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Con il capitalismo non ci sará futuro per nessuno: né per i ricchi e né per i poveri.

(Ho ricevuto un messaggio di posta elettronica da un compagno in lingua portoghese, mi é piaciuto, l´ho tradotto e adattato in italiano e lo copio qui in basso. Purtroppo non conosco l´autore del pezzo, ma le fonti non mancano)

CON IL CAPITALISMO NON CI SARÁ FUTURO PER NESSUNO:
NÉ PER I RICCHI E NÉ PER I POVERI.

Il capitalismo annovera legioni di apologeti.

Molti agiscono in buona fede, a causa della loro ignoranza e per il fatto che – come diceva Marx – il sistema é opaco e la sua natura sfruttatrice e predatoria non appare in tutta la sua evidenza agli occhi degli uomini e delle donne del mondo.

Altri difendono il sistema perché ne sono grandi beneficiari e accumulano enormi fortune grazie alle sue ingiustizie e iniquità.

Ci sono anche altri (guru della finanza, opinionisti, giornalisti specializzati, accademici benpensanti e diversi rappresentanti del “pensiero unico”) che conoscono perfettamente ciò che il sistema impone in termini di costi sociali, degrado umano e dell´ambiente, ma – siccome sono molto ben remunerati – fanno in modo di omettere tali questioni nelle loro relazioni.

Alcuni suggeriscono che la soluzione ai problemi del capitalismo si ottiene con piú capitalismo, altri indicano che il G8, l´FMI, la OMC ed il BIRD – pentiti per gli errori commessi nel passato – risolveranno veramente le grandi questioni che minacciano l´umanità. Purtroppo tutte queste istituzioni sono incorreggibili e irriformabili e qualsiasi speranza di cambiamento dei loro comportamenti non é nient´altro che pura illusione. Continuano a proporre sempre le stesse metodologie, ma con strategie differenziate di relazioni pubbliche. Chi ne avesse qualche dubbio, può chiarirsi il concetto valutando quello che propongono le su menzionate “massime istituzioni planetarie” per dare soluzione all´attuale crisi della Grecia: le stesse ricette che hanno applicato e applicano in America Latina e Africa, dagli anni ottanta del secolo scorso.

Per contraddire quindi la proliferazione di versioni idilliche sul capitalismo e sulla sua capacità di promuovere il benessere generale, esamineremo alcuni dati ottenuti da documenti ufficiali dell´ONU. Gli stessi – con le loro rispettive fonti ufficiali – sono stati organizzati dal Programma Internazionale di Studi Comparati sulla Povertà con sede nell´Università di Bergen, in Norvegia, che ha realizzato un grande lavoro per contraddire il discorso ufficiale elaborato da più di trent´anni dalla Banca Mondiale e riprodotto instancabilmente dai mezzi di comunicazione di massa, autorità di governi, accademici e specialisti vari.

– Popolazione mondiale nel 2009: 6,8 miliardi di abitanti.
– 1,02 miliardi di persone sono desnutriti cronici (FAO, 2009)
– 2 miliardi di persone non hanno accesso a cure mediche (www.fic.nih.gov).
– 884 milioni di persone non hanno accesso all´acqua potabile (OMS/UNICEF 2008).
– 925 milioni di persone sono “senza tetto” o abitano in situazioni precarie (ONU Habitat 2003).
– 1,6 miliardi di persone non possiedono l´allaccio dell´energia elettrica (ONU Habitat, Urban Energy).
– 2,5 miliardi di persone non usufruiscono di sistemi fognari o non hanno il bagno in casa (OMS/UNICEF 2008).
– 774 milioni di adulti sono analfabeti (www.uis.unesco.org).
– 18 milioni di morti all´anno per indigenza, in maggioranza bambini al di sotto di cinque anni di età (OMS).
– 218 milioni di bambini ed adolescenti tra i 5 ed i 17 anni di età lavorano in condizioni di schiavitù con compiti pericolosi o umilianti, nelle guerre e/o conflitti civili, nella prostituzione infantile, come servi, in attivitá agricole insalubri, nella costruzione civile o nell´industria tessile (OIT: La eliminación del trabajo infantil, un objetivo a nuestro alcance, 2006).

Secondo le stesse fonti, tra il 1988 ed il 2002, il 25% più povero della popolazione mondiale ha ridotto la sua partecipazione nella composizione del PIB mondiale dall´1,16% allo 0,92%. Nel frattempo, il 10% più ricco ha aumentato il volume dei beni posseduti, passando a disporre dal precedente 64% all´attuale 71,1% delle ricchezze mondiali. É facile percepire come l´arricchimento di pochi mostra il suo amaro risvolto della medaglia nell´impoverimento di molti.

Ed é facile osservare che solo questo 7,1% di aumento dell´acquisizione di proprietá da parte dell´elite mondiale sarebbe sufficiente per raddoppiare la rendita del 70% della popolazione mondiale, salvando innumerevoli vite umane e riducendo le sofferenze dei più poveri della Terra. Intendiamoci: ciò sarebbe possibile se ci fosse la possibilità di redistribuire l´arricchimento aggiuntivo accumulato dal 1988 al 2002 dal 10% più ricco della popolazione mondiale, lasciando comunque intatte le loro esorbitanti fortune. Ma – evidentemente – neppure queste minuscole correzioni sono accettabili per le classi dominanti del capitalismo mondiale.

Conclusione: non si può combattere la povertà (né sradicarla) con metodologie capitaliste, perché il sistema obbedisce ad una logica implacabile centrata nell´ottenimento del lucro, per questo concentra la ricchezza e aumenta incessantemente l´ampiezza della povertà e delle diseguaglianze socio-economiche a livello mondiale. Dopo cinque secoli di esistenza é questo e solamente questo che il capitalismo ha da offrire al mondo.

Che aspettiamo dunque per cambiare rotta? Se l´umanità ha un futuro, questo é chiaramente socialista, trasformando il paradigma egemone attuale della competizione in quello piú evoluto e sostenibile della cooperazione.

Con il capitalismo non ci sarà futuro per nessuno, né per i ricchi e né per i poveri. L´antico ammonimento di Rosa Luxemburg – socialismo o barbarie – é oggi piú attuale che mai. Nessuna società sopravvive quando il suo impulso primario risiede nella ricerca incessante del lucro ed il suo motore é lo sfruttamento, l´usura. Presto o tardi tutto ció provocherà la disintegrazione della vita sociale, la distruzione dell´ambiente naturale, la decadenza politica ed una profonda crisi etica.

Nonostante ciò, siamo ancora vivi ed in tempo per ribaltare questo scenario, perció…
andiamo alle lotte!

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