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Cambio di epoca in America del Sud (bilancio 2007 – prospettive 2008)

Vista in comparazione con i nostri giorni, la targa di inaugurazione dell´edificio della sede del Mercosur nella Rambla Presidente Wilson, ai margini del Rio della Plata, a Montevideo – che é datata 15 dicembre 1997 – é l´esatta espressione simbolica del cambiamento di epoca nell´attuale America del Sud. La lista dei presidenti dei paesi membri a quel tempo, in relazione a quelli di oggi, fa ricordare al visitante l´espressione coniata dal presidente dell´Ecuador Correa, che – ottimista – arriva a parlare di fine della lunga e triste notte neoliberale nella regione.

Nella targa del 1997, figura l´anfitrione, Julio Sanguinetti del liberale Partito Colorato uruguagio, l´ultraliberale Carlos Menem, per l´Argentina; Fernando Henrique Cardoso, per il Brasile; Juan Carlos Wasmosy, colorato di destra, per il Paraguay; l´ex-dittador Hugo Banzer, per la Bolivia, che allora si era convertito al neoliberalismo radicale; e finalmente, Eduardo Frei, democristiano di centro-destra, presidente del Cile.

Non figurano nella targa, ma fanno parte della lista dei presidenti sud-americani di allora, il peruviano Alberto Fujimori, attualmente sotto processo in Perú; per l´Equador, Fabian Alarcon, un interino, prodotto di una soluzione incontrata tra una deposizione e l´ajtra che si succedettero in quel paese per anni; per la Colombia, il liberale Ernesto Samper; e per finire, per la Venezuela, il democristiano del Copei, Rafael Caldera.

Appena 10 anni dopo, nella lista dei dieci sud-americani, solo la Colombia di Uribe ed il Perú di Alan Garcia – quest´ultimo recentemente convertito – permangono ideologicamente nella lista anteriore, conservatrice e neoliberale. Questo é il segnale dei nuovi tempi nel continente.

Con la vittoria dei governi di stampo progressista e con una certa ascenzione delle lotte popolari e sociali in tutta la regione é possibile affermare che tutta l´America del Sud si trova di fronte alla questione del “cambiamento di epoca” come fattore fondamentale della scena politica o, in altre parole, di come transitare dal ciclo anteriore (neoliberale) ad un nuovo ciclo. Cosí, la lotta per il cambiamento, in distinti ritmi e gradazioni, é la marca e l´espressione della tendenza democratica e progressista, con differenti espressioni di anti-imperialismo e di contestazione dell´ordine mondiale, nel segno della multipolaritá.

La lotta per l´integrazione sud-americana registra passi positivi nel 2007, anche se con una velocitá insufficiente. Il Mercosul, nucleo piú sviluppato dell´integrazione, come abbiamo indicato, giá non é piú lo stesso del 1997, ma é pressionato a rendere effettiva in maniera piú accelerata la nuova agenda dei governi progressisti, il cui centro é la diminuzione delle asimmetrie regionali per la promozione della industrializzazione, della complementazione produttiva e dello sviluppo economico. Questo é il suo stadio attuale e tre risultati importanti sono stati raggiunti nella lotta per l´integrazione in 2007.

Primo, nella Cupola energetica sud-americana realizzata nell´Isola Margarita, in aprile – che ha istituito l´Unione delle Nazioni Sud-americane (Unasul), la decisione di mettere al centro dell´integrazione la questione energetica, cioé la convergenza delle distinte matrici energetiche come base della superazione delle asimmetrie.

Secondo, la firma degli atti della costituzione del Banco del Sud a Buenos Aires, alla vigilia della proclamazione della presidente Cristina Fernandez. Sicuramente, al materializzarsi, la creazione del Banco del Sul é un evento di grandi dimensioni, effettivamente contrastante con il ricettuario neoliberale, futuro strumento per il finanziamento dell´integrazione sud-americana e base per una futura convergenza delle politiche macroeconomiche e per una moneta unica regionale.

Terzo, l´effettiva entrata in funzionamento del Parlamento del Mercosul, con sede in Montevideo, le cui prime elezioni dirette si dovranno tenere nel 2010.

Dal punto di vista di ognuno dei paesi membri, la lotta per il cambiamento é il segno dell´attuale congiuntura. É il caso del Brasile, dell´Argentina e dell´Uruguay, paesi governati da ampie coalizioni di centro-sinistra che tentano di abbandonare il paradigma neoliberale, mantenendo nel frattempo posizioni ibride in politica economica. In questi tre paesi, il superavit fiscale e la difesa della stabilitá sono combinati con un certo riscatto del protagonismo e della iniziativa statale, diretti a promuovere i temi dello sviluppo economico e sociale.

In Venezuela, Bolivia e Equador, troviamo due segnali comuni: il tentativo di “rifondazione dello Stato”, attraverso e soprattutto a partire dalle Assemblee Costituenti e dalla proclamazione, nei tre casi, per conto delle rispettive lideranze, di obiettivi di transizione al socialismo.

