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Un vero film racconta una storia vera

“Cronaca di una fuga”

Loro Piceno è un paesino famoso per il vino cotto, in provincia di Macerata. Da questo paese sono partiti nel secolo scorso, verso l’america del sud, tanti suoi cittadini tra questi, i Tamburrini.

Dopo tanti anni, un discendente , Claudio Tamburrini , ha avuto dalle mani del sindaco, oltre che la solita bottiglia di vino cotto, una pergamena che attesta la sua qualità di cittadino onorario. Ma tale onore non gli è stato conferito in quanto professore di bioetica alla facoltà di filosofia all’Universita di Stoccolma, ma bensi, in quanto protagonista di una felice fuga di un campo di concentramento durante la dittatura neofascista argentina.

Una telecamera, como qualsiasi altro strumento o arma, puo essere usata in vari modi. In una cronaca cosi drammatica è facile cadere nel racconto vendicativo. Per questo è importante sottolineare che in questo caso si trata di un “vero” film, perche il regista , seguendo alla lettera le intenzioni del libro scritto dal Tamburrini, riesce non solo a dare una scala di griggi molto vasta, ma propone domande , s’interroga sugli origini di tanta agressività.

Chi, come me ha vissuto queste storie in prima persona, sa che l’unica uscita è sempre in avanti, e per che cosi sia bisogna capire, approfondire. Per questo vi raccomando la visione di “Cronaca di una fuga” diretto da Israel Adrian Caetano, e la lettura di alcune interviste al protagonista che si possono trovare in rete.

Importante l’articolo :

La grande “Fuga” dai percorsi segnati

di Andrea Olivieri

“E’ possibile immergersi nel racconto storico di un epoca buia e crudele e uscirne presentando un film che rifugge dai cliché del cinema politico, che intreccia il thriller psicologico e il film di avventura, e che alla fine entra a sorpresa tra i venti finalisti del Festival di Cannes? “

Massa Fermana, 2 nov.

Iginio Roberto Calamita

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