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Renato Brunetta e il Censimento sui computer fantasma

Il Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione, Renato Brunetta, prende carta e penna e scrive alla Pubblica Amministrazione per chiedere, con particolare calore, ai dirigenti di far compilare in ufficio i questionari del Censimento 2011 ai dipendenti pubblici. Lo fa con carta intestata della Presidenza del Consiglio (non ne ha di sua?) ma soprattutto non si capisce bene il motivo della lettera se non per supposizioni:

1) Brunetta coglie l’occasione per far sapere al mondo e magnificare come grande innovazione il fatto che il Censimento si possa compilare anche online, WAU!

2) Per Brunetta il fine della compilazione in ufficio sarebbe la semplificazione (a casa invece è difficile), la tempestività della diffusione nonché “la riduzione del fastidio per le famiglie nella compilazione”, capirai. Inoltre la misura si renderebbe necessaria (sibillino ma non troppo) “alla luce dell’attuale dotazione di attrezzature informatiche in uso presso le famiglie italiane”. Vuole dire il Ministro che in Italia non abbiamo Internet a casa. Anche se sarebbe compito suo come ministro dell’innovazione portarcela, in realtà, secondo l’ottimo Giancarlo Livraghi, circa 21 dei 26 milioni di italiani che fanno comunque uso di Internet, dichiarano di collegarsi da casa. È pensabile che tra questi 21 milioni si trovino buona parte dei dipendenti pubblici.

3) Brunetta dà per scontato che i dipendenti pubblici abbiano un computer a disposizione al lavoro. Dimostrando di conoscere pochissimo i suoi sottoposti, crede che siano tutte mezzemaniche intente a uno stanco lavoro d’ufficio ed ai solitari in Windows e si dimostra convinto che l’informatizzazione sia arrivata ovunque. In realtà una parte ragguardevole del pubblico impiego non lavora al computer (dai vigili urbani agli infermieri agli operai dell’ANAS) o dispone di terminali non adatti all’uopo (i postelegrafonici) o non collegati. Soprattutto, i media sono pieni di articoli sui ritardi nell’informatizzazione degli uffici pubblici in Italia, dalle scuole ai tribunali, sulla scarsità e qualità dei collegamenti Internet e sull’inadeguatezza del parco computer. Insomma, in molti casi Brunetta sta invitando i dirigenti a far compilare il Censimento su computer fantasma.

4) Viene il dubbio che invitare i dipendenti pubblici a compilare il questionario in ufficio (un’ora, due ore perse? solo i loro o anche quelli del nonno?) sia parte dell’annosa polemica sui fannulloni: tanto non hanno nulla da fare, tanto almeno i precari della pubblica amministrazione sono l’Italia peggiore. Se così fosse per Brunetta, che si vantava di aver spezzato la schiena ai fannulloni, sarebbe un’ammissione di fallimento. Insomma, non è che poi diranno che i dipendenti pubblici perdono tempo a compilare il Censimento in ufficio [istigati dal ministro]?

Infine, benissimo la digitalizzazione, ma perfino i demografi storcerebbero la bocca per il trasferimento della compilazione dall’abitazione all’ufficio. Dal 1861 il Censimento serve per motivi demografici ma anche e soprattutto per censire dove e come abitano gli italiani. La casa e la famiglia sono il cuore dell’idea del censimento, se c’è il bagno, l’acqua, quante persone, chi ci dorme. Molte delle domande si riferiscono a chi vive nella casa al momento della compilazione. Chissà se il Prof. Brunetta lo sa.

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