Saturday 04 February 2012, 02:23

Marchionne, Comunione e Liberazione e i sacrifici umani

Marchionne C’è un passaggio fondamentale nel discorso di Sergio Marchionne a Rimini per il meeting di Comunione e Liberazione. Riferendosi ai tre operai di Melfi, difesi in questi giorni sia dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano sia dalla Conferenza Episcopale, l’amministratore delegato della FIAT ha ripetuto una frase che aveva già usato nei giorni scorsi: “la dignità e i diritti non possono essere patrimonio esclusivo di tre persone”.

Il contesto è quello nel quale i tre operai lucani Giovanni Barozzino, Angelo Lamorte e Marco Pignatelli verranno stritolati: o il loro diritto al lavoro o l’intera industria meridionale, i nostri 20 miliardi d’investimenti in cambio della totale carta bianca in rapporti di produzione senza alcuna dialettica possibile. Che una frase apparentemente così ben detta potesse far spellare le mani in ambienti confindustriali ci sta. Più sorprendente è invece che per una frase del genere si siano spellati le mani a Rimini.

Il concetto espresso da Marchionne, per il quale il diritto di tre operai non può intralciare il progetto generale di un nuovo patto sociale senza alcuna dialettica possibile tra capitale e lavoro contiene infatti il ribaltamento della stessa etica cattolica nella quale CL risulta tuttora riconoscersi.

Contiene infatti il paradossale ribaltamento della risoluzione nella persona del conflitto sia verso l’individuo che verso la società che è parte dell’incontro della Chiesa con la modernità. L’essenza del ruolo scelto per sé dalla Chiesa nel Secolo è che dignità e diritti siano indisponibili e patrimonio di ogni singola persona e che non possano essere sacrificati ad un generico interesse generale. L’esempio più tipico è la difesa della vita fin dal concepimento e la conseguente negazione del diritto della donna ad interrompere la gravidanza.

Se Giovanni Barozzino, Angelo Lamorte e Marco Pignatelli hanno ragione, ha sostenuto autorevolmente anche la CEI in questi giorni con le parole di Monsignor Bregantini per il quale “la FIAT nega la dignità del lavoro”, allora la dignità e i diritti dei tre sono sacri proprio perché solo nel rispetto dogmatico della loro dignità e dei loro diritti in quanto singole persone vi è il solo percorso possibile verso la dignità e i diritti in generale.

Non la pensa così Comunione e Liberazione. L’approvazione a Marchionne contiene allora il superamento della sacralità della persona in favore di un neo-leviatano che non è certo lo Stato ma è l’impresa globalizzata che, ipse dixit Marchionne, può funzionare solo con regole non negoziabili, novelle tavole della legge imposte non dal dio di Abramo ma da quello di Adamo, inteso come Adamo Smith, con la sua mano invisibile.

Se da una parte è evidente che la lobby affaristica della Compagnia delle Opere si riconosca e veda un’opportunità nel Marchionne modernizzatore dell’Italia imbalsamata che neanche l’amato Silvio Berlusconi ha saputo rinnovare e liberare dai cosiddetti “lacci e lacciuoli”, che ne è della difesa integrale dei diritti della persona dal concepimento alla morte?

Si deve difendere l’embrione ma va usata la spada contro i tre operai Giovanni Barozzino, Angelo Lamorte e Marco Pignatelli sacrificabili in un conflitto più grande di loro? Nella CL che si spella le mani per Marchionne non c’è traccia di questa contraddizione. Se Milton Friedman aveva teorizzato che libertà economiche e libertà politiche non potessero non coincidere, la Storia si è incaricata di dimostrare che tale modello era realizzabile solo in un paese senza diritti sindacali come il Cile di Augusto Pinochet.

Nella CL antimoralista raccontata da Gad Lerner, come nel Marchionne che si fa scudo della globalizzazione per approfondire in senso reazionario il solco tra capitale e lavoro, c’è voglia di superamento di quella complicazione chiamata democrazia.



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  1. Lorenzo Mortara | 29 agosto 2010 12:03 | Rispondi

    Solo qualche appunto.

