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E il dio Silvio scese sulla terra e si fece uomo

La partecipazione di Berlusconi alla trasmissione del terzo canale della Rai Ballarò è stata una sorpresa per tutti meno che per Berlusconi stesso. E’ un passo ineludibile che è anche un’ultima spiaggia.

L’accettazione del contraddittorio pubblico non è scritta in nessuna legge al mondo. Nessuna legge elettorale acclude al sistema elettorale il dibattito televisivo. In epoca pretelevisiva l’unico luogo di dibattito tra parti politiche diverse era il Parlamento che si ergeva pertanto anche a luogo della democrazia per eccellenza.

La sommatoria di tv più sondaggi più maggioritario/presidenzialismo fa sì che i politici facciano calcoli e possano liberamente scegliere se farsi indurre al dibattito con l’avversario. Ed in genere il candidato in testa non ha convenienza al contraddittorio mentre il candidato che rincorre vede nel dibattito un potere taumaturgico che in genere non ha. Ciò a meno che il risultato non sia davvero incerto o che l’etichetta del paese non faccia ritenere grave che il candidato favorito rifiuti di offrire questa opportunità a chi lo segue. E’ per esempio il caso degli Stati Uniti.

Di recente per esempio, in Uruguay, il candidato delle sinistre Tabaré Vázquez, in fortissimo vantaggio, ha potuto evitare il dibattito richiesto disperatamente dal candidato governativo Jorge Larrañaga, senza pagarne alcun prezzo politico.

Nel caso berlusconiano il rifiutare per dieci lunghi anni, senz’altro un record mondiale in democrazia, qualunque contraddittorio con l’opposizione, ha avuto una triplice valenza. Da un lato c’era quella della mancata convenienza, considerandosi in forte vantaggio sugli oppositori.
Dall’altro c’era l’arma -da lui considerata rilevantissima, ma forse non così importante se non come scusa- della delegittimazione dell’avversario. Prima con Prodi, perdendo, poi con D’Alema, quindi con Rutelli ed infine di nuovo con Prodi, Berlusconi ha creduto utile giocare la carta dell’illegittimità e della non rappresentatività dell’avversario. E’ entrato perfino a gamba tesa in campo avverso per discettare chi ne dovesse essere il candidato. Attaccando la legittimità degli avversari Berlusconi otteneva anche di sfumare la propria illegittimità, data dal conflitto di interessi e dai propri guai giudiziari.

Al terzo punto, vi è il volersi da un lato mettersi al di sopra ed oltre le parti, presentandosi -ancora! (sic!)- come uomo nuovo, uomo della provvidenza e del miracolo che non si abbassa all’agone politico che lui, come l’opinione pubblica sana, disprezza. Questa è stata una delle peculiarità di Berlusconi, un uomo che più vecchio non si può che ama farsi passare per nuovo. Tutto ciò è stato possibile solo per la congiunzione astrale del monopolio sul sistema televisivo italiano ma è forse stato finora il fattore decisivo dei suoi successi.

La sconfitta del 3 e del 4 aprile ha fatto scendere Berlusconi sulla terra. Silvio considera l’arma della sua illegittimità oramai spuntata per gli avversari. Lui c’è. Ed è costretto a rinunciare all’arma della superiorità, a lui particolarmente cara ed utile, perché è caduto il primo e fondamentale motivo del perché rinunciasse al contraddittorio.

Il 52 a 45 a favore dell’Ulivo dal quale parte la campagna per le politiche del 2006 impone quello che non è neanche più un rischio ma un’imminenza di sconfitta. E non è stato quindi per tamponare a breve termine la sconfitta, ma per un preciso obbligo strategico, che Berlusconi ha scelto di cominciare già da Ballarò. Fosse stata una scelta a breve termine avrebbe potuto continuare a tamponare con la morte del papa come velinari e sanfedisti continuano a fare. Ma quella appena iniziata martedì sera per Berlusconi non è altro che un’ultima spiaggia oramai matura.

La scelta di accettare, di scendere al contraddittorio rispetta quindi il manuale dell’uso politico dei media. Il contraddittorio non conviene e non serve a chi è in vantaggio, viene ricercato disperatamente da chi è in svantaggio. Sapendo oramai di essere sotto di 7
punti, non gli resta altra scelta. Sarà un anno di sovraesposizione nella quale forzosamente la sua immagine si modificherà e non è detto che sarà a suo favore. Ma siccome non modificandola sa di avere già perso è naturale che sia costretto a modificarla. Che l’abbia fatto così presto vuol solo dire, come è naturale, che il piano alternativo era già pronto e ragionato anche se la rinuncia è costosa.

