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Quarto tentativo per Google e i social network?

google-buzz Chi ha giocato a football americano (ebbene sì, in un passato remoto) sa che il quarto tentativo è quello della disperazione: o la va o la spacca. E allora i rumori sull’arrivo di “Google Me”, il social network con il quale Google vorrebbe far concorrenza a Facebook, lascia perplessi. Quello che è sicuro è che la perpetuazione del noioso torello di Facebook fa apparire a rischio il dominio decennale di Google su Internet.

Aspettavamo Chrome, un nuovo sistema operativo tutto orientato alla Rete e ci ritroveremo con un nuovo clone di Facebook?

Milioni di utenti, che fanno un uso relativamente poco evoluto di Internet, considerano Facebook un sinonimo della Rete stessa. La pervicace maniera con la quale Facebook raccatta feed e quant’altro riproponendoli come fossero contenuti originali permette ad alcuni, certo non tutti, di prescindere dal navigare in mare aperto rivolgendosi alla bussola Google restando vergini dai suoi Adsense pubblicitari.

La storia della Rete è piena di doppioni che scalzano gli originali a volte senza innovare nulla. Ma non è detto che vada sempre così. Pensate alla sequenza degli istant messenger, ICQ, Yahoo Messenger, MSN, Skype, solo per citare i maggiori successi.

Nei social network, dei tre precedenti che fanno capo a Montain view, il solo Orkut ha avuto successo in alcuni paesi importanti come Brasile e India ma è quasi sconosciuto altrove. Molto, molto peggio è andata con Wave, presto dimenticato e Buzz, mai decollato e travolto dalle accuse di violare la privatezza degli utenti e che occupa spazio inutile nella schermata di quanti usano Gmail.

Paradossalmente l’intero impero di Google è più a rischio di quello Microsoft che almeno beneficia della preinstallazione del proprio sistema operativo su quasi tutti i computer consumer venduti al mondo. Basta una moda, un cambio di abitudine, una nuova idea che si diffonda con la velocità della Rete e, nonostante l’imponenza della suite di Google e l’attuale superiorità di servizi come Gmail, gli Adsense che hanno dato un valore economico a decine di milioni di siti amatoriali, le News, per consegnare anche Google all’archeologia digitale dove già si trovano motori un tempo dominanti come Altavista.

Su “Google me” non si sa nulla, se non che non se ne sente particolarmente la necessità. Se Google dovesse puntare sulla sfida a Facebook, e rinunciare a trasformare il browser Chrome in un vero sistema operativo, non starà facendo una scelta innovativa e lo farà a suo rischio e pericolo.