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Cesare Battisti e la mancata estradizione di Lula

La decisione del presidente brasiliano Lula di non estradare Cesare Battisti in Italia è, nella sostanza, sbagliata. Al di là dei drammatici casi dei Cucchi e dei Bianzino è ragionevole che la sorte carceraria di Battisti non sarebbe peggiore di quella che gli toccherebbe in molte carceri brasiliane e che non rischierebbe la vita rientrando in Italia. E’ altrettanto consolidato il fatto che, sia pure con una serie di ombre, la democrazia italiana seppe affrontare sul piano penale e non su quello della violazione di massa dei diritti umani il cosiddetto terrorismo rosso ben più di quanto fece, per omissione, rispetto a quello nero. Inoltre, al di là di ogni ragionevole dubbio i molteplici processi e i vari gradi di giudizio nei quali Battisti fu condannato all’ergastolo, non possono essere liquidati con un’alzata di spalle come quelle che sembrano ispirare i difensori, in genere francesi, di colui che ingiustamente è omonimo dell’Eroe socialista e irredentista impiccato nel Castello del Buon Consiglio a Trento dal morente impero austriaco. Detto ciò è importante analizzare i motivi della mancata estradizione e riflettere sulla canea antibrasiliana che si sta scatenando in queste ore in Italia.

La decisione sbagliata del governo di Brasilia è ispirata da almeno tre fattori che vanno considerati e valutati nella giusta ottica. In primo luogo vi è l’infima credibilità della quale gode in America latina e nella maggior parte del mondo civile il governo del bunga-bunga presieduto da Silvio Berlusconi. In particolare il trattamento disumano dei migranti, voluto da politici come quelli della Lega Nord (ma condivisa anche da fiancheggiatori di centro-sinistra come Piero Fassino) che al di fuori dell’Italia non può essere liquidato in maniera diversa che “fascista”. Ciò getta una luce sinistra che impone riflessioni sul rispetto dei diritti umani in Italia ad un governo serio come quello brasiliano. Se per centinaia di volte informative diplomatiche e notizie pubblicate dalla stampa estera hanno testimoniato dei raid nei campi Rom, dei respingimenti in alto mare e dell’insicurezza giuridica e fisica dei richiedenti asilo in Italia, come può il Brasile continuare a considerare l’Italia uno stato di diritto al quale affidare a cuor leggero un detenuto destinato al carcere a vita?

Inoltre se il governo Berlusconi, per motivi di pura inadeguatezza ideologica, in questi anni ha sempre scelto di osteggiare il Brasile nei molteplici conflitti che hanno opposto questo paese agli Stati Uniti, preferendo non riconoscere mai al paese latinoamericano lo status di potenza globale da questo raggiunto, e rinchiudendosi nella passatista presunzione che in qualunque controversia Washington abbia sempre ragione, non si può poi aspettare dei trattamenti preferenziali. Il dettaglio sulla scarsa attenzione di Berlusconi verso il Brasile, molto meglio la Russia e la Libia, è così evidente da far pensare che il suo governo abbia da tempo preferito capitalizzare gli effetti mediatici della mancata estradizione (la sinistra, da Lula ai ricercatori sui tetti, è sempre terrorista) piuttosto che lavorare seriamente per ottenerla.

Infine politici come Tarso Genro o lo stesso Lula sentono come proprio il contesto nel quale i crimini di Battisti sono stati compiuti. Appartengono ad una generazione che è stata incarcerata, torturata, deportata, assassinata per le proprie idee indipendentemente dall’averle o no difese con le armi. E’ una generazione che ha visto mille volte fabbricare dagli apparati repressivi dello Stato false prove e imbastire processi politici che si concludevano con immancabili condanne. Quello brasiliano resta però un errore di prospettiva. Di là c’era una generazione rivoluzionaria che usò la violenza contro dittature genocide che estradavano i prigionieri senza carte bollate e rogatorie coi voli della morte e il Piano Condor. Di qua, Battisti e la stagione del terrorismo post-Moro, c’era una generazione nichilista nella quale la violenza era più il fine che il mezzo.

