi,loro non fingono.lo diceva il grande Malcolm X,che almeno dai repubblicani sapeva cosa volevano e cosa chiedevano.l’ipocrisia di gente come obama è insopportabile:leggevo l’altro giorno di un suo discorso dove diceva di rappresentare il cambiamento per l’america e per il mondo.per il mondo??dunque anche per i democratici è ovvio,matematico, che il mondo dipende dagli yankee,e noi siamo gli umili sudditi dell’Impero.

  19. Gennaro Carotenuto | 18 gennaio 2008 21:12 | Rispondi

    Io sono per cultura contrario al “tanto peggio”.

  20. Destrosio Al Magnesio | 18 gennaio 2008 21:37 | Rispondi

    erman ha scritto:
    .l’ipocrisia di gente come obama è insopportabile:leggevo l’altro giorno di un suo discorso dove diceva di rappresentare il cambiamento per l’america e per il mondo.per il mondo??dunque anche per i democratici è ovvio,matematico, che il mondo dipende dagli yankee,e noi siamo gli umili sudditi dell’Impero.
    ——————————–

    Tutto sommato se gia’ mettessero fine alla guerra in Afghanistan, all’occupazione irakena, non dichiarassero guerra all’Iran, e non armassero esponenzialmente Israele, allora sì che si trattera’ di un cambiamento in meglio per il mondo.

  21. erman | 18 gennaio 2008 22:59 | Rispondi

    ma vedete,il punto è che in questo caso non esiste il meno peggio,e non mi invento niente:kennedy,democratico,invase Cuba e tento’ in ogni modo di sabotare la lotta degli afroamericani(lo dice Chomsky,non Erman),Johnson scateno’ la criminale guerra in Vietnam la repressione di chi lottava per i diritti civili,Clinton..oddio vogliamo parlarne?bombardamenti in Iraq per distogliere l’attenzione dei media sulle sue scappatelle,l’aggressione infame alla Jugoslavia,le bombe all’uranio impoverito…no amici,io personalmente credo che l’america sara’ sempre aggressiva indipendentemente da clinton,bush,giuliani o obama.credere che i democratici non armino israele è come credere che l’Ascoli possa vincere lo scudetto,e dal pantano afgano e iracheno non si esce cosi facilmente,con un’elezione che a me sembra un lancio di monetina:testa o croce?

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