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Black List USA: nuovamente inclusa Cuba

Una notizia assurda quella che riporto a seguito e che al momento è ESCLUSIVA per l’Italia, dove si cita l’oggetto ma non si spiegano le motivazioni.Laddove si susseguono le notizie, non si trova traccia di un tema chiave, come la consueta lista diffusa dagli Stati  Uniti, che raccoglie gli Stati che alimentano il terrorismo. La lista è un documento ufficiale del Dipartimento di Stato americano, stilato dal 1979. Cuba è presente in questo documento dal 1982.

La lista è costituita da un nucleo che poggia sull’asse del male costituito da Obama Bin Laden e dagli eserciti affiliati. Ad essi connessi si trovano poi Cuba, Iran, Sudan and Syria, definiti tristemente  ’state sponsors of terrorism’. L’Iraq è ancora considerato, lo riporto alla lettera “most active state sponsor of terrorism.”

La novità? La rimozione della Nord Corea dalla lista dopo una pressione degli enti legislatori, che consigliavano di impostare la lista omettendo il Paese comunista.

Senza gli state sponsor il Dipartimento di Stato americano, impersonificato ancora una volta nell’immagine ferma ed inflessibile di Hillary Clinton, afferma che andrebbero incontro a grandi difficoltà ad ottenere fondi, equipaggiamenti, forniture ed aree sicure dove poter progettare i propri piani  e preparare le azioni stesse.

La risposta statunitense alla maxi-liberazione dei 52 prigionieri politici disposta dal governo cubano è stata l’inclusione della stessa nella lista di STATI CANAGLIA. Una bocciatura completa al dialogo, una risposta forte verso chi continua ad insistere per la rimozione dell’embargo e per un restauro moderno e democratico dei rapporti con la stessa Cuba. Evidentemente il Dipartimento di Stato Americano non è ancora sufficientemente maturo per capire che democrazia coincide anche col rispetto della sovranità dei differenti Paesi.

Obama probabilmente, dal canto suo, ha dimenticato ancora una volta gli impegni presi in periodo pre elettorale. Il Presidente sta monitorando le spese della moglie in vacanza, che si è già contraddistinta per stabilire un nuovo record in fatto di costo della stessa. Sembra infatti che la “Black Lady della White House” stia dilapidando un patrimonio ingente in shopping, costi della residenza prestigiosa, capricci vari , senza contare le 70 guardie del corpo che la scortano senza soste e alle quale se ne aggiungono molte altre durante i percorsi a rischio.

E così, Cuba, che ha cercato il dialogo ha nuovamente preso una porta in faccia. Appare illogico che gli imprenditori ed il popolo americano pressi per regolarizzare i rapporti con l’Isla e che lo Stato continui imperterrito a seguire una linea di completa ostilità. Cuba rappresenta una modalità per l’economia americana di fronteggiare la crisi ed aiutare, senza intromettersi, il popolo cubano. Se non fa nulla in questa direzione vien da pensare che gli USA cerchino dal cambiamento a C uba un qualche interesse personale.

E le motivazioni per inserire nuovamente Cuba in questa black list di paesi sponsor del terrorismo?

Secondo il report steso dall’US Department, Cuba continua a ad essere un rifugio ed un supporto ideologico per  tre organizzazioni terroristiche internazionali.

Il Governo di Cuba ha fornito assistenza  ai membri delle FARC, a quelli dell’ELN (entrambi colombiani) ed agli spagnoli ETA

The Government of Cuba has long assisted members of the Revolutionary Armed Forces of Colombia (FARC), the National Liberation Army of Colombia (ELN), and Spains Basque Homeland and Freedom Organization (ETA), some having arrived in Cuba in connection with peace negotiations with the governments of Colombia and Spain,

Il rapporto continua spiegando che non vi sono evidenze che Cuba abbia, nel corso del 2009, fornito alcun supporto finanziario diretto a questi gruppi, ma che abbia provveduto semmai a concedere assistenza logistica e medica.

Inoltre Cuba continuerebbe ad essere un rifugio per alcuni incirminati negli Stati Uniti. Uno di questi – si cita – è Joanne Chesimard, un afro-americano, dirottatore, che è stato incriminato dalla contea del New Jersey, e su cui pende una condanna a vita dal 1973.

Pronta la replica di Cuba, che respinge categoricamente l’inclusione della lista.

Ancora una volta la lista US impersonifica un double standard, secondo cui mentre si individuano e condannano i focolai attivi terroristici, dall’altra parte cinque cittadini cubani, impegnati nella lotta al terrorismo, sono imprigionati da anni nelle carceri statunitensi, subendo quotidianamente episodi che ledono la dignità ed i diritti dell’individuo.

Per non parlare di Posada Carilles, di cui Cuba ha chiesto l’estradizione da anni per crimini ed omicidi commessi, tra cui un imprenditore italiano.

Dall’Havana è poi stato aggiunto che l’inclusione in questa lista rappresenta “one of the more irrational aspects of its hostile policies toward Cuba.”

Luca Sterza – ThisIsCuba.net

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  1. Black List USA: nuovamente inclusa Cuba : Giornalismo partecipativo : Vacanze a Cuba - 8 ago 2010

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