E’ difficile far capire ad un italiano, vittima di un’informazione italocentrica, che quella su Cesare Battisti è una decisione marginale per il grande Brasile e per Lula che esce dopodomani dal palazzo di Planalto col 90% di approvazione lasciando a Dilma Rousseff il compito di completare la sua opera di affrancamento storico del Brasile dal suo destino di dipendenza. E’ però necessario che, chi vuol capire e non solo lanciare anatemi probabilmente carichi di pregiudizi uguali e contrari di quelli che viziano la decisione brasiliana, si sforzi di accettare che il presidente Lula non passi notti insonni per un caso a lungo sulle prime pagine di un partner non primario come l’Italia. E’ poi assurdo sia pensare che non estradando Battisti il Brasile paghi un prezzo alla Francia (ne ha scritto “Libero” col consueto sprezzo del ridicolo) sia che possa essere preoccupato dal tardivo annuncio italiano di rappresaglie politiche e commerciali o addirittura da manifestazioni di piazza antibrasiliane, magari con tanto di falò rituale della bandiera verde-oro.

La fine del 2010 se ne va dunque con un’ondata di furore anti-brasiliano in Italia. Il Brasile se ne farà una ragione, se mai se ne interesserà. Quello che stride allora è l’incongruenza rispetto ad altri paesi ed altri terroristi (neri) mai estradati in Italia e che hanno vissuto per decenni in paesi nostri alleati che però non si fidavano della giustizia italiana.

La Spagna democratica negò per ben due volte l’estradizione al fascista Carlo Cicuttini, autore materiale della strage di Peteano con la quale fece saltare in aria tre giovani carabinieri nel 1972. Cicuttini si rifugiò in Spagna, beneficiando dell’aiuto diretto di Giorgio Almirante, e lì restò per ben 26 anni insieme a decine di neofascisti tra i quali spiccava Stefano delle Chiaie. Anche per l’ordinovista Delfo Zorzi il Giappone non concesse mai l’estradizione.  Nel 1995 la Svizzera non estradò il venerabile gran maestro Licio Gelli, che perciò evitò di essere processato in Italia per il reato di cospirazione politica. Il terrorista dei NAR Massimo Morsello, pur condannato in Italia a 8 anni e 10 mesi, rimase tranquillamente a Londra già che Scotland Yard rifiutò l’estradizione per “insufficienza di prove” rispetto a quella che per Roma era invece una condanna processuale per atti terroristici. Londra negò l’estradizione anche per Roberto Fiore e altri tre neofascisti tanto da far considerare sia la capitale inglese che Madrid dei santuari per i terroristi di destra coinvolti in molteplici fatti di sangue.

E’ dunque inspiegabile, a meno di non far peccato e pensar andreottianamente male e dubitare della buonafede dei politici e dei media italiani, il perché la mancata estradizione di Cesare Battisti, o della brigatista rossa Marina Petrella dalla Francia o di Alessio Casimirri in Nicaragua, causino infinitamente più attenzione mediatica ed indignazione rispetto al silenzio con il quale sono stati in passato accolti casi analoghi di governi stranieri che consideravano inadeguate le garanzie processuali per terroristi neri. Sarà che questi ultimi sono sempre innocenti fino a giudizio definitivo (e oltre…) mentre quelli rossi sono sempre colpevoli fin dal primo avviso di garanzia? Oppure sarà necessario che l’Italia si interroghi davvero sul proprio sistema penale e sul perché causi tanti dubbi in differenti democrazie amiche e alleate. Altrimenti, a leggere i giornali, dovremmo spiegare il caso Battisti con la stranezza che a Londra, Madrid, Tokio o Berna è concesso schiaffeggiarci mentre a Parigi e ai terzomondisti di Brasilia no.

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6 Responses to Cesare Battisti e la mancata estradizione di Lula

