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Realtà e stereotipi

A Roma, presso l’Accademia di Romania di Valle Giulia, è stato presentato, giovedì 25 marzo, il volume “I romeni in Italia tra rifiuto ed accoglienza”. Di cosa si tratta?! Questo lavoro, voluto dalle Caritas italiana e rumena, ripercorre la storia del rapporto tra Italia e Romania, cercando di riflettere sul ruolo che i romeni possono avere nella costruzione di un’Italia multiculturale, partendo da dati di fatto.

Secondo i calcoli del Dossier Statistico Immigrazione Caritas/Migrantes, i romeni residenti in Italia accertati superano il milione (1.100.000 persone): dal 2003, anno in cui, a seguito della regolarizzazione Bossi-Fini, si contavano 240 mila soggiornanti, i romeni sono fortemente aumentati, rappresentano attualmente la prima collettività straniera in Italia (ovvero, il 24,5%) e incidono per un quarto anche nella forza lavoro immigrata.

Favoriti dall’essere cittadini dell’Unione Europea dal 1 gennaio 2007, hanno avuto 175 mila contratti di lavoro solo nel 2008, corrispondenti al 40% dei nuovi contratti di cui ha beneficiato l’intera popolazione immigrata. Pertanto, assicurano un notevole contributo in termini di pagamento dei contributi previdenziali e delle tasse che si stima, rispettivamente, attorno a 1,7 miliardi di euro e 1 miliardo di euro.

Un volume zeppo di dati come è facile notare. Ma non riguardano solo il punto di vista economico della questione, anzi. Quello che deve far riflettere è il risvolto sociale, e per altri versi culturale, che altri dati ci forniscono: le denunce nei confronti dei romeni dal 2005 al 2008 sono aumentate del 32,5%, ovvero dalle 31.465 del 2005 alle 41.708 del 2008; ma allo stesso tempo, i residenti romeni nel nostro territorio, nel periodo indicato, sono aumentati del 267%. Ne è lampante conseguenza che chi equipara l’aumento dei romeni all’aumento della criminalità è categoricamente smentito dai dati. Non solo, ad essere denunciati sono il 3,5% di tutti i residenti e ne consegue che il 96,5% dei romeni in Italia non è qui per delinquere: non mi sembra dato da poco.

Ma purtroppo in Italia si fa presto a criminalizzare un popolo intero (ecco il risvolto culturale). A causa di omicidi che hanno colpito profondamente la nostra opinione pubblica, come quella di Giovanna Reggiani nel 2007 e lo stupro della Caffarella nel 2008, entrambi a Roma, nella nostra società non si ha ancora una percezione positiva nei confronti dei romeni. Anzi, come sostiene Giorgio Alessandrini, responsabile dell’organismo nazionale di coordinamento delle politiche di integrazione sociale dei cittadini stranieri, ”la Presidenza della Camera ha presentato, nei giorni scorsi, una ricerca sui giovani italiani e la xenofobia: il 45% dei nostri giovani risulta essere tendenzialmente razzista e il 15% sarebbe rom-romeni-serbi fobico”.

Da uno stereotipo ad una realtà, sta in questo la forza dei dati. La metà degli italiani si riscoprono razzisti e i romeni gente che vuole lavorare. Vogliamo prenderne coscienza?

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