Wednesday 22 February 2012, 17:50

Colombia, altro che pareggio! Stravince Santos e Antanas Mockus resta indietro

INF_NOTA38351_339 Juan Manuel Santos (destra) 46.5%, Antanas Mockus (verdi) 21.5% e un ballottaggio per il 20 giugno ampiamente segnato sono il risultato del primo turno presidenziale in Colombia. Anche se pochi analisti metteranno in prima pagina il fatto che ben più della metà dei colombiani non sia andato a votare, la verità è che in Colombia è andato in scena un altro film rispetto a quello che il paese civile e l’America latina avevano sperato e perfino tutti i sondaggi, che parlavano di pareggio, avevano previsto.

Così l’immagine dell’uomo forte, Álvaro Uribe ieri, Juan Manuel Santos oggi, vince ancora su quella dell’uomo civile. La paura vince sulla speranza, la corruzione sulla legalità, il SUV con i vetri polarizzati sulla bicicletta, l’indifferenza e l’ignoranza sull’impegno, il paramilitarismo sullo stato di diritto, la disinformazione del monoscopio informativo controllato dal berluschino Santos e dal Grupo Prisa spagnolo (quello di “El País”) sull’informazione, la destra, tutto quello che è destra, risulta meglio spendibile rispetto a tutto quello che destra non è.

Adesso diranno degli errori ed omissioni di Mockus, e del fatto che rappresentasse un cambio possibile solo per i giovani delle città che giocano con Twitter e ben poco per chi soffre la guerra e le violazioni di diritti umani. Diranno dello spin doctor venezuelano Juan José Rendón, specialista in campagne elettorali sporche, assunto da Santos nelle ultime settimane quando il pericolo Antanas si era profilato. Ma quello che è sicuro è che l’onda verde colombiana non c’è stata e anzi quel 37% di voti di tutti i sondaggi si è ridistribuito su tutti i candidati di un voto più frammentato delle attese.

E’ andato anche a favore di candidati della sinistra più tradizionale, apparentemente oscurati da Mockus, come Gustavo Petro che ha sfiorato invece il 10% ma si è visto superato anche dal candidato dell’ultra-destra, Germán Vargas. Non perdete tempo a far conti, al 46.5% di Santos i voti di Vargas si sommano automaticamente così come quelli della destrissima Noemí Sanín, incondizionale di Uribe. Tutti e tre insieme superano il 60% e poco vale raccontare che rappresentino ben meno di un terzo degli aventi diritto.

E’ difficile vedere anche un’altra faccia della medaglia elettorale colombiana. Nel 2002 e nel 2006 Álvaro Uribe aveva stravinto al primo turno. In condizioni simili di diserzione elettorale nel 2002 aveva preso il 53% dei voti contro il liberale Horacio Serpa fermo al 32%. Nel 2006 aveva sfiorato il 63% con 7.4 milioni di voti rispetto al candidato delle sinistre Carlos Gaviria fermo al 22%. Oggi Santos va al ballottaggio in condizione di maggior frammentazione ma con un bottino di voti analogo a quello di Uribe, 6.8 milioni (su 28 di aventi diritto) e Antanas Mockus non supera il risultato di Gaviria.

Rispetto ai sondaggi che parlavano di pareggio e all’entusiasmo di alcuni nostri referenti bogotani per Mockus avevamo scritto che la differenza l’avrebbe continuata a fare la Colombia profonda, quella della dittatura paramilitare dove il voto diventa bulgaro e magicamente (per i media internazionali) contadini senza terra, rifugiati, vittime di violazioni dei diritti umani votano per i loro stessi carnefici e se non lo fanno vengono ammazzati sul posto e poi fatti passare per terroristi. E così anche a Bogotà è andata come doveva andare nei desideri di “El País” di Madrid che infatti oggi trasuda entusiasmo e del “Wall Street Journal” e altri agit-prop della destra bushiana che non ha mai dismesso la bandiera della guerra preventiva.

Mentre la tensione tra Stati Uniti e Brasile (che si avvia a sostituire il Venezuela nel ruolo mediatico di “stato canaglia” regionale) sale, la Colombia di Santos continuerà ad essere quello che è stata con Uribe: un fucile puntato contro l’ordine e il progresso latinoamericano.



