America latina, la crisi non abita qui
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Il continente intero nel 2010 crescerà del 5.2%.
Se un tempo un battito d’ali a Wall Street provocava un uragano a Brasilia o a Buenos Aires, l’accelerata integrazione latinoamericana, voluta dai popoli e alla quale in questo decennio hanno dato impulso grandi dirigenti come Nestor Kirchner, Lula da Silva o Hugo Chávez, è stato solo un venticello (-1.9% nel 2009) nel Sud.
Questo continua a tessere la tela del proprio futuro da quando ha smesso di prendere ordini dalla Casa Bianca e dal Fondo Monetario Internazionale.
Luci e qualche ombra dalla Patria Grande economica.
Leggi tutto in esclusiva su Latinoamerica.
Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it
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- Da Colombia-Venezuela: l’eredità avvelenata di Álvaro Uribe per Juan Manuel Santos : Giornalismo partecipativo | ago 8, 2010
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Alessandro Vigilante | 22 luglio 2010 17:14 | Rispondi
Nel consueto ottimo intervento sulla situazione economica dell´AL, Gennaro si lamenta che: “Il paradosso è dunque che il paese e il governo che più hanno fatto per l’integrazione del continente oggi è ancora uno dei più sensibili…”
Non sará forse che contribuisce di piú alla sostenibilitá del progetto di integrazione la politica moderata, della concertazione, processuale e partecipativa di un Lula della radicalitá un poco troppo paternalista di uno Chávez?
Vivendo in Brasile e non conoscendo il Venezuela, me lo domando; anche se – idealmente e personalmente – sono piú vicino alle posizioni politiche di Chávez che di Lula… ma la praxis…
Alla fine é una questione di tempi: rapidi delle avanguardie illuminate e illuminanti o lenti dell´emancipazione concreta e del coinvolgimento degli strati popolari.
E la miseria ed il degrado sociale galoppanti saranno poi gestibili in tempi lunghi?…
Gennaro Carotenuto | 22 luglio 2010 18:28 | Rispondi
Sono molto meno raffinato di te. Chávez sta usando a fin di bene quello che nella quarta repubblica spariva in corruzione: il chorro del petrolio dal quale campano (chi bene chi malissimo) tutti i venezuelani.
Non credo sia facile convertire un’economia da un prodotto che rende cento a cento prodotti che rendono 1 ma è l’unica cosa da fare per il futuro.
Alessandro Vigilante | 23 luglio 2010 19:54 | Rispondi
Ringrazio Gennaro per avermi dato del “raffinato” invece di dirmi chiaramente di essere andato fuori tema rispetto al suo pezzo. Ma visto che ci sono vorrei puntualizzare il concetto a partire proprio dalla replica di Gennaro, in cui dice: “Chávez sta usando A FIN DI BENE quello che nella quarta repubblica spariva in corruzione.” (maiuscolo mio)
Io credo che la svolta epocale, del terzo millennio, nella cultura politica emancipatoria sia proprio il consolidamento della convinzione dell´importanza fondamentale del superamento del valore macchiavellico del “fine che giustifica i mezzi”.
L´avvento di una postura quantistica nell´agire politico, che assume il fatto che il solo osservare la realtá, la modifica. Cioé la necessitá dell´affermazione di una antropologia relativista che dia concretamente valore alle differenze espresse sul pianeta ed oramai globalizzate.
É necessario riunire ed armonizzare etica e estetica – il che e il come – non basta agire A FIN DI BENE, bisogna AGIRE BENE. Il “come” si lotta per raggiungere l´obbiettivo deve essere conforme all´obbiettivo stesso. Se vogliamo emancipazione bisogna favorire la partecipazione nelle scelte. Solo queste – le scelte partecipate e concertate tra le varie “differenze” – possono veramente essere considerate A FIN DI BENE.
Resta il problema delle urgenze, dei debiti sociali ed umani accumulati in secoli di sfruttamento e che urlano soluzioni rapide per non trasformarsi in barbarie. Avanguardismo e lotte di massa partecipative devono trovare armonia nell´articolazione in rete coinvolgendo il massimo possibile di popoli (e di istituzioni), presto, prima che sia troppo tardi per la specie umana.
mliguori6 | 20 settembre 2010 20:18 | Rispondi
Vengo da 3 anni di vita e lavoro in Venezuela ,passando da ammiratore di Chavez, prima di arrivare la,a triste spettatore di quello che e la realta del socialismo del secolo XXI.Purtroppo ho visto un peggioramento ,sopratutto nell’ultimo anno ,a dir poco spaventoso di tutto quello che e il sistema Venezuela,16900 morti ammazzati nel 2009,dove abitavo io siamo passati da 3 morti ammazzati al mese a 12 nel giro di un anno,stato che deve soldi perfino ai professori universitare e delle scuole in genere ,pozzi di petrolio che producono al 50% e centrali elettriche tipo Guri con il 50% dei generatori fuori uso ,per incompetenze tecniche di chi la gestisce ,visto che i tecnici sono stati sostituiti dal genio militare nella gestione degli impianti.Manca l’acqua a volte giornate intere per lo meno tutte le settimane e non parliamo dell’energia elettrica , con linee elettriche che stanno cadendo in pezzi,quel che e peggio e che la gente si sta abituando a vivere cosi.Non che prima si stesse meglio per i poveri, ma da li a dire che Chavez e un esempio e sta sviluppando un paese ce ne passa ,un conto e essere contenti perche finalmente l’America Latina si sta indipendendizzando dalla Casa Bianca ,ma da li a pensare che sta esplodendo il benessere nella regione lo puo dire e tentare solo il Brasile , il Venezuela con il suo presidente Chavez e quello che parla di piu ,ma e il Paese intellettualmente piu povero e disastrato di tutto il Sudamerica,economicamente non ne parliamo ,anche il caffe sta importando ,per la prima volta nella sua storia,quando 20 anni fa era il 3 produttore .Questi sono i fatti , le chiacchere sono degli intellettuali ,pero la gente “quiere leche y azucar” que en Venezuela es un lujo porque no se encuentra.