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Le due facce della Bolivia

di Diletta Varlese su Andinamedia

16/12/07 Santa Cruz de la Sierra: Ieri la Bolivia si è svegliata con due facce. A La Paz, la capitale, si festeggiava la nuova costituzione e la conclusione dei lavori dell’Assemblea Costituente: in pompa magna, in Plaza Murillo, sede del palazzo di governo.
Il presidente Evo Morales, tutti i suoi ministri, le autorità dello stato, e le forze armate al completo, presenziavano in prima linea alla sfilata delle 32 nazioni indigene del paese che accolgono il nuovo testo costituzionale. La piazza, gremita, era vestita di colori e suoni tradizionali, provenienti sia dalle regioni andine che dalle aree tropicali e amazzoniche.
Sembrava la Bolivia di sempre, dei giorni di festa. Ma nelle ricche e prospere terre d’oriente, a Santa Cruz de la Sierra, era un giorno molto diverso. Ieri il dipartimento e la regione di Santa Cruz dichiaravano ufficialmente il proprio statuto di autonomia regionale: perché, secondo le autorità locali, la costituzione non tiene conto delle istanze della cosiddetta Media Luna, composta dalle sei regioni, i cui governatori si oppongono al governo di Morales.
Le sei regioni richiedono la quasi totale gestione della propria economia, delle risorse naturali, degli idrocarburi, della giurisdizione e delle istituzioni politiche. E la dichiarazione di ieri suonava come una presa di posizione nei confronti della nuova carta costituzionale.
Ma sia la costituzione celebrata a La Paz, che lo statuto di autonomia dichiarato a Santa Cruz dovranno essere approvati da due referendum popolari, che si terranno entro 90 giorni.
Nella piazza 24 di Settembre, nel centro di Santa Cruz, si ritrovavano gruppetti di persone, vestite di bianco e di verde, i colori dello scudo della città. Ovunque venivano issate bandiere che reclamavano «Autonomia! Ya Somos Autonomos!», siamo già autonomi.Nella sede dell’assemblea per l’autonomia si leggevano i 157 articoli dello statuto uno ad uno. Quelli presenti all’assemblea erano visi molto diversi da quelli dei rappresentanti del governo Morales.
La classe politica cruzeña è composta da gente blanca, con la pelle chiara, di classe media. La presenza indigena, ieri, era nettamente minore: solo tre donne portavano un cartello con la scritta «anche noi appoggiamo l’autonomia», avevano un’aria sperduta e poco convinta, ma facevano «presenza», perché non si potesse dire che Santa Cruz, «l’autonoma», fosse razzista ed escludesse gli indigeni.
Sui muri della città, numerose scritte minacciavano di morte il presidente Morales. Nella piazza principale, intanto, si stavano smantellando le installazioni che avevano ospitato per due settimane lo sciopero della fame degli abitanti in appoggio all’autonomia. A scioperare, sono stati soprattutto giovani studenti delle migliori università della città, l’ordine degli avvocati, degli ingegneri, comitati civici, casalinghe e i pensionati: tutti orgogliosamente Camba, come si definiscono le popolazioni dell’oriente boliviano, a differenza dei Kolla andini, considerati un po’ alla stregua dei nostri «terroni». I rimandi con i movimenti secessionisti italiani sono anche molti altri. La croce celtica, di colore verde, è il simbolo della bandiera e della città. Rolando Schruppe, discendente di migranti tedeschi, la porta fiero sulla giubba militare. Saluta con un «camerata» i suoi amici della Brigata per l’autonomia. «Volevamo l’indipendenza – dice – ma abbiamo ottenuto solo l’autonomia. Anche se nel cuore di ogni Camba c’è il sogno della Repubblica Federale di Santa Cruz».
Nella sede dell’Assemblea per l’autonomia prosegue intanto la lettura degli articoli del nuovo statuto. L’argomento terra e gestione delle risorse rinnovabili e non rinnovabili è il punto fondamentale. Produzione, vendita e profitto delle suddette deve restare nelle mani della regione, per migliorare la qualità di vita dei suoi abitanti. Santa Cruz è la regione più ricca di gas di tutta la Bolivia, a cui fornisce il combustibile. Qui si trovano le sedi delle più importanti compagnie multinazionali come la brasiliana Petrobas e la spagnola Repsol. Inoltre, le tenute dei pochi proprietariterrieri della regione sono veri latifondi, carichi di denunce di schiavismo nei confronti delle popolazioni originarie che vi lavorano.
Ieri, tutto pareva tranquillo, a parte un presunto attentato al sesto piano del palazzo di giustizia, che non ha provocato danni. I politici locali hanno ripetuto che non intendono occupare le istituzioni del governo centrale, le caserme di polizia. Dicono di voler restare nel percorso democratico che porta all’approvazione referendaria dello statuto, anche se le falangi piu estremiste fremono e l’appoggio popolare è forte: «Siamo pronti», diceva Schruppe: «Se non ci daranno l’autonomia ce la prenderemo con la forza».
Nessuno vuole la guerra di secessione. La ricca Santa Cruz vuole restare tale, e una guerra brucerebbe tutta la sua ricchezza. Meglio un percorso lento, graduale e pacifico, dicevano. Ma Santa Cruz rappresenta anche l’80% delle entrate del paese, e il governo ha dichiarato incostituzionale lo statuto dell’autonomia.

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