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Il femminicidio di Teresa Buonocore, la nostra Sakineh che preferiamo rimuovere

0fd77c7dbdd0b563f287f311fa4786ecTeresa Buonocore, vittima di femminicidio, assassinata perché da madre aveva creduto nello Stato per ottenere giustizia per la figlia stuprata da un criminale pedofilo.

E’ ben più facile affiggere gigantografie ed indignarci per Sakineh Ashtiani o per Teresa Lewis (che sarà uccisa tra 12 ore in Virginia). Ben più difficile è provare scandalo per Teresa Buonocore perché ciò non comporta solo una raccolta di firme o una sterile costernazione per un cattivo lontano.

Teresa Buonocore invece comporterebbe schierarsi, scendere in piazza, affrontare la criminalità che oramai contamina tutto in zone sempre più ampie del paese, la barbarie con la quale conviviamo se Enrico Perillo, lo stupratore della figlia di Teresa, è il condomino che incontri sul pianerottolo.

Teresa lo aveva denunciato e fatto condannare. Teresa aveva paura, l’abbiamo lasciata sola ed è stata uccisa.

Ma se non ci indigniamo per Teresa Buonocore, cosa più può smuoverci?

8 Responses to Il femminicidio di Teresa Buonocore, la nostra Sakineh che preferiamo rimuovere

  1. Raffaele Della Rosa 24 Set 2010 at 10:33 #

    Ho letto in questi giorni un saggio di Sergio Bologna NAZISMO E CLASSE OPERAIA 1933-1993, che giudico molto bello ed interessante, anche per le numerose ed eccellenti indicazioni bibibliografiche che fornisce.

    Bologna vuole confutare anche la tesii della responsabilità (corresponsabilità) collettiva del popolo tedesco….ed anche se non riesco ad essere d’accordo al 100 per 100 con lui trovo le cose che scrive assai stimolanti di riflessioni MA…..
    MA di fronte a fatti come questi, l’assassinio di Teresa Bonocore, le numerosissime aggressioni contro i gay (quante non vengono denunciate e non ne sappiamo nulla ?), il razzismo rampante (e fruttifero di voti) dei vari Antonio Scalzone che infestano la penisola, io mi dico “E’vero che non siam tutti così, mal che vada è solo una forte minoranza o un risicata maggioranza, coinvolta in questa barbarie MA….noi che non siam d’accordo che sappiam fare per fermarli ????”
    E non portiamo anche noi una parte di responsabilità?
    Nel 1935, a Parigi, nel corso di un congresso internazionale degli intellettuali antifascisti, Bertold Brecht spiegava che chi non ha (non trova, non accumula, non crea) la forza non ha dalla propria neppure la ragione.
    Perchè una ragione che non sappia diventare forza materiale ed alla fine vincere, è una ragione troppo debole -anche in termini teorici- da non essere tale, cioè da non essere ragione.
    Brecht era un materialista e pensava ed insegnava il materialismo. Oggi materialismo per molte merdine e merdone della maggior parte della sedicente sininistra fa rima con terorismo e magari, orrore degli orrori, perfino con ateismo.
    Oggi che per l’Italia si aggira l’ectoplasma del veltronismo….
    Caro Sergio Bologna e carissime e carissimi voi tutti, è davero, ma davvero totalmente insensato, parlare di responsabilità collettiva dei popoli ?

  2. leonello carlo boggero 22 Gen 2011 at 12:38 #

    Da “frequentatore” periodico non avevo letto questo articolo, ma come non convenire pienamente con il contenuto?
    Dagli ’70 faccio notare, la “mania” degli intellettuali e non, di occuparsi di grandi tematiche mediatiche,di fatti internazionali che danno risalto “che rendono” ascolti,e sotto il naso abbiamo “LA RUMENTA”,le tragedie,la mafia i massacri,morti ammazzati piu’ che cento Afghanistan.
    Per non parlare del puttaniere(non play boy intendiamoci) di Arcore,chi e’ e cosa fa’ed ha fatto si sa da anni,se ne parla un po’ e poi “va pensiero” tanto son tutti uguali, invece Cogne,Novi Ligure,Erba,Garlasco,Avetrana etc vanno avanti per ore ed ore al giorno, per mesi,per anni vedi Cogne che ogni tanto rispunta dal ViSCIDO di “Torta a Torta”.
    Il vero porta a porta ci vorrebbe, ovvero l’informazione che facevamo noi attivisti (non tutti) del defunto PCI ,era il ’74 ’75’ ’76 e si arrivo’ al 34.4%.Poi sono venuti “i grandi obbiettivi di governo” il conseguente disinteressamento degli umori del popolo,che nel fratempo abboccavano “nelle reti” del piazzista milanese e poi trasportati dal becero Lumbard.
    La resistenza sociale cadeva verticalmente,il liberismo avanzava in coppia con la mafia.
    Oggi non riuscirei a vivere nela mia Genova, sapendo chi il mio negoziante paga il pizzo,sentire i vari “ci vorrebbe di nuovo il fascismo, mio padre lo diceva vedrete un giorno lo rimpiageranno”.
    Ma dove siamo,o siete arrivati?
    Ma che Italia e’ questa qua?

    P.S.
    Ci vorrebbero movimenti che vanno sui mercati,davanti alle fabbriche,davanti alle scuole,manifestazioni .
    Un ritorno degli anni ’70 naturalmente senza distorte “Lotte Continue e Proletarie” che hanno prodotto,nei migliori dei casi, solo tanti pennivendoli e servi dell’amico di Putin,Lukaszenko e Ghedafi.

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