Placare Placanica

Mario Placanica era un giovane carabiniere il 20 luglio 2001, accusato e poi assolto di aver ucciso Carlo Giuliani, a Genova.Il giovane carabiniere cresce come la somma erogata, 400.000 euro, che gli fu consegnata da Vittorio Feltri direttore del quotidiano Libero, ricavata da sottoscrizioni aperte e chiuse in un anno, per sostenere le spese legali e mediche del giovane militare coinvolto, suo malgrado, nei gravi incidenti di Genova, simbolo non solo delle aggressioni fisiche, ma anche di una campagna di delegittimazione del lavoro delle forze dell’ordine“ e diventa anche padre oltre che marito di Sveva Mancuso. Sono passati 9 anni e non è chiaro niente,tantomeno cosa passa nella mente di quell’uomo non qualunque per una giornata non qualunque del G8 italiano.
Sono invece molto comuni le denunce della moglie che da un articolo del secolo XIX intitolato «Le minacce a Placanica? Se le scriveva da solo», si rende noto che “ lo ha lasciato nell’ottobre 2007, dopo due anni di matrimonio, e un figlio, dopo aver diviso con lui sofferenze, botte, incidenti sospetti, paranoie, microspie, psicofarmaci, ossessioni: un baratro in cui i fantasmi di Mario avrebbero fatto sprofondare l’intera famiglia. Con i pezzi di una vita da rimettere insieme, giù in Calabria.“
Si sono aggiunte da due anni le accuse di violenza sessuale nei confronti di una bambina, all’epoca undicenne.Placanica scrive, alla moglie e ai giornali, bigliettini non proprio amorosi e non a firma sua, ovviamente.
La vicenda comune di una donna che denuncia violenze, si accoppia alla banalità di una straordinaria giornata genovese, dove chi l’ha vissuta, ha visto con i propri occhi la conferma di una società senza diritto e certezza di giustizia, dove il potere rappresentato da potenze mondiali, non nuove a scenari di violenza e terrore indotto, ha dato una prova schiacciante ogni verità, anche se migliaia sono state le documentazioni e le denunce. E tutto si placa,non Placanica, in nome della nostra Protezione, anche le stragi, prima e dopo Genova, con qualunque amministrazione allora presente, qualunque istituzione avesse calcato, o calcherà, lo scenario. Lo spettacolo del silenzio omertoso, continua e il sipario cala, a placare qualunque domanda, anche quelle che non si fanno, per ignoranza, stanchezza, rassegnazione. Ci diamo delle risposte. E chi le sente le une e le altre? Tornano le voci, come nelle menti dei matti, quelli che si sdoppiano, che fanno la parte di chi recita il torturatore e il torturato.E’ legittimo qualsivoglia impedimento, perchè nulla accada.Si aspetta, la fine del chiacchiericcio e la Ricostruzione, quella dai modi seri e certi, che non ha paura di reprimere e controllare la paura, di mettere a tacere, per sempre.Magari in una grotta come in un innocente gioco, un Domino.Cappuccio nero e maschera bianca, effetto a catena.
