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Chi ha bisogno della Regione Salento?

Siamo tornati in Valle d’Aosta e il cielo della Regione Autonoma ha riaccolto i suoi figli con lacrime di commozione  (piove, insomma, il che, dopo il sole della Puglia, non è proprio il massimo della vita).

Il ritorno all’ovile segnerà la ripresa da parte del blog di alcuni temi inerenti la vita locale (al solito, attivismo, politica e società), anche perché leggo di inquietanti incendi d’auto, dietro i quali ci sarebbe la mano della ‘ndrangheta, sempre più decisa a respirare l’aria buona di montagna, fidando forse del fatto che della regione più piccola d’Italia, nel resto del Paese, si parla solo quando muore uno sciatore sotto una valanga o viene il papa in vacanza.

Per il momento, però, vorrei trattare una questione che sta infervorando i territori che mi hanno ospitato nelle scorse settimane, le tre province più meridionali della Puglia (Brindisi, Lecce e Taranto), nelle quali si parla sempre più spesso di costituire una nuova «Regione Salento», da contrapporre al «bari-centrismo» delle attuali istituzioni regionali, vale a dire – secondo le accuse – la tendenza di chi governa la Puglia a privilegiare la provincia di Bari su tutte le altre.

Per fondate o meno che siano certe imputazioni, l’idea di “staccare” il Salento dal resto della regione proprio non mi convince.

Si tratta, innanzitutto, di un’operazione politica, se è vero che i più interessati alla nuova regione sono gli avversari di Vendola (e tengo a specificare che non sono mai stato un ammiratore acritico ed entusiasta del governatore pugliese).

Si tratta, in secondo luogo, di un’operazione incentrata su pulsioni identitarieun costruire identità capaci di opporre un «noi» a un «loro» e dunque nate per dividere invece di unire.

Il Salento, a differenza della cosiddetta Padania, esiste: è un’area culturale e linguistica piuttosto omogenea, che ha la sua punta settentrionale a Ostuni (Brindisi) e quella meridionale nel Capo, a Santa Maria di Leuca (Lecce).  Dal punto di vista linguistico, Taranto non fa invece parte dell’area (il che la dice già lunga sull’onestà intellettuale dei promotori della nuova regione).

Sentire di appartenere al Salento significa avere coscienza delle proprie origini. Pensare d’isolarsi dagli altri nel nome di tale appartenenza significa ghettizzare se stessi per escludere il “diverso”. Significa cadere nel localismo identitario.

Non sono pugliese e dopotutto i titoli per pontificare sull’argomento non ce li ho, per cui mi limito a quanto ho detto qui sopra e affido l’approfondimento a una lettera ricevuta da un amico, che volentieri pubblico. La lettera contiene l’invito ad aderire al gruppo di Facebook «Non abbiamo bisogno della Regione Salento», motivando il perché.

Concludo con le parole del gruppo che, nella presentazione, pone se stesso «in posizione dialettica e critica nei confronti della campagna di sensibilizzazione quotidiana di Telerama [emittente televisiva leccese, ndr] sulla necessità di dare i natali a una Regione-Salento».

«I fondamentalismi e le nicchie localistiche», è la conclusione, «lasciamole ai leghisti».

La lettera:

In Puglia, più precisamente nel Salento (la mia terra), si sta creando un movimento di persone votato alla creazione di una ‘nuova’ regione che mira a comprendere le tre province di Brindisi, Lecce e Taranto. Il distacco dalla Regione Puglia ne sarà una conseguenza. Si è alle prime battute.

I promotori hanno aperto una pagina su facebook chiamata «Regione Salento» e i contrari (di cui faccio parte) un’altra chiamata «Non abbiamo bisogno della Regione Salento». Fra i promotori di tale iniziativa troviamo alcuni giornalisti di TeleRama (emittente televisiva leccese) che, utilizzando spazi forniti sempre da TeleRama, diffondono le ragioni del progetto. Già questo farebbe discutere…

Questi signori intendono promuovere la realizzazione di un referendum sulle tre province per dimostrare alle Istituzioni la determinazione di una volontà popolare ad autogovernarsi, in quanto stanchi di subire una politica baricentrica che nel corso degli anni possa aver causato un serio ritardo nello sviluppo delle infrastrutture sul territorio salentino. Non invio questo messaggio come rappresentante del gruppo contrario, ma come semplice membro del gruppo e cittadino di questa mia amata terra. Le ragioni esposte dagli appartenenti al «No» sono diverse e prendono le forme di rifiuto categorico, dubbi, preoccupazioni e anche risultati di analisi più approfondite (storiche e culturali). Ad esempio:

- dubbi e sospetti su quali politici possano segretamente dirigere tale manovra.

- la possibile intenzione di frenare il lavoro del governatore Vendola (e sottrarsi alla sua linea etica) in Puglia e contenere i consensi ch’egli riceve a livello nazionale.

- il rifiuto di logiche separatiste basate anche sull’orgoglio dell’appartenenza a un’etnia. La Storia c’insegna quali nefaste conseguenze hanno avuto simili iniziative e/o manipolazioni dei sentimenti .

- e altro ancora.

Si intende propugnare inoltre un referendum (non a costo zero per lo Stato, tra l’altro) attraverso cui chiedere con un sì o un no ai cittadini delle tre province se desiderano la formazione del nuovo elemento costitutivo. Questo senza avere alcuna idea su come la regione sarà strutturata, da chi sarà guidata o nemmeno su chi possano essere eventualmente i possibili candidati. Come conseguenza non è dato neanche intuire quale sarà la linea politica sui temi VITALI che riguardano il territorio. Basti pensare all’ILVA di Taranto, le industrie di Cerano nel Brindisino, la gestione dell’Acquedotto Pugliese, la fattibilità o meno del rigassificatore, ecc. ecc.

Io personalmente sono contrario a priori. Sono nato pugliese e sono sempre stato orgoglioso d’esserlo. Sono fiero di essere nato in una Regione ricca di varietà culturale, tanto quanto varia dal punto di vista naturalistico e paesaggistico. Un immenso tesoro che se tenuto assieme non può che procurare benefici alla comunità tutta. E inoltre non condivido logiche separatiste in nome di un’appartenenza etnica culturale.

La lotta è impari. Noi utilizziamo facebook, il passaparola e il dialogo ovunque possibile. Questi signori dispongono di televisione e radio. Non vengo qui a chiedere di partecipare alla discussione in corso su facebook, starà a voi se postare e discutere. Vi pregherei però di aderire al gruppo se ritenete di identificare in una simile manovra una inopportuna e inutile azione che costerà allo Stato denaro pubblico.

Sono profondamente convinto che il mio amato Salento tanto quanto la meravigliosa Regione Puglia abbiano solo da perdere qualora tale ‘manovra’ andasse in porto. E sono profondamente convinto potrebbe ispirare ulteriori campanilismi e politiche separatiste in un paese già dilaniato da malapolitica, malaffare, e sopratutto da carenza di risorse economiche.

Un caloroso saluto e Grazie comunque vada!
Gabriele C. Cavallo

>>> L’immagine raffigura uno squarcio di cielo salentino che, come quello valdostano «autonomo» di cui si parlava scherzosamente all’inizio dell’articolo, e come tutti i cieli del mondo, non conosce confini o barriere.

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  1. Chi ha bisogno della Regione Salento? : Giornalismo partecipativo - 1 set 2010

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