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RSS Feed for This Post 9 Commenti

  1. Guido Piccoli | 31 maggio 2010 09:03 | Rispondi

    Brutte notizie stamattina, ma anche comprensibili. Israele ammazza una ventina di pacifisti. E perchè no? Ha l’appoggio incondizionato dell’Occidente e poi si dirà che erano antisemiti, no? E lo dirà o lo penserà la stragrande maggioranza dei politici italiani, compreso il presidente Napolitano… e la grande stampa. In Colombia vince Santos. E perchè no? Da quando in qua, il virtuale batte il reale? L’illusione in questi giorni era che Internet, Facebook, Twitter e cose del genere superassero i macchinari dei partiti e le clientele. Su 10 colombiani hanno votato 5. Dei 5, 3 per conservare, 2 per cambiare. Siamo nella norma. E la Colombia andrà avanti con la miseria e la guerra, con altre illusioni. Che con le bombe tecnologiche battano le Farc. Le guerre asimmetriche danno l’illusione della vittoria, come quelle lanciate da Israele contro i palestinesi di Gaza e i pacifisti. La realtà è diversa. Ed è fatta di guerre, violenza purtroppo. Il tempo della pace e di Internet come informazione libera è ancora lontano. Un abbraccio triste, guido

  2. anticap | 31 maggio 2010 13:57 | Rispondi

    Finalmente uno stato a cui non abbiamo niente da invidiare…magra consolazione!

  3. Augusto | 1 giugno 2010 09:09 | Rispondi

    Caro, posso?, Signor Carotenuto, io vivo in Colombia dal 2.000 ho quindi vissuto una parte, piccola, della presidenza Pastrana, le due presidenze Uribe e mi appresto a vedere la presidenza Santos.
    Il suo articolo, mi scusi, mi sembra leggermente di parte; e vediamo il perché.
    …Avrei voluto discuisire maggiormente, ma, la limitazione dei caratterei me lo impedisce; quindi, riassumo rimanendo su Santos e Mockus.
    Mokus aveva iniziato bene; e a me non dispiace affatto. Poi ha iniziato a dire e contraddire, fino a promettere nuove tasse. Peccato.
    Efettivamente in Colombia la corruzzione é ancora alta e lo spreco segue a ruota, quindi, nessun colombiano ama sentir parlare di tasse; in particolare la borghesia, elettori tipici di Mockus.
    Invece, se analizziamo il voto a Santos, regione per regione, notiamo che le percentuali piú alte sono proprio nelle regioni “calde”o di frontiera; ovvvero in quelle zone dove la popolazione si sente, ancora, indifesa; o vorrebbe evitare di perdere la libertá (difesa) appena conquistata.
    E vota per chi assicura questa difesa; come ha fatto Uribe.
    Se poi analizziamo la percentuale di votanti, non dobbiamo dimenticare che le votazioni in Colombia durano solo OTTO ore; quindi, solo chi é veramente interessato vota; gli altri si accodano.
    É sbagliato? intendo un tempo cosí breve, puó darsi; ma, nessuno se ne lamenta, nemmeno Petro.
    Ne deduco che ai colombiani conviene cosí; come conviene essere difesi ed avere la libertá di muoversi da un posto all’altro; evitare il sequestro di parenti ed amici; evitare che si facciano saltare strade ponti ed acquedotti ecc.
    Questo era quello che facevano, prima di Uribe, tutte le varie organizzazioni (di narcotrafficanti) armate.
    Rimango a sua totale disposizione per qualunque maggiore scambio di opinioni.
    Cordialmente, Augusto

  4. genseki | 1 giugno 2010 14:30 | Rispondi

    La mia impressione è che Mockus non sia mai stato una vera alternativa a niente, ma che proprio la sua nullitá politica e intellettuale sia stata abilmente sfruttata dall’oligarchia colombiana per costruire un’immagine “californiana” del paese e dei suoi processi elettorali. Naturalmente la Colombia è un paese in cui non vi è un minimo di stato di diritto, in cui la stragrande maggioranza dei delitti non sono perseguiti, in queste condizioni qualunque tipo di processo elettorale spettacolare e bipartitico è ancora meno in grado di costruire la condizioni di un cambiamento. Mockus è stato uno spot elettorale oligarchico, EL Paísancora domenica era piuttosto entusiasta di Mockus: il rettore che mostrava il sedere agli studenti che lo contestavano! UN’immagine del cambio tutta degna del gruppo prisa.
    genseki

