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Bolivia, verso la strategia della tensione?

da Camminaredomandando

Il presidente boliviano, Evo Morales

Anche se non ha causato nessuna vittima, l’attentato che, poco più di una settimana fa, il 24 dicembre, ha devastato la sede centrale della Cob (la Confederación obrera boliviana) a La Paz è un segnale decisamente preoccupante. Tanto più se si considera che avrebbe potuto tranquillamente avere un esito molto più drammatico. L’esplosione è avvenuta infatti vicinissimo alla camera da letto del dirigente sindacale Pedro Montes (che vive nella stessa sede della Cob), che ha quindi rischiato di rimanere colpito dall’esplosione.

 

La ola de atentatodos llega a La Paz” titolava la Razon, il principale quotidiano boliviano, l’indomani. Lungi dall’essere un caso isolato, l’attacco terroristico si inscrive infatti in una lunga ed inquietante serie di episodi, che pongono una serie ipoteca sulla democraticità e la pacificità del confronto in atto nel paese tra governo ed autoproclamatisi autonomisti della media luna.

 

La “miccia” viene innescata per la prima volta lo scorso luglio: una bomba casalinga viene lanciata da una jeep all’indirizzo della casa del costituente del Mas Saul Avalos. Poi il 22 ottobre è la volta di due ordigni che esplodono a Santa Cruz, rispettivamente presso la residenza di alcuni medici cubani impegnati in uno dei vari progetti di cooperazione tra l’isola caraibica e il paese andino e all’ambasciata venezuelana. Tutto lascia pensare a un avvertimento contro Evo Morales e la sua politica estera nel seno dell’Alba (l’Alternativa bolivariana para las americas che vede affianco alla Bolivia, il Venezuela di Chávez, Cuba e il Nicaragua di Daniel Ortega).

 

Ma la “strategia della tensione” cresce di livello nel mese di dicembre dopo l’approvazione della costituzione nel Liceo Militar di Sucre e in mezzo alle scorrerie della UJC e di gruppi parafascisti vari in giro per il paese (con l’obbiettivo di sollecitare la cittadinanza boliviana, con le buone o con le cattive, ad aderire agli scioperi convocati dai prefetti della Media luna).

 

Il 10 dicembre infatti vengono lanciate granate contro la casa dell’esponente del Mas Osvaldo Paredo: la figlia undicenne ne esce miracolosamente illesa. Il 15 è poi la volta di un attentato al sesto piano della Corte di giustizia di Santa Cruz. Infine a ridosso del Natale – malgrado la tregua invocata da Evo Morales – si registrano altri tre attentati relativamente all’Hotel “Casa blanca” di Santa Cruz (tre giorni dopo che vi avesse soggiornato lo stesso Evo Morales), all’abitazione del masista Carlos Romero e infine – come detto – alla sede della Cob di La Paz.

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