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Raffaele della Rosa in esclusiva da Pomigliano

PhotoHandler.ashx La classe operaia di Pomigliano ha tenuto. Non è stata, e non poteva esserlo, una vittoria. Ma neppure una Caporetto. Un operaio su tre, e diciamolo pure, qualcosina in più (il 36% ndr) ha detto NO all’estorsione paracamorrista di Marchionne.

La parola d’ordine su cui si è attestata la NON SOTTOMISSIONE OPERAIA era DIGNITA’. Erano passate da un po’ le 2 di questa notte (23 giugno), ormai mancavano solo due urne da scrutinare e la tendenza era chiara ed irreversibile, ce ne siamo andati.

Erano giovani operai under 40 , FIOM e SLAI-Cobas, quelli che fino a quel momento hanno tenuto testa con pazienza certosina alle domande, spesso sciocche, dei giornalisti della TV e della carta (ben poco igienica).

Qualcuno di loro era li’ dalle 5, dalle 6 della mattina del 22. Quello che è successo ai cancelli dell’ ingresso n. 2 giornata del 22 giugno, il colore, il dolore, la rabbia magari lo trovate su YouTube. In breve vi dirò quello che non è successo. Non si sono viste le troupes né di Anno Zero ne di Report, non si è visto uno straccio di Santoro, di Gabanelli, di Iacona, di Ruotolo.

Non c’erano né la Guzzanti, né Beppe Grillo, non c’era Di Pietro, non c’erano i vari padri Zanotelli, non c’era Gianni Vattimo, non c’era Saviano non c’era manco Rodotà. Un mix di opportunismo e stand by mentale ha congelato le sinapsi della intelligenzia di sinistra. Nessuna voce “nobile” del progressismo

democratico e resistenziale si è unita a quella sorda ed ostinata di ben più di mille lavoratori che scandivano la parola, oggi evidentemente sovversiva, DIGNITA’. Non so per chi abbiano votato queste operaie e questi operai alle elezioni. Oggi sappiamo tutti però che quando gli hanno intimato di svendersi ANIMA E CORPO al padrone hanno risposto NO.

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