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Il senso della Nazione: Oscar Luigi Scalfaro, Carlo Azeglio Ciampi, Giorgio Napolitano

presidentiNon fosse stato per il democristiano piemontese Oscar Luigi Scalfaro (1918), per l’azionista livornese Carlo Azeglio Ciampi (1920) e per il comunista campano Giorgio Napolitano (1925), probabilmente l’Italia sarebbe già caduta definitivamente in quella satrapia dell’interesse privato mascherata con le barzellette che è l’era berlusconiana, e nella dissoluzione dello Stato (non solo della Nazione) alimentata dall’odio e dalla paura rappresentato dagli squadristi in camicia verde.

All’ennesima formulazione dell’imperativo impunità per Silvio Berlusconi, il Lodo Alfano, che voleva far affondare nel suo luridume anche il capo dello Stato, il Presidente si è smarcato e ha marcato con durezza e chiarezza che o si sta dalla parte della limpidezza o si sta dalla parte del fango e che nulla, proprio nulla, è relativo. Il rinculare di Silvio Berlusconi, quell’esilarante “io non ho mai chiesto il Lodo Alfano, ritiratelo” testimonia che anche al tempo dei Minzolini e dei Riotta, si può e si deve essere al di sopra delle parti solo se ci si schiera contro la parte di chi della legalità e della Costituzione repubblicana sta facendo strame fin da quel 26 gennaio 1994, 16 anni e 9 mesi fa oramai, della cosiddetta “discesa in campo”.

Nell’insipienza delle nuove generazioni, che dalla bicamerale di Massimo d’Alema in avanti non ne hanno mai fatta una giusta, non è un caso che tre ragazzi del secolo scorso, tre persone che hanno vissuto l’abisso del fascismo e della guerra, ma anche la stagione del riscatto e della costruzione della nostra Repubblica, abbiano rappresentato in questi anni tristi l’argine al regime. Di fronte all’ignominia del terzismo mediatico e intellettuale, ma anche dell’appeseament sostanziale al berlusconismo o alle presunte “ragioni” della Lega da parte della politica, solo la schiena dritta di questi tre grandi vecchi ha finora impedito al paese il definitivo delirio. Che le nuove generazioni sappiano prenderne l’eredità del senso della Nazione da loro rappresentato è tristemente incerto. Ma è l’unico cammino.

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