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Haitiana. Poesia da Port au prince, in italiano e spagnolo

di fabrizio lorusso


Haitiana
Sei stata amore e città per disgrazia
principessa, ogni volta, conquistata
bersaglio della polvere e del fuoco estraneo
vittima delle buone intenzioni
che sempre han turbato il tuo tempo breve
e il tuo sacrificio di madre buona e sola.
Ma se si trattasse di ferite mortali, tutte mute
io non ti starei ringraziando
con la mia insolenza da straniero
perché hai lasciato il mio sguardo libero
di accarezzare i tuoi occhi d’amara vita.
Li vedo, profondi d’universo
scintille nere, stelle esiliate dal cosmo
tremando come terra rotta
e le tue pupille d’oscurità sono il mio mistero
timide come la schiena della luna.
Abbiamo avuto un giorno di visite tra tombe incrinate
abbiamo sfiorato gli odori delle anime di notte
e ci siamo seduti nella solitudine delle macerie.
Il frastuono delle ossa e dei mattoni
ha sepolto i silenzi monchi
ha affogato il porto dei dolori invincibili
ha sbattuto l’aria contro l’aria
ha spento il battito della voce inquinata di grigi canti.
La memoria del mondo ha paralizzato gli orologi
ci ha ricordato la forza e l’attesa del bambino vagabondo
ha consolato lo strazio del padrone con la parola dello schiavo.
Insieme abbiamo pianto l’età senza futuro dell’orfano
e abbiamo pulito il sangue della terra tremenda e peccatrice
che è scorso tra quelle due placche uscite dall’inferno:
ieri, hanno sparato un tuono di violenza sul tuo viso, haitiana mia
che continui a stare in piedi, orgogliosa delle tue notti senza tetto.


Haitiana

Fuiste amor y ciudad por desgracia
princesa del puerto, marea despojada
blanco de polvos y fuegos ajenos
víctima de las buenas intenciones
que siempre han turbado tu tiempo breve
y tu sacrificio de madre sola.
Pero si se tratara de heridas mortales, todas mudas
no estaría yo dándote las gracias
con mi osadía de extranjero
porque dejaste mi mirada libre
de acariciar tus ojos de vida amarga.
Los veo, profundos de universo
centellas negras, estrellas desterradas del cosmos
temblando como tierra rota
y tus pupilas de oscuridad son mi misterio
tímidas como la espalda de la luna.
Tuvimos un día de visitas entre tumbas agrietadas
rozamos los olores de las almas en la noche
y nos sentamos en la soledad de los escombros.
El estruendo de los huesos y los ladrillos
sepultó los silencios mancos
ahogó el puerto de los dolores invencibles
estrelló el aire contra el aire
apagó el latido de la voz contaminada de cantos grises.
La memoria del mundo paralizó los relojes
nos recordó la fuerza y la espera del niño vago
consoló el asolo del amo con la palabra del esclavo.
Juntos lloramos la edad sin futuro del huérfano
y limpiamos la sangre de la tierra tremenda y pecadora
que se escurrió entre esas dos placas salidas del infierno:
ayer, dispararon un trueno de violencia en tu cara, mi haitiana
que sigues de pié, orgullosa de tus noches sin techo.

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