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RAI, Radio1, Pianeta dimenticato, NON si fa complice dell’impunità in Argentina

Post aggiornato il 7 novembre 2007 La storia che leggerete qui sotto è la prima puntata di un episodio che testimonia come il giornalismo partecipativo può produrre migliore informazione e perfino riparare a guasti già prodotti. Quando i media tradizionali non sono in malafede, la sinergia tra questi e i media partecipativi rende un buon servizio all’informazione stessa alla verità, alla democrazia e alla giustizia. Da qui prosegue il post dello scorso primo novembre e sotto continua l’aggiornamento in positivo.


La trasmissione di stamane di Pianeta Dimenticato di Radio1 Rai, che per statuto dovrebbe preoccuparsi di fare emergere le tragedie del Sud del mondo a volte invece diventa porto delle nebbie. La trasmissione di stamane è stato un perfetto esempio di sicariato informativo. Un rivoltante servizio di Alver Metalli sostiene la vergognosa ed infondata tesi che i processi per violazioni dei diritti umani (alcune centinaia in un paese di 38 milioni di abitanti) starebbero intasando la giustizia argentina bloccandone il funzionamento.Il servizio è andato avanti per minuti sproloquiando su quanti soldi e tempo stiano facendo perdere i processi contro sequestratori, torturatori, stupratori e assassini e quanto bene ha fatto l’ex presidente Carlos Menem con le leggi dell’impunità che hanno fatto risparmiare un sacco di soldi. La trasmissione non è ancora online, ma lo sarà tra poco a questo indirizzo.Anche se servirà a poco, chi vuole può manifestare il proprio ripudio a questa evidente gioco di sponda e complicità tra il servizio pubblico e i torturatori della dittatura argentina all’email al direttore di Pianeta Dimenticato Gianfranco d’Anna, e al direttore del Giornale Radio


Anche se servirà a poco, avevo scritto. Sbagliavo perché invece è servito a moltissimo denunciare l’impresentabile servizio di Alver Metalli trasmesso da Pianeta Dimenticato lo scorso primo novembre. Devo ammettere che mi ha sorpreso in positivo il fatto che tanto il direttore del Giornale Radio, Antonio Caprarica come il vicedirettore Gianfranco d’Anna, abbiano preso immediatamente sul serio la denuncia partita da chi scrive sul servizio di Metalli. Sono stato immediatamente contattato dal vicedirettore Gianfranco d’Anna, che ha convenuto sulla gravità dell’episodio. Come i lettori sanno e un archivio di quasi 1.500 articoli testimonia, sostengo da anni che i nuovi media e Internet in particolare aprano possibilità di sinergia con i media mainstream se e quando questi non siano succubi di una “doppia fedeltà” che impedisca loro strutturalmente -purtroppo succede- di fare informazione. La RAI, Pianeta Dimenticato, come La Repubblica o qualunque altro media mainstream, sono stati elogiati o criticati seguendo la sola linea della valutazione oggettiva del caso, senza alcuna prevenzione né personale né di testata. E allora in questo caso mi fa piacere ammettere che NON è vero che la RAI, Radio1 Pianeta Dimenticato, si siano fatti complici dell’impunità per i crimini contro i diritti umani in Argentina. L’azione della cittadinanza mediaticamente attiva, in questo caso dei lettori-autori di questo sito unita all’onestà intellettuale che nella fattispecie devo riconoscere ai dirigenti RAI coinvolti che non hanno avuto alcuna titubanza nel riconoscere che qualcosa di grave fosse successo, hanno fatto sì che se il danno gravissimo causato da Alver Metalli sia stato in qualche modo arginato.Ne è scaturita, tra le conseguenze, una trasmissione intervista dello stesso d’Anna a chi scrive, nella quale viene fatto il punto (nei tempi e nelle forme di Pianeta) sulla situazione attuale dei processi per violazioni dei diritti umani in Argentina. Un sistema giudiziario in grado di condannare assassini e torturatori è l’unica garanzia che la notte della dittatura non possa tornare. La trasmissione andata in onda stamane è già online sul sito di Pianeta Dimenticato.

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