Thursday 09 February 2012, 13:04

Orlando Zapata

Dopo aver pubblicato ieri il pezzo critico di Raffaele de la Rosa, pubblichiamo anche il punto di vista di Alessandra Riccio, codirettrice di Latinoamerica (gc).

Dicono che Orlando Zapata era fondatore del partito Alternativa Repubblicana ma non sappiamo di questo partito né i programmi né la consistenza. Dicono che era un prigioniero politico ma sappiamo che dal luglio del 1990 entrava e usciva dalla galera con le accuse di possedere armi bianche, due volte per truffa, per esibizionismo, per disordine pubblico e resistenza, due indiscipline che ha continuato a praticare nel carcere.

Nel 2001 era in libertà e come libero cittadino aveva deciso di associarsi ai gruppi di dissenso contro il governo. Nel 2003 torna in prigione, probabilmente come uno dei più di cinquanta dissidenti il cui arresto ha suscitato molto scalpore anche in Europa, motivando sanzioni e prese di distanza. Fatto sta che quel giovane muratore è diventato un “prigioniero politico” per gli avversari del governo cubano che invece lo ha considerato piuttosto un delinquente comune che dava continui grattacapi. La sua condanna iniziale a tre anni era cresciuta in successivi processi fino a 25 anni  per azioni  violente e aggressione a funzionari penitenziari.
Il 18 dicembre del 2009, Zapata aveva iniziato uno sciopero della fame perché non venivano esaudite le sue richieste di avere in cella una cucina e un telefono personale. Pareva ossessionato dal problema del cibo e mangiavo solo quello che gli portava la sua famiglia.
Ostinato nel proseguire il suo sciopero della fame, non risulta che i suoi compagni di lotta, i gruppi dissidenti, i simpatizzanti che dai luoghi dell’ esilio tifavano per lui abbiano cercato di farlo desistere per lo meno quando la situazione si stava protraendo oltre il possibile. In altre occasioni, lo sciopero della fame di alcune teste più visibili del dissenso era stato interrotto a tempo. I giorni della sua agonia Orlando li ha passati nell’infermeria del carcere, poi nell’Ospedale Provinciale di Camagüey e alla fine nell’Ospedale Nazionale per Reclusi dell’Avana sempre sotto la sorveglianza del medici che gli hanno praticato le terapie di alimentazione forzata; una sopraggiunta polmonite bilaterale ha posto fine a quell’agonia.
Sua madre lo ha potuto accompagnare e non ha negato che al figlio siano state prestate tutte le cure necessarie; d’altra parte, appena qualche mese prima Zapata era stato operato di un tumore al cervello. Ma adesso c’è chi si scaglia anche contro i medici cubani, accusandoli di aver servito i tenebrosi disegno dei fratelli Castro, ormai descritti come dei consumati torturatori sempre pronti alle peggiori abiezioni.
La morte di Zapata, disgraziatamente coincide con la Presidenza Spagnola alla Comunità Europea e con il lavoro paziente del Ministro degli Esteri Moratinos, per convincere il parlamento europeo a normalizzare i rapporti con Cuba dopo quell’infausto 2003. Questa coincidenza ha scatenato negli ambienti ostili al governo cubano una cieca indignazione che gonfia i dati, tace i dettagli, esagera nelle accuse e dà per scontato che a Cuba si pratichino morti extragiudiziarie, si torturi e si violino i diritti dei detenuti.
Yoani Sánchez ha avuto la tribuna d’onore sul quotidiano spagnolo “El País”, in assoluto il giornale che ha preso più a cuore la morte di Zapata. In una Tribuna veemente, la blogger più famosa del mondo si indigna –fra gli altri infiniti orrori del mondo castrista- che al povero Zapata fossero state vietate le visite dei familiari. Da dodici anni due dei Cinque prigionieri politici detenuti nelle carceri statunitensi non possono ricevere la visita delle loro mogli perché il dipartimento di Stato teme che possano rappresentare un pericolo per il paese.
Sulla tomba di Orlando Zapata, invece della pietà, si è voluto scatenare la bagarre utilitaristica, facendo di quel muratore indisciplinato e ribelle uno strumento di macabra utilità nella pur legittima battaglia che ciascuno ha il dovere di condurre per affermare le proprie idee.

