Tremonti, anche sul Titanic alla prima classe andò meglio

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Probabilmente domani molti giornali apriranno con Giulio Tremonti che, chiedendo il voto per la sua iniqua manovra, afferma che in una crisi come questa “quando affonda il Titanic, affondano anche i passeggeri di prima classe”. Al di là di ogni considerazione sulla contingenza italiana tale affermazione è largamente infondata. Vediamo perché.

Infatti sul Titanic (alcuni conti differiscono di qualche unità ma la sostanza resta) vi furono 823 morti contro 483 sopravvissuti, quindi quasi due terzi di vittime. Se si vanno però a suddividere i passeggeri tra le tre classi scopriamo che i morti furono 121 su 322 passeggeri di prima classe, 166 su 274 in seconda classe e ben 536 su 710 in terza classe (quella che per Francesco de Gregori costava “dolore e spavento e puzza di sudore nel boccaporto e odore di mare morto”).

Basta fare due conti per capire che in prima classe perirono solo il 37% dei passeggeri. Molto peggio andò ai piani di sotto. In seconda affondarono nell’oceano il 60% dei passeggeri mentre in terza classe il 75%, tre su quattro non riuscirono a evitare la morte. Quindi i passeggeri di prima classe, vicini ai ponti e alle scialuppe, ebbero esattamente il doppio di possibilità di sopravvivere di quelli di terza classe e perfino nel celeberrimo film di James Cameron la ragazza di prima classe Kate Winslet si salvò mentre Leonardo di Caprio perì.

Va da sé che Tremonti fa lo stesso: una sforbiciatina in prima classe, a volte neanche quella, una tosatura a zero in terza classe. E qualcuno lo considera uno statista…

Dati numerici estrapolati da qui