Doriana Goracci
“Dal 19 marzo le sono arrivati a ripetizione tre bigliettini: «Puttana ti ammazzo stai zitta», «Morte stronza», «Puttana muori», frasi sovrastate da una piccola falce e martello, scritte a stampatello, con la grafia nervosa di un bambino. «Inizialmente – fa annotare Sveva ai carabinieri – non volevo fare questa denuncia in quanto credevo si trattasse di qualcosa di poca importanza»… «Mario è abituato a scrivere bigliettini e minacce per attirare l’attenzione», dice.Lo ha già fatto nel 2007. La lettera di minacce firmata Brigate Rosse rivolte a lui e al segretario della Cei Angelo Bagnasco, con su scritto “Mario Placanica morte. Bagnasco al rogo. Solidarietà con i compagni. Viva Carlo Giuliani”, «se l’è scritta da solo» racconta Sveva: «La sera del 30 aprile del 2007 stavo dormendo. Apro gli occhi e vedo Mario che guarda su internet un sito con le immagini del sequestro di Aldo Moro. Noto che sta ricalcando con cura la stella delle Br. Gli chiedo cosa sta facendo, e lui mi dice di stare zitta, per le microspie. Mi avrebbe raccontato la mattina dopo, l’1 maggio, quando ho visto con i miei occhi imbucare la lettera nella nostra cassetta della posta». Allo stesso modo nei giorni precedenti «è stato lui a scrivere con le bombolette spray le minacce di morte apparse sui muri vicino a casa nostra a Sellia Marina, firmate “Brigata 20 luglio”». E sempre lui è l’autore a delle minacce telefoniche di morte all’avvocato Ezio Menzione, che si occupava di difendere alcuni no-global nel processo per i disordini del G8 di Genova. Telefonate partite da una cabina di Montepaone Lido a fine maggio 2007. L’1 giugno Placanica sarebbe stato chiamato a deporre come teste a Genova. Sveva ha assistito impotente ad ogni azione del marit: ,«Ero costretta – si sfoga – mi minacciava, mi picchiava. Non sta bene. È psicopatico e schizofrenico»…Ma perché dire tutto solo oggi? «Perché sono sola e penso che Mario venga coperto da polizia e carabinieri. Che nonostante le mie continue denunce non mi aiutano. E poi perché mi vuole togliere il bambino che ho avuto da lui». Sveva infatti il 5 maggio sarà in tribunale, convocata dall’avvocato di Placanica per sottrazione di minore.Ricorda anche «le sue continue sniffate di coca» che mescolate agli psicofarmaci una volta stavano costando la vita a tutti e due per un incidente. Dopo essere riuscita a liberarsi di lui, a lasciarlo, Sveva ha chiamato Menzione e gli ha raccontato quasi in lacrime la verità. Ma perché dire tutto solo oggi? «Perché sono sola e penso che Mario venga coperto da polizia e carabinieri. Che nonostante le mie continue denunce non mi aiutano. E poi perché mi vuole togliere il bambino che ho avuto da lui». Sveva infatti il 5 maggio sarà in tribunale, convocata dall’avvocato di Placanica per sottrazione di minore.
Doriana Goracci su http://www.gennarocarotenuto.it

















Debora | 17 aprile 2010 00:45 | Rispondi
E Carlo Giuliani scriveva poesie in latino.
E’ proprio vero che il cielo non ha preferenze.
Doriana Goracci | 17 aprile 2010 09:43 | Rispondi
Claudio Varalli (Bollate, 1 luglio 1957 – Milano, 16 aprile 1975) e Giannino Zibecchi (Milano, 18 febbraio 1947 – Milano, 17 aprile 1975) sono stati due antifascisti italiani.
Claudio Varalli, studente presso un Istituto tecnico milanese e aderente al Movimento dei Lavoratori per il Socialismo, fu ucciso da un neofascista in un corteo di protesta a Milano. Giannino Zibecchi, militante del Coordinamento dei comitati antifascisti, morì investito da un camion dei carabinieri in Corso XXII Marzo a Milano, durante una manifestazione antifascista in cui si produssero scontri e tafferugli.I loro nomi risultano indissolubilmente legati al punto tale che un monumento è dedicato alla memoria di entrambi: Giannino Zibecchi morì infatti un giorno dopo l’uccisione di Claudio Varalli nel corso di una manifestazione di protesta per la assassinio di quest’ultimo.
“Nella piazza un gran groviglio,tutti corrono gridono piangono per la gente dentro casa non è successo niente ma le sirene le grida, la puzza il fumo si sente “assassini, assassini!”, continuano a gridare.
Arrivano due uomini con le magliette chiare,
piangono, tossiscono, non sanno più parlare,
Zibecchi è per terra, la testa …sullo scalino,le braccia un po’ in avanti, ma come per chiamare la testa resta indietro, punta lontana, le gambe stanno lì, ma come di nessuno, una donna anziana grida uscendo da un portone, “assassini, assassini!”, e ferma due celerini. “Assassini, assassini!”, e avanza le mani,ne vengono giù dieci, scendono da un gippone,e trascinano la donna sopra un’auto militare,di lei da quel giorno non s’è più sentito parlare.”E’ un corteo, è un corteo!”, incominciano a gridare,ma le jeep impazzite non fanno più passare,vengono degli uomini le mani piene di sassi,”guardate, guardate, ci sparano addosso!”.”Sparano, sparano!”, corre la voce,aumentano le grida, la gente si butta per terra,chi raccoglie i bossoli e li guarda senza fiato,chi cerca di scappare, i ferri pedonali…da Riccardo Venturi