http://www.giannimina-latinoamerica.it/taccuino/535-orlando-zapata



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  1. Lorenzo Mortara | 27 febbraio 2010 18:30 | Rispondi

    Tra i migliori articoli sull’argomento, mi pare doveroso, per completezza, segnalare questo.

    http://antoniomoscato.altervista.org/index.php?option=com_content&view=article&id=207:un-morto-che-pesa-a-cuba&catid=6:il-dibattito-sul-qsocialismo-realeq&Itemid=15

    Va da sé che il peggiore sia quello della serva Omero Ciai su La Repubblica:

    http://www.repubblica.it/esteri/2010/02/24/news/cuba_dissidente-2408586/

  2. Raffaele Della Rosa | 27 febbraio 2010 19:52 | Rispondi

    Orlando Zapata Tamayo, “muratore indisciplinatio e ribelle”

    Bello, forse chi chi lo ha scritto, non gli attribuisce il senso che gli attribuisco io.

    Ma se il mio cervello sapesse guidare le mie mani per far bene il muratore, anche a mie piacerebbe avere sulla tomba, un epitaffio simile.

    INDISCIPLINATO E RIBELLE. SISSIGNORI, se meritato, mi piacerebbe DAVVERO !!!!!!!

  3. fernando | 28 febbraio 2010 09:26 | Rispondi

    La Professoressa , Riccio con questa frase ha regalato l’ immortalità di eroe a ZAPATA. Grazie professoressa Riccio, speriamo che non lo vengano a scoprire i gerarchi cubani da che parte stai se non sono guai. Li vedo i cartelli lungo le strade cubane, ORLANDO ZAPATA L’ EROE DELLA RIVOLUZIONE INDISCIPLINATO E RIBELLE.. La retorica c’è tutta. Grazie Riccio…

  4. lembo11 | 28 febbraio 2010 09:49 | Rispondi

    cuba è nel cuore di tanti di noi, non merita di essere giustificata per la morte di Orlando Zapata con le argomentazioni usate da Alessandra Riccio
    …arrestato per disordine pubblico e resistenza, due indiscipline che ha continuato a praticare nel carcere…quel muratore indisciplinato e ribelle…
    Dopo averlo letto, sono andato a rivedere chi l’aveva scritto, sperando in una cattiva traduzione in italiano. Niente da fare. Non basterebbe l’intero territorio di Cuba per contenere le tombe con l’epitaffio indisciplinato e ribelle, e accanto a quella di Raffaele ci sarebbe anche quella del Che.

  5. Antonio Moscato | 28 febbraio 2010 17:18 | Rispondi

    Ho apprezzato l’intervento di Raffaele La Rosa, di cui ho condiviso soprattutto la conclusione.
    Mi ha rattristato invece l’intervento di Alessandra Riccio. La conosco bene, mi ha insegnato molte cose quando era a Cuba, parlando senza le reticenze di quando scriveva e aiutandomi ad avere gli occhi aperti.
    Quello che mi ha turbato è stato vedere che oggi usa gli stessi argomenti che mi sono arrivati da diverse parti del mondo, da parte di quelli che non accettano critiche faraterne a Cuba. I suoi commenti sembrano ricavati dalle veline delle ambasciate, che non hanno pudore a insistere nel presentare come Orlando come “muratore indisciplinato e ribelle”, che “entrava e usciva dalla galera con le accuse di possedere armi bianche, due volte per truffa, per esibizionismo, per disordine pubblico e resistenza, due indiscipline che ha continuato a praticare nel carcere”.
    Viva la disciplina! Una volta il movimento operaio capiva e spiegava l’eventuale “delinquenza” con le circostanze sociali, ora si presenta come una colpa essere indisciplinato!
    A Cuba ho visto più volte nelle stazioni di polizia le foto dei ricercati: al 95% sono neri. E quando ho chiesto, mi hanno detto: i neri sono predisposti… Non a caso, sotto l’influenza sovietica, a Cuba è stato esaltato Lombroso…
    E’ possibile che si sorvoli sul fatto che, qualunque sia stato il suo passato, Orlando Zapata Tamayo aveva imboccato la strada di una lotta in cui ha messo in gioco la sua vita?
    Si dà per scontato che gli oppositori siano tutti controrivoluzionari: la maggior parte non lo sono affatto, ma lo diventeranno, se la sinistra continuerà a considerare un crimine proporsi di avere un sistema elettorale diverso da quello che ha impedito all’URSS e ai paesi organizzati sul suo modello di salvarsi, illudendosi con risultati fittizi.
    E questo che mi preoccupa e su cui ho scritto in più occasioni, come si può vedere sul mio sito ( http://antoniomoscato.altervista.org/) digitando il link Cuba…