    Non capisco perché si continui a dire che Napolitano si sia schierato a difesa dei tre. Spiace vedere come le migliori intelligenze vadano ancora dietro ad ex stalinisti senza alcuna credibilità. Napolitano si è schierato con i padroni non con gli operai. Ha detto infatti di rimettersi al giudizio del 6 Ottobre. Peccato che fino ad allora, almeno per lo stato di diritto (non per me e tanto meno per i 3 operai) valga l’attuale sentenza. Napolitano avrebbe potuto richiamare i carabinieri a far rispettare la legge alla Fiat, ma non l’ha fatto. Poteva fare tantissime altre cose per obbligare la Fiat, ma non le ha fatte. Si è rimesso ai giudici del 6 Ottobre, e cioè fino ad allora si è rimesso come era ovvio e scontato al servizio dei soprusi della Fiat.
    Inoltre, stiano attenti i lavoratori ad appellarsi allo stato di diritto. Non è la sentenza del 6 Ottobre che deve decidere. Se fosse un problema di Giustizia staremmo freschi! Con la Giustizia di classe che ci ritroviamo, per 3 delegati salvati ne avremmo 1000 condannati. Napolitano lo sa bene, è per questo che invita i 3 ad aspettare i loro boia (anche nel caso probabile che diano loro ragione. Non è di singole sentenze che qui si parla, ma della generalizzazione del caso).
    Qualora però la Fiat il 6 Ottobre ottenga Giustizia, i tre hanno solo da fare quello che ancora non hanno fatto al meglio: la lotta di classe. Non dipende dall’inutile sostegno di Napolitano, tanto meno dalla rigenerazione di Comunione e Liberazione (facciano e sostengano quello che han voglia!), ma dall’unità dei lavoratori. I tre grandi di Melfi, si rivolgano ai lavoratori per altri 21 giorni di sciopero e non ci sarà sentenza di parte che tenga. Saranno reintegrati anche se condannati. Continuino a rivolgersi a borghesi e loro istituzioni e resteranno a spasso anche se reintegrati.

    Viva i lavoratori
    Lorenzo Mortara
    Delegato Fiom-Cgil
    Rete 28 Aprile
    Vercelli

  2. Andras | 29 agosto 2010 16:43 | Rispondi

    Bellissimo articolo. Incisivo, chiaro, nobilmente indignato…insomma perfetto.

  3. Raffaele Della Rosa | 30 agosto 2010 08:22 | Rispondi

    Il nome di battesimo di Marchionne è Sergio, appena sei lettere, non certo lunghissimo, allora perchè nel cartello segnaposto mostrato in fotografia è scritto S. Marchionne ?

    Trattandosi di ambienti ecclesiali (non dico religiosi per rispetto ai credenti) ipotizzo:
    San Marchionne ?????

  4. Raffaele Della Rosa | 30 agosto 2010 08:37 | Rispondi

    Caro Lorenzo,
    anche io sono d’accordo con te che la ragione gli sfruttati e gli oppressi, da che mondo e mondo, l’han sempre ottenuta (quelle volte che l’hanno ottenuta) con la lotta e non con i piagnistei e le carte bollate.
    Anche quando si vinceva in tribunale, ed in anni passati di vittorie in tribunale se ne vedevan più di oggi, questo non era altro che il riflesso dei rapporti di forza sul terreno della lotta tra le classi.
    Ma, Lorenzo carissimo, se questo è vero, allora dobbiamo prendere atto che, in questa fase, l’attacco FIAT e la sua tracotanza sono il riflesso dei rapporti di forza attuali.
    Dobbiamo anche prendere atto che in magistratura c’è ancora gente che, pur sapendo che dar torto alla FIAT non giova alla carriera, scrive sentenze secondo scienza e coscienza.
    E quindi far scongiuri che anche in secondo grado si incontrino giudici non pavidi.
    In quanto all’appello a Napolitano, beh condivido i tuoi giudizi al 150%, anche se, venendo da un tesserato CGIL, li trovo inconsueti data la linea ufficiale di codesta organizzazione, che mi pare assai più propensa non da oggi, ma da (se non da quasi sempre) quanto meno più di trenta anni, alla collaborazione, alla concertazione più che al conflitto e all’antagonismo.

  5. dema | 30 agosto 2010 13:59 | Rispondi

    Raffaele infatti la Rete 28 aprile è una minoranza all’interno della CGIL, non a caso…

  6. lorenzomiami | 30 agosto 2010 15:30 | Rispondi

    Io spero che Marchionne riesca dove nessuno è finora riuscito: modernizzare questo paese e farlo entrare finalmente nel XXI secolo.
    Stare sul mercato globale con salari e ritmi di lavoro completamente scollegati dalla produttività è una pretesa assurda e impossibile, a meno che non si voglia far pagare l’inefficienza delle fabbriche italiane alla collettività italiana tutta e continuare a dare sussidi dannosissimi per la salute dell’intero sistema produttivo.

  7. Raffaele Della Rosa | 30 agosto 2010 20:43 | Rispondi

    “Io spero che Marchionne riesca dove nessuno è finora riuscito…etc. etc.”
    Insomma sempre con il lanternino alla ricerca dell’ Uomo della Provvidenza, ed invocando l’ingresso nel XXI secolo…in quanto ad ideologia non c’è male….altro che Marco Rizzo Diliberto & Comparielli varii….
    A prescindere che l’auto è comunque un prodotto ipermaturo con gli anni, non i giorni ma neppure i decenni….sempre a proposito di XXI secolo…
    aprescindere da quanto appena detto caro lorenzo miami faccia un giro su qualche Toyota Yaris e su qualche Fiat Punto…e capirà perchè, anche in regime di caduta dei consumi, c’è chi vende di più e chi vende di meno… e c’è chi vende solo con gli aiuti di stato…oppure deve svendere rinunziando ad una parte dei potenziali ricavi…e mi creda, lo può chiedere a chiunque, i progetti e le ingegnerizzazioni dei prodotti, le strategie di marketing e produzione non si decidono in infuocate assembleee di fabbrica…davvero, e Lei però, lo so non mi crede…come diceva un vecchio del passato, a questo punto, “Che fare ?”