  1. jacopo 30 Dic 2010 at 16:29 #

    Per quanto riguarda il trattamento della giustizia, beh, questo governo fatto di pluri inquisiti e picchiatori impuniti, con leggi ad personam, che inventa anarchici bombaroli e mostra i muscoli bastonando i pastori sardi, che somiglia molto all’Argentina di Meném e alla “Ley de obedencia debida”, non ha nulla di che vantarsi. Il Brasile ha un cono di luce puntato sopra solo quando si parla di calcio, di ex terroristi, di mafiosi e di garotas abbronzate. Sono andato a ripescare articoli precedenti che già prima di oggi mi avevano accapponato la pelle: siamo stati capaci di ospitare nella nostra capitale Priebke e di farne un pensionato di lusso, permettere di insegnare nelle nostre università criminali torturatori argentini e cileni delle passate dittature fasciste, “assolvere” e invitare a Verona personaggi come Monsignor Laise, nel nome di Dio. Sui cinque cubani accusati di terrorismo in carcere a Miami nessuno parla, nessuno sa. Eppure Luis Posada Carriles, Orlando Bosch, Santiago Alvares sono liberi, terroristi “buoni” unti dai narco-dollari americani. Sulla Stampa sto seguendo un botta e risposta sul caso Battisti ma dei cinque di Cuba scrivi solo tu, il Gramna e Gianni Minà. Il resto è un omertoso silenzio. Ma si sa, l’Italia è una serva degli Stati Uniti. Noi ci limitiamo a strumentalizzare la notizia di Battisti, che gode, piaccia o no, di un trattato di estradizione ed è giustissima la tua osservazione. Scrivere, pontificare… senza pensare che il più pulito dei nostri dipendenti in parlamento ha la rogna allo stato terminale. Un paese come il nostro, dalla democrazia traballante sorretta da una dittatura di bassa intensità, dovrebbe solo rimanere muto nel suo ruolo di eterno patteggiatore. La neoglobalizzazione partorisce nuove forme di ricatto salariale, con gli operai strangolati da un regime da latifondo, da finca o da fazenda, fate voi. Mi piacerebbe che uno dei nostri cosiddetti esponenti si mettesse la tuta e andasse al banco anche solo un giorno!

  2. leonello carlo boggero 30 Dic 2010 at 21:30 #

    Mi spoglio da italiche ideologie ed emozioni sul specifico caso Battisti e mi rivesto da Brasiliano:
    ma come puo’Palazzo Chigi, sotto questa vergognosa presidenza , parlare di grave violazione del Brasile nel rifiutare l’estradizione?.
    Ma come puo Palazo Chigi,sotto la presidenza dell’amico-fraterno di Putin,?ukaszenko e Ghedafi , parlare di “motivazioni inaccettabili” ?
    Come puo’ il Paese che ha in Parlamento condannati in appello per mafia criticare il mio Paese che si attiene alle proprie leggi in materia di estradizione.
    E poi sembra che il Bel Paese del garantismo si dimentichi le piu’ semplici regole sull’estradizione. Perché praticamente in tutti i paesi del mondo, dittature incluse, la condanna in contumacia, di fatto in assenza di possibilità di difesa, è considerata una violazione dei diritti dell’imputato, e in caso di arresto del contumace il processo si ripete.

  3. leonello carlo boggero 31 Dic 2010 at 20:36 #

    SALVATORE CACCIOLA RINGRAZIA LO STATO ITALIANO.

    Ma guarda quanto si spende il Presidente della Repubblica, scrive a Lula, esprime amarezza, ma se questa energia la spendesse contro i condannati(in appello) per mafia seduti nel suo Parlamento, contro un Premier-tycoon vergogna per tutti noi Italiani all’estero(voi in Italia siete ormai assuefatti e contaggiati dalla “Sindrome di Arcore” ).
    Italiani brava gente e memoria corta, tutti fanno a gara a criticare il Brasile per il no all’estradizione di Battisti,ma qc dei politici italici (Napolitano appunto in testa) si ricorda della mancata estradizione del banchiere fraudolento S.Cacciola ?
    Ex bombaroli di sx, manganellatori di dx, qua-qua-ra-qua di qua e di la’(fa anche rima) dell’emisfero parlamentare.
    Napolitano?
    Ma forse e’ un ononimo del trentunenne che nel ’56 diceva “L’Unione Sovietica, sparando con i carri armati sulle folle inermi e facendo fucilare i rivoltosi di Budapest, avrebbe addirittura contribuito a rafforzare la Pace nel mondo”.
    Di Pietro?
    Ma e’ forse e’ un ononimo di quello che voto contro la proposta di legge per istituire una commissione di inchiesta sul G8 di Genova.
    Su La Russa soprasiedo, non merita la mia considerazione.
    Fini,ex elogiatore del Duce,pupillo di Almirante, parla di “motivazioni inaccettabili”,e’ accettabile che lui per 16 anni e’stato alleato del corruttore di Arcore, di Dell’Utri, del massone Cicchitto, del Bossi sfregiatore della bandiera Italiana.Potrei continuare ,ma concludo che l’Italia e’ il Paese degli spot, dei pressapochismi,dei voltagabbana degli eticchettatori, dei provinciali che sono fieri che un dittatore-golpista (Micheletti) sia originario della propria citta’ come quelli che di risposta lo etichettano…
    Anche nella sostanza e’ giusto il no di Lula,
    anche se solo per rivalsa alla mancata estradizione di Salvatore Cacciola.
    In finale,dall’alto dei miei 60 anni incensurati ed incensurabili dico che Battisti mi stava sulle ba..e fisicamente e politicamente.

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