Di più: il bersaglio della comparsata di ieri sera non era discettare con i capi del centro sinistra. Berlusconi è innanzitutto intervenuto personalmente a dibattere già da ieri, semplicemente perché La Loggia, Bondi, Cicchitto eccetera sono già stati licenziati in tronco lunedì sera.
Forza Italia -è stato patente con lo sgonfiamento dei vari Fitto- è SOLO Berlusconi. E solo Berlusconi sa venderne il prodotto. Nel momento in cui questo prodotto torna invenduto, l’ultima cosa che resta a chi ha fatto il business plan è licenziare i venditori e scendere a fare i mercati in prima persona. Sarà per lui un anno di sovraesposizione mediatica, molto clientelismo e poco governo.

Ma non è per niente detto che abbia davanti un anno. Per il bene del paese anche un giorno in meno sarebbe un giorno guadagnato ma non è detto che non ci siano conseguenze sul governo a brevissima. Tabacci dell’UDC, non è un kamikaze e seppure lo è, lo è per conto di Follini e Casini. Fini non può non rivedere il proprio di “business plan”, che ha a questo punto come obbiettivi egualmente importanti il permanere al potere e la lotta alla successione con quest’ultima che giorno per giorno, ed ancor di più di fronte alla probabilità alta di una sconfitta nel 2006, prende priorità. Chi scende per primo dalla nave che affonda?
Berlusconi chiede ai suoi 12 mesi di carta bianca. Non è sicuro che AN e UDC possano permettersi di darglieli. Hanno a malapena tenuto e le spoglie di Forza Italia sono andate verso l’astensione proprio mentre il centro sinistra -con la provocazione Vendola- scongela una parte della sua astensione. Sull’altro fronte la Lega non è disposta a fare nessun passo indietro sulla seconda lettura della scellerata riforma della Costituzione. Di conseguenza Berlusconi deve occupare la scena oggi anche anche per sottrarla agli alleati. Ed infatti sulla seconda lettura, che in questo momento è la chiave di tutto, Alemanno a Ballarò ha rinculato.

Alla sua prima uscita “pubblica” dopo dieci anni Berlusconi non è andato né male né bene. Ripete le stesse bugie di sempre e le sa ripetere bene, anche se il contraddittorio, lo scendere sulla terra, non può che indebolirlo. Da solo con Vespa e il tavolino di ciliegio lui contava sul poter dire sciocchezze, sul promettere il ponte Terra-Luna, sul millantare che la televisione fosse in mano alle sinistre e non avere mai nessuno a ribattere. Adesso deve accettare che qualcuno ribatta e forse scoprirà che non è un handicap così grave. E’ veramente bravo. Rutelli -mediocre come sempre- gli ha praticamente chiesto scusa per la lista di improperi letta da Berlusconi. Questo è stato geniale a riprendere d’Alema quando questo si è lasciato andare al tono da comiziante. E’ chiaro che la corda dell’imbonitore suona ancora meno stantia di quella del politico vecchio stampo e questa è una carta che resta nelle mani di Berlusconi. In fondo è la sua parola contro quella dell’avversario. Di più, lui solo è riuscito a insultare e allo stesso tempo scandalizzarsi per gli insulti altrui. Gli altri erano abbastanza imbarazzati dalla sua presenza. Fossi stato in Rutelli gli avrei ricordato che quel contraddittorio arrivava con quattro anni di ritardo. Berlusconi giocava in trasferta, ma poteva contare sull’arma del contropiede. Anche Alemanno, nella parte di quello che deve smarcarsi ma non troppo non è andato male.

E’ stato spesso pungente con Rutelli e d’Alema ed è stato efficace nello smarcarsi da Berlusconi quando questo l’ha stretto sul programma solo nordista sul quale vuole continuare imperterrito la legislatura. Era quello che volevano sentire in Via della Scrofa. Se la seconda lettura è uno scoglio rischiosissimo, Alleanza Nazionale non può prescindere se vuole riposizionarsi da una terza lettura altrettanto importante, quella in chiave clientelare della prossima finanziaria. A questo punto il centro sinistra avrebbe perfino convenienza a velocizzare la seconda lettura il più possibile ed andare a referendum prima della Finanziaria. Tutti i nodi verrebbero così al pettine.

Ci attende un anno di onnipresenza berlusconiana e dovremmo farcene una ragione anche perché se dovesse perdere poi le politiche la ricompensa sarebbe il ritiro immediato dalla politica. Per Berlusconi la scelta di ieri sera deve essere personalmente costata moltissimo perché ha dovuto rinunciare dopo dieci anni allo stare al di là del bene e del male. E’ veramente l’ultima spiaggia, ma è più pericoloso che mai, sia politicamente che mediaticamente.

In ogni caso il vero trionfatore della serata è stato Giovanni Floris. Stupisce il manico di questo poco più che trentenne che quand’era a Nuova York sembrava un allineato e coperto o poco più. Non ha affondato fendenti contro Berlusconi, come spesso fa contro animali come Tremonti, ma ieri è diventato un anchor man di prima grandezza. Complimenti.

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