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Una stima un po’ più realistica della disoccupazione

Partiamo dalla definizione di non forze di lavoro (a partire dalla quale si fa il calcolo stimato) non di tutti quelli che, pur in età lavorativa (15-74 anni) e non inabili al lavoro, un lavoro comunque non lo hanno. E se lo avevano, lo hanno perso.E non contiamo poi quelli che alla data del rilevamento hanno un lavoro a termine….precario, flessibile……quelli sono occupati.

“popolazione in età lavorativa, cioè la popolazione compresa tra 15 e 74 anni, all’interno della quale si distingue tra:
?     1) forze di lavoro potenziali composte da persone in cerca di occupazione che hanno interrotto l’azione di ricerca attiva da almeno 2 mesi e da non più di 2 anni;
?    2) persone che non cercano lavoro ma sarebbero disposte a lavorare a particolari condizioni;
?    3) persone che non hanno svolto nella settimana alcuna attività né hanno cercato lavoro o, quantomeno, non lo hanno cercato con le modalità definite per le persone in cerca di occupazione;
?    persone che si dichiarano casalinghe, studenti, inabili, ritirati da lavoro, militari di leva o in servizio sostitutivo.”

Tutti costoro NON VENGONO calcolati nel novero dei disoccupati……

Ora è pur vero che, non solo al Sud, please, vi sono dei disoccupati che lavorano in nero, altrimenti non mangiano, ma è anche vero che si tratta, per lo più, di lavori ultraprecari o svolti a condizioni di fame e di mancanza di sicurezza, tali da candidarli come potenziali richiedenti di una situazione lavorativa vera e propria, con redditi e forme di attività non da terzo o quarto mondo.

Non ho alcuna competenza matematica né metodologico-statistica, ma ho la fastidiosa sensazione che se si includessero nel calcolo anche tutti quelli del tipo 1 e 2 ed una certa parte di quelli di tipo 3, la percentuale dei disoccupati, di quelle e di quelli  che hanno bisogno di un reddito e se lo vorrebbero guadagnare lavorando onestamente schizzerebbe assai, ma assai più in alto.