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I cento passi dalla legalità

Ieri  è stato l’anniversario dell’omicidio di Peppino Impastato. Il ricordo di questo giovanotto è sbiadito nella cultura corrente, per cui sono andato ad un circolo culturale, ieri sera, in cui si proiettava il film “cento passi” avendo in mente il solito cineforum, con quattro vecchi rincoglioniti ex sassantottini che avrebbero parlato dei bei tempi andati e ricordato lo schifo di oggi, fra escort e mazzette. L’incipit non è stato smentito, infatti. La sala d’attesa, era pressocchè vuota, il solito bancone da bar con il wine ( come si dice ora ). ed i soliti quattro ex fricchettoni con pantaloni sgargianti a quadrettoni rossi e blu, e i capelli bianchi lunghi trattenuti con un elastico dietro la nuca. Vi era un omone che con una videocamera ogni tanto riprendeva, non si sa quale cosa interessante, e parlava solo in inglese. Poi ho captato che era un reporter  iraniano che stava facendo un reportage sull’italia alternativa, sull’italia non berlusconiana!!!… In Iran!!!! Come al solito, quando ci si riunisce fra i soliti quattro gattini “sinistrorsi”, il ritardo , per motivi organizzativi, si espande sempre più. Infine ci invitano ad entrare nella sala proiezioni. Primo fra i primi, mi scelgo un posto a sedere, non fra le prime file, ma sulla tre quarti, come un buon mediano di spinta. Un certo brusio alle mie spalle , dopo un po, mi fa girare e …cazzo!!! La sala si era riempita , e tutti giovani al massimo fra i 20,25 anni. Una ragazza emozionata e con occhi lucidi ci delucida che gli organizzatori son ragazzi universitari di varie facoltà e che hanno in mente e in itinere, un progetto per la “memoria”. Non celebrazioni, non commemorazioni, su questo o quel fatto di mafia o di antifascismo, ma ricostruire la “memoria di un popolo” distrutta e sfilacciata in nome e per conto di una modernità che è solo poi nei fatti un ritorno ad un passato e ad una pratica pensata come superata dalla’ intelligenza collettiva. Inizia il film con varie difficoltà per inserire i sottotitoli per l’iraniano che nel frattempo riprendeva a tutto spiano. Al termine, come un cineforum che si rispetti c’è la discussione, il dibattito con gli imbarazzanti silenzi e momenti di attesa con colpi di tosse e starnuti che si susseguono. La corazzata Potëmkin. Invece squilla un telefono. Che stronzata, mi dico, il solito coglione che ha il cellulare acceso!! NO!! Al telefono fisso è giovanni Impastato, fratello di peppino che impossibilitato a venire, altrove impegnato, si prestava al dibattito e alle domande. Nessun silenzio, nessun imbarazzo, se non quello da parte di Giovanni di dover chiudere le domande di fila , perché doveva salire sul palco della manifestazione alla quale stava partecipando a Palermo. Avevano creato una rete di “memorie” collegate fra di loro. A Milano, a Palermo, a Roma contemporaneamente si parlava del “fatto” non come commemorazione, ma come spunto per dire e dirci ” ma tu che fai, come combatti la illegalità”. Perché di questo si tratta. La mafia , la camorra, ecc ecc , non è l’avversario con la coppola e la lupara, non solo, non più solo questo. Ma si identifica con la illegalità. L’illegalità nel rubare, nell’accettare i favori in cambio di un diritto, l’illegalità dal più piccolo atto alle grandi illegalità dei potenti. Siam tutti contro la mafia, per la legalità, come per la libertà, la democrazia, la giustizia. A parole!! Ognuno, poi, nei fatti nel su piccolo pratica la spicciola illegalità. Tengo famiglia. E’ la giustificazione. E’ qui l’operazione culturale che ci rende diversi dagli altri paesi.