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E’ morto Pietro Mirabelli, operaio della TAV: un testardo dei diritti

Pietro Mirabelli, operaio minatore di Pagliarelle nel crotonese, è morto ieri all’età di 54 anni, schiacciato da un masso nella galleria nella quale stava lavorando in Svizzera.  Molte persone lo hanno conosciuto per le sue lotte tenaci per la sicurezza e per la dignità dei lavoratori sui cantieri della TAV nel Mugello toscano, dove ha lavorato per anni.  Sembra una storia di cento anni fa, quella dell’emigrante calabrese che muore in Svizzera mentre scava un traforo (“La svizzera ci accoglie a braccia chiuse e ci mette il pane duro dentro in bacco…” diceva la Ballata dell’emigrante). Ma è il 2010.

Con parole incisive e semplici, Pietro metteva in luce tutta l’insensatezza di un capitalismo che utilizza i lavoratori del Sud per bucare e distruggere le montagne nel Nord. Così chi già viaggia veloce potrà viaggiare ancora più veloce mentre, nei luoghi dove lasciano le loro famiglie i lavoratori, i treni viaggiano ancora su un binario unico. Probabilmente è la critica più brillante possibile dell’idiozia sociale economica e ecologia delle “grandi opere”.

Resta, in chi ha conosciuto Pietro, il ricordo di un lavoratore con la schiena dritta e di una persona della quale si vorrebbe riuscire a seguire l’esempio.