Friday 10 February 2012, 01:29

Il reverendo Terry Jones e il falò del Corano

100907172751_sp_terry_jones_ap_226x170_ap Nessuno fermerà il talebano cristiano, reverendo Terry Jones (foto), che, per ricordare il nono anniversario dell’11 settembre, ha organizzato la “giornata del falò del Corano” libro che, in una sua pubblicazione, definisce ispirato da Satana.

L’appuntamento per il rogo è fissato dalle sei alle nove di sera di sabato a Gainsville in Florida e si prevede che varie centinaia di copie del libro sacro alla religione musulmana saranno bruciate.

Ciò avverrà nonostante il generale David Petraeus, comandante in capo in Afghanistan, abbia denunciato che il reverendo mette a rischio vite di soldati statunitensi e decine di autorità da Hillary Clinton in giù, nel paese e all’estero abbiano denunciato come vergognosa, stupida, pericolosa l’iniziativa.

L’annuncio di Jones ha già fatto il giro del mondo ed è nelle prime pagine di paesi musulmani come l’Indonesia o l’Egitto e non è escluso che ci possano essere manifestazioni di ripudio e perfino violenza come in altri casi di espliciti atti di islamofobia come quelli dei quali si rese protagonista un ministro del governo italiano, Roberto Calderoli, della Lega Nord.

Nonostante la comunità religiosa di Jones sia di entità trascurabile è riuscita dunque a far parlare di sé in tutto il mondo lanciando una campagna d’odio che non resterà senza conseguenze.

Nell’America di Glenn Beck e Sarah Palin sono molti i segnali di un revanscismo fascistoide e razzista che punta ad isolare e criminalizzare la comunità islamica, considerata spesso in toto come responsabile degli attentati dell’11 settembre 2001, archiviare al più presto la parentesi Obama e rilanciare tempeste di fuoco sul medio Oriente e sulla riottosa America Latina.



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  1. Gennaro Carotenuto | 8 settembre 2010 15:36 | Rispondi

    Scrivo questa notizia ripresa da fonti internazionali e pochi minuti dopo la ritrovo sul Corriere della Sera.

    Nulla di strano, se ne parla in tutto il mondo. Il problema è che il Corriere l’ha ripresa solo dopo che il Vaticano ha protestato duramente. Quindi:

    1) Prima di allora sarebbe stata classificata come notizia antiamericana e quindi meglio glissare. Magari ne avrebbero parlato in caso di violenze di “fanatici” islamici incapaci di accettare (come per Calderoli) la libertà d’espressione americana e l’innocente gioco del sant’uomo Jones

    2) Evidentemente per le fonti internazionali le proteste del Vaticano sono solo parte di un lungo elenco di entità che si sono giustamente indignate. Al contrario per il Corriere la cosa diventa notizia solo perché il Vaticano ne ha parlato.

  2. Raffaele Della Rosa | 9 settembre 2010 18:15 | Rispondi

    “Al contrario per il Corriere la cosa diventa notizia solo perché il Vaticano ne ha parlato.”
    Vabbe’….cambino la testata in OSSERVATORE MILANESE…..contenti ??

    Io invece mi metterei a bruciare un bel po’ di bandiere USA e di ritratti di Kissinger, Nixon Pinochet…perchè essendo un vecchio testardo, pur disapprovando l’attacco alle twin towers non riesco a non fare il paragone con il Chile ma neppure con i massacri di Iraq 1 ed Iraq 2 e con tutte le vittime collaterali dell’ Afghanistan…non è un fatto di cervello…è un fatto di pancia…

  3. Alessandro Vigilante | 9 settembre 2010 22:51 | Rispondi

    Quello che é impressionante é che il messaggio che passa nei media, da Obama a giú giú tutti gli altri, é che l´atto di bruciare un libro é sconveniente, inopportuno – e NON che é indecente, nazista.

    Cioé sarebbero anche d´accordo, ma non é il caso perché s´incazzano troppo gli “altri” e qualcuno dei nostri potrebbe farsi male. Questi sono i “valori” occidentali che passano…

    Calma quindi Raffaele, bruciare bandiere, libri, foto, avatar di ideologie é cosa da medio evo della protesta. Suggerisco di discutere anche sui fumogeni, vuvuzelas e scarpe scagliati contro il “nemico”, sará che é una protesta adeguata per i tempi odierni ? Gli facciamo un baffo e anche il piacere di mostrarsi vittime, in certi casi… In altri, concordo che é un atto molto liberatorio, penso al pernacchio di De Filippo… ma anche il maestro li faceva parlare, prima…

  4. Raffaele Della Rosa | 10 settembre 2010 08:05 | Rispondi

    Caro Alessandro, ti ringrazio per il richiamo fraterno….in effetti il “fatto di pancia” è un tipico impulso sadico originato dal senso di frustrazione che ci prende nell’ impotenza del momento presente, e gli impulsi sadici NON VANNO BENE E NON FANNO BENE. Scusatemi.
    Oltretutto mi aveva portato a sorvolare su quanto Alessandro ci fa giustamente notare, e cioè che per i dirigenti yanquis se non ci fosse il pericolo di ritorsioni pesantissime….bruciare il Corano rientrebbe nella….libertà di opinione….garantita da qualche emendamento della costituzione….e questo non da parte di atei incalliti (he in quel caso sbaglierebbero) ma da parte di uno che crede ad un libro dove si parla di resurrezione della carne….moltiplicazione di pani e pesci, acqua che diventa vino ecc. ecc.
    Del resto caro Alessandro in questi giorni in cui si sbracciano per salvare la vita alla donna condannata alla lapidazione, cosa abominevole….nessuno usa l’argomento del Cristo…bene lapidatela, se così dice la legge, purchè la prima pietra la scagli qualcuno che è senza peccato. Nessuna prima pagina di nessun grande giornale dell’ occidente cristiano apre con un simile titolo a nove colonne. E’ PIù IMPORTANTE SPUTTANARE LA LEADERSHIP IRANIANA IN QUANTO ANTIAMERICANA.

  5. Gennaro Carotenuto | 10 settembre 2010 08:10 | Rispondi

    http://www.gennarocarotenuto.it/13773-il-pastore-terry-jones-un-esempio-di-disinformazione/

  6. Alessandro Vigilante | 10 settembre 2010 21:13 | Rispondi

    Raffaé attenzione a proporre di far lapidare la donna iraniana da chi é “sicuramente” senza peccato perché i magistrati iraniani sarebbero capaci di contrattare il reverendo Terry Jones. E la tragedia é che lui ci andrebbe e lo farebbe.
    Due atroci facce dello stesso patriarcato distruttore della specie umana.

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  1. Da Il pastore Terry Jones: un esempio di disinformazione : Giornalismo partecipativo | set 10, 2010

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