  6. Paolo Rossignoli | 3 marzo 2010 09:56 | Rispondi

    Mi sembra interessante la visione di questo video, che trovate a questo indirizzo, http://www.youtube.com/watch?v=b8kfIpv5VMU
    dove tra tante cose, la madre del povero Zapata dichiara che il governo ha fatto di tutto per curare e salvare il figlio.
    Il povero Zapata, in realtà è stato abbandonato da quella “dissidenza” che invece di convincerlo a desistere, ha volutamente cercato in lui, un martire da mostrare al mondo.

  7. Lorenzo Mortara | 3 marzo 2010 20:26 | Rispondi

    Segnalo anche il grande Gianni Minà, il cui intervento riequilibra un po’ l’immagine mi pare un po’ troppo angelicata del prigioniero, fermo restando che i 36 anni li ha beccati per vetero stalinismo inaccettabile, non per aver partecipato a questo o quel gruppo di dissidenti. Mi sembra ancora che la cosa triste sia la solita informazione tipo Repubblica a cui non interessa minimamente informare, mentre il confronto qui tra le varie anime appassionate dà la possibilità davvero di avere una visione integrale di tutte le sfaccettature della vicenda.

    http://www.giannimina.it/index.php?option=com_content&task=view&id=197&Itemid=51

  8. Raffaele Della Rosa | 4 marzo 2010 12:13 | Rispondi

    E’ desolante notare che in una discussione tra gente che NON HA MAI POSTO IN DISCUSSIONE LA LEGITTIMITA’ STORICA DELLA RIVOLUZIONE CUBANA si usino certi argomenti e si evitino taluni interrogativi. Qui non ci sono nè Angele Nocione né Pietri Sansonetti. I nomi di altri pennivendoli li ometto per decenza, in una sede come questa continuo a non ritenerli interessanti. Non perchè siano lontani dalle mie idee ma semplicemente perchè sono quelli dei “detrattori a prescindere”.
    Io (ed altri meglio di me, con maggiore profondità e conoscenza SCIENTIFICA della mia, caro Cecco, v Antonio Moscato) abbiamo posto (e poniamo, in primo luogo, a noi stessi) la domanda su cosa succede a Cuba, ma anche quale possa e debba essere il nesso tra rivoluzione, socialismo e democrazia nel XXI secolo.
    La persona di Zapata Tamayo e le sue idee politiche, visto che nessuno, neppure Raul, lo ha accusato di essere seguace e complice di Posada Carriles, a questo punto non mi interessano. Rispondo a voi quello che ho risposto ai Carabinieri nell’ 81 quando volevano sapere cosa mi piaceva e cosa non mi piaceva delle idee di quelli che praticavano la lotta armata in Italia “Delle idee, DELLE IDEE, dei dissenzienti non discuto finchè non posso parlare faccia a faccia, con loro senza sbarre e vetri antiproiettile.” Ovviamente non mi riferivo a fatti di sangue, rapine per autofinanziamento ecc. ecc., ma ai teoremi di persecuzione giudiziaria costruiti sulle posizioni politiche e nulla più.
    Di Zapata Tamayo mi interessa che si sia (e sia stato) lasciato morire per rivendicare un riconoscimento alla sua condizione di detenuto per reati di opinione.
    SUL FATTO CHE SIA MORTO IN SCIOPERO DELLA FAME SON TUTTI D’ACCORDO, nesun dubbio è lecito.
    Sul resto i dubbi (non le certezze, pro o contro le autorità cubane) son tutti OBBLIGATORI.
    Alcuni processi ai dissidenti son stati tenuti se non proprio a porte chiuse quanto meno a porte assai poco aperte.