In Venezuela, la recente sconfitta nel referendum costituzionale, che proponeva una osata e ampia proposta, limiterá, per lo meno per adesso, la “velocitá” della rivoluzione bolivariana. Le cause sono varie, vanno dalla alta astenzione della base chavista, fino alla polemica quanto all´opportunitá tattica, il merito e la forma di alcune proposte. Ma gli sviluppi di questa sconfitta, come osservano i comunisti venezuelani, potrá rendere possibili migliorie e correzioni – e questo é compito essenzialmente dei rivoluzionari venezuelani – nel processo di costruzione del socialismo del secolo XXI.

La Bolivia é oggetto di grandi tensioni nella lotta per il cambiamento. Nella disputa tra Costituente versus autonomie regionali sono presenti progetti antegonisti del paese, i cui sviluppi minacciano l´unitá territoriale e la stabilitá democratica. Diamo atto alla positiva attitudine del Brasile che, in questo scenario, annuncia investimenti di un miliardo di dollari nel paese, con un messaggio chiaro in appoggio al governo del cambiamento di Evo Morales – ed in risposta all´isteria della destra brasiliana all´eposa della nazionalizzazione del gas (maggio 2005). In Bolivia, di fatto nel 2008, il popolo entrerá in scena per decidere il contenzioso in per lo meno quattro votazioni: sulla nuova Costituzione, sugli statuti economici, sulla proposta di limitare i latifondi e nel referendum che permette la revoca del mandato presidenziale e dei governatori dei dipartimenti.

In Equador, che ha concluso l´isitutuzione della Assemblea Costituente, non tarderanno ad apparire i conflitti con l´opposizione oligarchica, che finora é stata sconfitta pesantemente dal popolo nelle elezioni della Costituente. Nella misura in cui saranno presentate le proposte di cambiamento, inevitabilmente la reazione si reggrupperá per tentare di broccarle.

Il Paraguay elegge il suo presidente in aprile del 2008. tre attori saranno in scena: l´ex-vescovo Fernando Lugo, appoggiato dalla sinistra e da parte del centro, come il tradizionale partito liberale (PLRA); il generale Lino Oviedo, autore del frustrato tentativo di golpe del 1996 e recentemente assolto dalla giustizia paraguaia, con il chiaro obiettivo di dividire l´opposizione; e finalmente la ex-ministra dell´educazione Blanca Ovelar, del movimento progressista colorato, candidata dell´atuale presidente Nicanor Duarte. Resta da sapere come si comporterá la destra di Luis Castiglioni, ex-vice di Nicanor e difensore dell´uscita del paese dal Mercosul, dopo aver perso le elezioni interne del governista Partito Colorato.

Anche in Cile, Colombia e Perú – i tre paesi sud-americani che hanno firmato Trattati di Libero Commercio con gli USA – la lotta per il cambiamento é il segnale piú forte.

In Cile, la sempre maggiore evidenza del fracasso del modello neoliberale in vigore da piú di tre decenni fa esplodere manifestazioni e scioperi periodici e la presidente Michele Bachelet, del Partito Socialista, incontra molte difficoltá nell´avanzare in direzione di una democratizzazione del paese.

In Colombia, Uribe é sempre piú pressionato a moderare la sua politica di sicurezza su posizioni fascistoidi ed aprire negoziazioni con le FARC ed altri gruppi rivoluzionari, ma é ancora fermo sulla sua posizione di “linea dura”, cosí come piace a Washington. Intanto é da registrare l´importante vittoria del Polo Democratico Alternativo, una coalizione di centro-sinistra, nelle recenti elezioni municipali.

Infine, in Perú il quadro é marcato di recente dalla approvazione del TLC con gli USA e dal processo a Fujimori, in uno scenario di crescenti lotte sociali e popolari.

La sconfitta della riforma costituzionale in Venezuela e l´attuale crisi politica in Bolivia sono i fattori quindi piú preoccupanti che marcano la controffensiva della destra locale in combutta con gli interessi dell´imperialismo nordamericano e danno il segnale delle lotte che si intensificheranno nel 2008 tra le forze reazionarie e quelle che pretendono di avanzare nei cambiamenti in direzione del progresso, della democratizzazione e della conquista del protagonismo per conto delle masse popolari dell´America del Sud.

(Articolo pubblicato originariamente sul giornale “La Classe Operaia”, organo del Partito Comunista del Brasile, come bilancio del 2007 e prospettive per il 2008)

Autore: Ronaldo Carmona, membro della Commissione delle Relazioni Internazionali del Comitato Centrale del Partito Comunista del Brasile (PCdoB).

Pubblicato in data 11/01/2008 in: http://www.vermelho.org.br/base.asp?texto=30867

Tradotto e adattato in italiano da Alessandro Vigilante

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