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Il migliore dei governi possibili? Continuità e discontinuità del governo Monti

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La formazione del governo Monti comporta allo stesso tempo sollievo e preoccupazione, continuità e discontinuità e sarà bene discernere tra sensazioni ed evidenze così contrastanti per valutare con serenità cosa ci aspetta.

Il sollievo e la discontinuità stanno nell’allontanamento di personaggi inetti o impresentabili dal governo del paese (a partire dal capo del governo, passando per la feccia leghista per arrivare a Frattini) e nel ripristino di un principio di autorevolezza e competenza che il governo Berlusconi ha completamente cancellato. Ciò può essere esemplificato nel passare al Rettore del più importante Politecnico italiano, Francesco Profumo dal nulla pneumatico rappresentato da Mariastella Gelmini. Comunque criticamente la si guardi la competenza è sempre "bene comune" (che non vuol dire essere d’accordo su tutto) laddove l’immagine è sempre "fatti propri" e Anna Maria, Paola ed Elsa sono infinitamente più belle di Mara, Mariastella e Michela Vittoria. Tutto ciò non è uno stravolgimento da poco in un paese accecato dal “grande fratello” e dalla videocrazia. Tutto ciò si fa anche sostanza e permettetemi di vedere nella nomina di Andrea Riccardi un cambio di paradigma sostanziale. Se i migranti non sono d’incanto da stamane portatori di diritti almeno smettono di essere un nemico da schiacciare per divenire una risorsa e, speriamo, dei cittadini. Ultima addenda: non esiste un’antinomia tra tecnici e politici per due motivi. Da un lato un tecnico ministro diventa politico e questa è una cosa banale, ma, soprattutto, non è detto (salvo che nell’Italia berlusconiana) che un politico non debba essere anche competente.

Detto ciò (la disamina che ci siamo proposti è sintetica) vi sono i motivi di preoccupazione e di continuità. La preoccupazione sta nell’ipoteca che attualmente detiene il satrapo lombardo sul governo. Qualcuno ha spiegato a Berlusconi che solo appoggiando il governo continuerà a contare e rallenterà (ma non annullerà) lo sfarinamento del partito e lui lo ha capito. Lo appoggerà criticamente, distinguerà, userà la piazza e i media e, di fronte a misure impopolari, se ne avrà la possibilità staccherà la spina non appena la memoria corta degli italiani farà cominciare i più stolti tra i nostri connazionali a rimpiangerlo. Al contrario il Partito democratico sarà incapace, per genoma fondativo e cultura politica, di appoggiare criticamente il governo. Lo sposerà con tutto se stesso. Dirigenti di peso come Enrico Letta e Dario Franceschini sembrano dei groupies che vogliono l’autografo dalla rock star dei loro sogni. Contegno, non avete mica vinto le elezioni!

Soprattutto il Partito Democratico è costretto (alternativa minestra/finestra) ad appoggiare un governo in continuità ideologica se non con il berlusconismo almeno col centro-destra dei nostri partner europei. E anche se il governo Monti è politicamente in sintonia con la maggior parte dei dirigenti e quadri del PD non è e non sarà in sintonia con gli elettori di questo. La contraddizione è tutta del PD, lo stare all’opposizione lo mascherava, l’appoggio al governo la rende stridente. Elsa Fornero –che piaccia o no- ha un’idea chiara: subito contributivo per tutti. Per gli elettori del PD è una minestra indigesta e più i dirigenti si spenderanno per fargliela piacere peggio sarà. Il tempo adesso lavora di nuovo contro il centro-sinistra, contro un’alleanza di centro-sinistra e a favore delle destre. Il PD deve essere all’altezza di sciogliere alcune contraddizioni e cinicamente differenziarsi quando sarà conveniente. Per esempio: se il governo si farà carico anche della riforma elettorale può superare l’estate e arrivare a fine legislatura. Se invece (soprattutto per volontà di Silvio Berlusconi) il porcellum resterà intoccabile, tanto vale votare in primavera. Lo capirà il PD?

Sul governo, infine, la continuità neoliberale è evidente, innegabile, rivendicata. Negli anni ‘90, in Europa  occidentale forse sarebbe stato il migliore dei governi possibili ma oggi, dopo vent’anni di fallimenti, dopo che il mondo multipolare ha reso l’Europa stessa una regione periferica, fare un governo neoliberale suona drasticamente stantio e drammatico, frutto di una cultura emergenziale nella quale i mercati hanno sempre ragione e i cittadini sempre torto. Nasce come il governo dei poteri forti, la chiesa dei potenti, le università private, la confindustria, settentrionale (vedremo se anche antimeridionale) le banche, la NATO, le grandi imprese impersonate tutte dai conflitti d’interesse e dalle indagini di Corrado Passera. Se Mario Monti non ha evitato di esporsi a critiche rispetto a tale nome è perché tale nome commissaria il governo e garantisce chi deve garantire. Tanto valeva concedere anche Gianni Letta. Essendo questo il DNA del governo siamo di fronte a due sole possibilità: il governo può avere successo risanando i conti pubblici impoverendoci, oppure può fallire impoverendoci senza riuscire a risanare i conti pubblici. Anche se il circo di Arcore ha smontato le tende è ancora inverno.

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