  9. Raffaele Della Rosa | 4 marzo 2010 12:16 | Rispondi

    (prosecuzione del commento precedente)
    E NON SI TRATTAVA, PER AMMISSIONE DELLE STESSE AUTORITA’ CUBANE, DI CAUSE CONCERNENTI SPIONAGGIO E SEGRETI MILITARI. Dunque ?
    Informarsi non è facile in Italia, vedi casi Aldrovandi e Cucchi (per citare solo i più noti), dove è comunque possibile contraddire pubblicamente e, fino ad un certo punto, liberamente, le verità ufficiali. A Cuba si può essere condannati per aver distribuito volantini, figuriamoci sfidare pubblicamente le autorità a provare ecc. ecc.
    Sapere quello che succede all’interno di un carcere non è facile in NESSUNA PARTE DEL MONDO.

    LE OPINIONI DI ZAPATA TAMAYO NON MI INTERESSANO. PERCHE’ IO PENSO CHE, IN GENERALE, CHIUNQUE ABBIA DIRITTO AD ESPRIMERNE. Salvo casi di eccezione, che nelle mie opinioni, non possono durare 51 anni e più. Nonostante il bloqueo.
    E’ un problema politico. SCUSATE SE MI RIPETO: speriamo che a risolverlo non sia un Putin cubano, magari già “laureatosi” nell’ Accademia della Seguridad del Estado…

  10. Raffaele Della Rosa | 4 marzo 2010 12:37 | Rispondi

    Era l’ormai lontano 1981.
    Dopo aver soggiornato in un carcere assai normale (quello di S. Maria CV), SOLAMENTE PER TRE GIORNI, nel quale, (mi riferisco solo al carcere) non ho subito nessun trattamento indecente, ho maturato la convinzione, ormai inestirpabile, che i magistrati penali, dovrebbero, in incognito, farsi per lo meno una settimana, in quelle stesse condizioni, prima di essere abilitati come giudicanti.
    Cara professoressa Riccio, a partire da questa mia convinzione, si immagini, se Le interessa, come posso accogliere la signorile e salottiera nonchalance (parlo della frase, non di Lei che non conoscosco) con cui Ella scrive
    “Nel 2003 torna in prigione, probabilmente come uno dei più di cinquanta dissidenti il cui arresto ha suscitato molto scalpore anche in Europa, motivando sanzioni e prese di distanza. Fatto sta che quel giovane muratore è diventato un “prigioniero politico” per gli avversari del governo cubano che invece lo ha considerato piuttosto un delinquente comune che dava continui grattacapi.”
    Egregia professoressa Riccio Ella dice “PROBABILMENTE….” ovvero Le è altamente indifferente il motivo per cui l’essere umano Zapata Tamayo ( ma diciamo pure XY, il nome non ha importanza) è stato messo in prigione, ovvero privato della libertà personale….
    Ma dice anche che le autorità cubane lo consideravano un delinquente comune, anche se secondo lei PROBABILMENTE era stato dichiarato tale per motivi politici.
    Decisamente discutere e approfondire questo tipo di eventi la annoia e li considera irrilevanti, ….visto che ne scrive con tanta frettolosità. E’ una scelta che giustamente è liberissima di fare. Il destino di Cuba, nel male e nel bene non è influenzato dalle nostre chiacchiere. Quello della sinistra italiana, invece, sia pure in minima parte, può darsi che sì.
    Le cose da dire sarebbero tante ancora, ma non mi permetto di annoiarLa ulteriormente.