  5. ilgrandesud | 1 giugno 2010 16:53 | Rispondi

    In un periodo dove il terrorismo imperversa, dove i pacifisti (come ha detto Guido Piccoli) sono falcidiati e tacciati come estremisti, era difficile che il sogno superasse la realtà. Doveva essere il confronto fra la sicurezza e la legalità e così è stato e l’esito è sempre scontato a favore della prima. Imperativo difendersi. E da chi? Da un nemico, chiunque esso sia, le Farc, i narcos, la microcriminalità cittadina, il terrorismo, gli stati canaglia, ma mai la politica può fare marcia indietro. L’esempio colombiano si può applicare all’Italia. Grandi elite economiche, un Parlamento dove siedono condannati o indagati (l’unica eccezione è che non spalleggiano paramilitari, al momento ci sono camicie verdi vagamente innocue), permissivismo contro le illegalità e novità bruciate o da bruciare. Ma Mockus ha vinto comunque. Nell’immensa Sicilia che è la Colombia, il fatto che Mockus abbia altri 15 giorni per giocarsela comunque, per dire le sue idee, per parlare di temi che vadano oltre la standardizzazione ordinaria è importante. Resta il fatto che anche in Colombia, non esiste un opposizione. I colombiani che hanno votato Mockus lo hanno fatto per cambiamento, chi ha votato Santos per conservare, ma cosa sono i voti a Vargas se non voti confusi anti-Uribe ma non convogliati in un nessun pensiero realmente opposto all’Uribismo? E cosa i voti a Petro e Pardo se non l’espressione dei residui di sinistra ormai scomparsi? L’Uribismo si è indebolito e nessuno ne ha approfittato…Non vi ricorda qualcosa?

  6. genseki | 1 giugno 2010 18:20 | Rispondi

    Insisto, a me pare che l’uribismo si sia rafforzato, piuttosto, integrando sotto forma di opposizione folklorica e impotente gli elementi giovanili dei sobborghi eleganti.
    genseki

    La Colombia non è una grande Sicilia! È infinitamente peggio.

  7. Eliobonomi | 2 giugno 2010 09:01 | Rispondi

    Gli illusi sono serviti, pensare che un tipo come Mockus potesse sovvertire il potere delle potentissime oligarchie colombiane è veramente da stolti, come pensare che Grillo, Di Pietro o i mille pseudo partiti comunisti italiani sconfiggano Berlusconi, legaioli e fascisti. Quanto ai sondaggi, lasciamo perdere, sono serviti solamente a far votare più gente possibile per la destra oligarchica e fascista. In Colombia, come in tutto il resto dell’America Latina e del mondo cosidetto “democratico” ha bisogno di una sola cosa: UNA SANA RIVOLUZIONE!!!!! Il resto sono chiacchere utili a chi con le chiacchere ci vive: politici e pseudo-giornalisti, di governo e di opposizione.
    Ps. Ieri sera stavo seguendo Ballarò, dopo aver assistito agli insulti di Tremonti ed all’intervento in diretta del Duce di Arcore senza che nessuno dei presenti sia stato capace di mandarli a fare in culo come si meritavano, ho deciso di portare a spasso il cane. Bisogna pure tutelare la propria salute mentale….

  8. Guido Piccoli | 2 giugno 2010 23:42 | Rispondi

    Giusto, una “sana rivoluzione”… non ci avevo pensato… Come dice la pubblicità di 89.24.24 Pagine Gialle è la soluzione più semplice…

  9. Eliobonomi | 3 giugno 2010 11:52 | Rispondi

    Sulla SANA RIVOLUZIONE che teorizzo da sempre, ho pubblicato in proposito un post sul mio blog http://wwwmondolibero.blogspot.com

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