  8. Raffaele Della Rosa | 30 agosto 2010 20:58 | Rispondi

    è un prodotto ipermaturo con gli anni contati…mi scuso dell’imprecisione

  9. Lorenzo Mortara | 31 agosto 2010 18:28 | Rispondi

    Caro Raffale,

    non credo si sia tanto distanti. Difficile definire i rapporti attuali. La fase è incerta e potrebbero cambiare anche improvvisamente. Io non dico di rinunciare all’apporto delle leggi, dico solo di non farne un feticcio, non scordare mai che c’è anche e sempre la lotta, se si riesce a farla.
    Senz’altro è anomala la mia posizione in Cgil, ma è normale che qualcosa si muova dopo la bancarotta del comunismo burocratico, è segno che qualcuno comincia a farne un esame critico tuttora secondo me tabù.
    Riguardo alle minoranze di cui parla il mio omonimo, è in fondo relativo. La rete 28 Aprile è minoranza tra la burocrazia. Se ci fosse più democrazia spopolerebbe. Non mi lamento è normale che sia così, bisogna lavorare perché diventi maggioranza!

    Un abbraccio
    Lorenzo

  10. Raffaele Della Rosa | 31 agosto 2010 20:29 | Rispondi

    Lorenzo carissimo,
    innanzitutto contraccambio l’abbraccio…in tempi di polemiche luciferine, davvero ce ne è di bisogno.
    Tu vivi a Varese ( se non ho capito male) io a Caserta, la città capoluogo della provincia dove c’è Casal di Principe, due posti difficili, anche se la Lega ormai prende voti anche a CastelVolturno e la camorra fa eccellenti affari al Nord e con gli uomini del Nord, e non da oggi, né da ieri, ma da prima.

    Confermo la tua impressione non siamo molto distanti, io solo auspicherei da un lato il rafforzamento del sindacalismo di base, l’autorganizzazione (anche se, purtroppo, è più un’aspirazione -nel migliore dei casi- che una realtà) però senza settarismi con la bava alla bocca nei confronti dei lavoratori che scelgono i confederali. Infatti il settarismo impedisce di costruire le condizioni perchè la sinistra possa esercitare una egemonia di fatto nei confronti delle avanguardie reali.
    Se si guarda alla stagione degli anni 70, vediamo come in fabbrica e nelle lotte di tipo sindacale, ma anche sociale, la sinistra autodefinitasi rivoluzionaria esercitava questa specie di egemonia che poi non riusciva a mantenere, come dimostravano i risultati elettorali, nel campo più specifico della rappresentanza istituzionale.
    MA APPUNTO RESTA IL FATTO CHE SUL TERRENO DELLA FABBRICA DELLA SCUOLA E DELLA VIVIBILITA’ DEL TERRITORIO (ma anche nelle caserme e nei tribunali) le lotte, NEL BENE COMER NEL MALE, le inidirazzavamo noi.
    Per un’analisi del presente, senza volerle elevare a vangelo, trovo assai stimolanti (anche se talvolta troppo enfatizzanti certi fenomeni) le analisi di Sergio Bologna sul lavoro ed i lavori nella economia postfordista.
    Di nuovo un abbraccio

  11. dema | 1 settembre 2010 10:07 | Rispondi

    Lorenzo ho letto il tuo articolo su Marchionne e la mozione uno e mezzo, che non posso che condividere. Immagino tu faccia parte di Utopia Rossa, un saluto e auguri per il lavoro sindacale.

  12. Lorenzo Mortara | 6 settembre 2010 23:32 | Rispondi

    Caro Dema,

    scusa il ritardo con cui ti scrivo queste due righe. Non faccio proprio parte di Utopia Rossa, collaboro molto con loro che stimo molto. Andrea Furlan mi aiuta molto, essendo un sindacalista molto più esperto e bravo di me. Loro sono diciamo marxisti libertari e non vogliono il partito. Io mi sento un marxista ortodosso, e come tale il partito lo voglio eccome. Solo dalle lotte però potrà rinascere.
    Grazie per avere letto il mio articolo.
    Io sono di Vercelli (e non di Varese – lo dico anche per Raffaele), se passi di qua, vieni a trovarmi che ne parliamo.

    Ciao
    Lorenzo

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  1. Da Marchionne, Comunione e Liberazione e i sacrifici umani | Informare per Resistere | ago 30, 2010

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