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Catania, primo ateneo a numero chiuso

Da quest’anno l’università di Catania può fregiarsi di un primato, quello di essere il primo "ateneo a numero chiuso". Al di là di primati e statistiche, però, quello che risulta un dato certo è che 3000, dei più di 12.000 studenti che vorrebbero iniziare il loro percorso accademico nella città etnea, saranno costretti a spostarsi altrove. Mentre in tutti gli atenei si svolgono i test d’ingresso alle facoltà a numero chiuso, la notizia era sfuggita a molti: un caso unico in Italia che sembra rappresentare un’ulteriore dimostrazione dello stato di crisi dell’università italiana.

Medicina, Architettura, Farmacia e Scienze della Formazione sono in tutta Italia a numero chiuso, mentre per quanto riguarda le altre facoltà, alcuni atenei hanno deciso di mettere uno sbarramento alle immatricolazioni anche ad altri corsi di laurea. Catania ha fatto, però, una scelta radicale visto che tutte le dodici facoltà dell’ateneo sono a numero chiuso. Pertanto anche gli studenti che vorranno iscriversi alle facoltà di Agraria, Economia, Giurisprudenza, Ingegneria, Lettere e Filosofia, Scienze Matematiche Fisiche e Naturali e Scienze politiche e Lingue e Letterature straniere, che fino allo scorso anno erano aperte a tutti, in questi giorni sono costretti a fare i test d’ingresso.

«Non è una scelta dell’università di Catania, – dichiara il professore Giuseppe Cozzo, delegato alla didattica dell’ateneo catanese, – noi abbiamo rispettato solo la legge che dice che bisogna avere risorse adeguate al numero degli studenti. È stata una scelta obbligata. Non possiamo dare spazio ad una domanda che superi le risorse a disposizione, senza numero chiuso rischiavamo di mettere in crisi il sistema. Se un corso di laurea procede con dei numeri superiori alle risorse si rischia di perdere il valore legale del corso perché non si rispettano i requisiti di legge. Dove non hanno previsto il numero chiuso vuol dire che avevano risorse adeguate per ospitare una certa domanda, tutti gli iscritti.»

Gli studenti che in questi giorni svolgeranno i test a Catania sono 12.263, ma con soltanto 9270 posti disponibili quasi 3000 studenti saranno costretti a rinunciare ad iscriversi all’università o cambiare la propria destinazione. Guardando i dati delle singole facoltà colpiscono alcuni casi: a Odontoiatria, dove per i 23 posti disponibili, partecipano ai test 1023 aspiranti matricole; a Medicina su 2897 iscritti ai test solo 300 potranno iniziare gli studi. Se la facoltà di Medicina è una "veterana" del numero chiuso, tra le nuove facoltà che hanno posto lo sbarramento alle iscrizioni si possono segnalare Economia e Scienze Matematiche Fisiche e Naturali dove circa la metà delle aspiranti matricole resteranno tagliate fuori. Più rosea la situazione a Giurisprudenza, dove saranno "solo" in 1582 a contendersi i 1250 posti disponibili, mentre saranno felici i 391 futuri studenti di Agraria, tutti con la certezza di potersi iscrivere visto che i posti a disposizione sono 450.

Che la situazione di Catania sia un segnale verso la fine di una "università per tutti" e che si ritorni ad una "università per pochi" come in passato? Il tema è suggestivo, ma il professore Cozzo pensa che il numero chiuso nasca da una situazione più generale: «Il sistema in Italia è in crisi, o si investe o si chiude. Con questi indirizzi l’università in Italia è destinata a morire. Ci sono già università in grosse difficoltà, Catania nei prossimi anni potrebbe avere un budget sufficiente solo per gli stipendi dei dipendenti e niente per il resto. Gli investimenti sono stati tagliati, più tagli meno posti per gli studenti. Il numero chiuso è solo una conseguenza di indirizzi nazionali più ampi».
Le dichiarazioni del professor Giuseppe Cozzo sono state raccolte da Roberto Sammito

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