  11. Paolo Rossignoli | 4 marzo 2010 17:46 | Rispondi

    Caro Raffaele, poni la questione se “Zapata Tamayo si sia (e sia stato) lasciato morire”:
    Il video dimostra che le autorità cubane hanno fatto il possibile per farlo desistere e salvarlo.
    A prescindere del gesto estremo del povero Zapata, devi chiederti pittosto se sono vere le cose che ti raccontano i nemici di Cuba, o se è giusto dubitare solo della versione ufficiale?
    Personalmente, non permetto a nessuno di giocare con la mia sensibilità, tantomeno a dei personaggi che vanno a braccetto con assasini e terroristi in quel di Miami.

  12. Raffaele Della Rosa | 5 marzo 2010 08:35 | Rispondi

    Caro Paolo:
    1) Non ho posto l’interrogativo se OZT si sia ecc.
    ma piuttosto (scusa se mi cito e mi ripeto) se
    “A Cuba però si può essere condannati a 36 anni per aver criticato il governo.
    E’ accettabile questo ?
    E’ accettabile che un regime che dirige il paese da 51 anni non riesca a gestire il pericolo rappresentato dalla critica di un muratore dissidente, sicuramente dotato di notevole spina dorsale, in altro modo che obbligandolo al martirio ?

    E’ pensabile che non vi sia una leadership dotata di capacità negoziali tali da garantire insieme flessibilità e controllo in momenti in cui la “rifondazione” della 4 Flotta USA, quella del Caribe non lascia presagire nulla di buono per i movimenti democratici e progressisti di quella parte del mondo?”

    2) Anche Edoardo Galeano (per citarne solo uno) è un personaggio che va a braccetto con gli assassini di Miami ?

  13. Paolo Rossignoli | 6 marzo 2010 11:07 | Rispondi

    Credi veramente che “il muratore dissidente” sia stato condannato a 36 anni per aver criticato il governo?
    Non ho molto da dire su questo, solo pensare che a Miami, con i grandi finanziamenti dell’USAID che si ritrovano, fanno bene il proprio lavoro di propaganda mediatica, se hanno convinto persone attente come te…
    Cuba ha saputo smentire l’accusa di non aver fatto il possibile per salvare il povero Zapata, come ha dimostrato che non era un prigioniero di coscienza.
    A questo riguardo, ti ricordo che molti dei 75 sono liberi, proprio perchè rilasciati a causa del loro stato di salute.
    Come la Martha Beatriz, che pochi giorni dopo aver ottenuto la sospensione della pena per salute precaria, ha organizzato una assemblea nazionale, con tanto di diplomatici e stampa internazionale invitata, nel patio di casa sua.

    Se vuoi piuttosto possiamo discutere se le pene che vengono date a chi prende soldi dal grande e potente nemico per destabilizzare il paese, siano o no severe.
    Io credo di si, ma sò di essere un “occidentale” che non vive il contesto in cui è maturata la Ley 88. Non vivo in un paese sottoposto a bloqueo da 50 anni e continuamente aggredito fisicamente e mediaticamente dall’impero.
    Non sono responsabile della tutela del popolo cubano, per cui posso permettermi, a differenza delle autorità cubane, una opinione meno severa delle circostanze.

  14. Raffaele Della Rosa | 7 marzo 2010 15:29 | Rispondi

    Tanto per chiarire, il minimo indispensabile.

    HO SCRITTO, un po’ di tempo fa, E CONTINUO A PENSARLA COSI’, CHE SE A CUBA DOVESSE CROLLARE L’ATTUALE REGIME, LE CONDIZIONI DI VITA DEL POPOLO CUBANO ANDREBBERO A PEGGIORARE, E NON POCO.
    Il crollo della fu URSS lo testimonia.
    Detto questo quando tu scrivi
    “Come la Martha Beatriz, che pochi giorni dopo aver ottenuto la sospensione della pena per salute precaria, ha organizzato una assemblea nazionale, con tanto di diplomatici e stampa internazionale invitata, nel patio di casa sua.”
    Io trasecolo. E perchè mai un diritto di cui Paolo Rossignoli e gli altri italiani godono, quello di organizzare una manifestazione pubblica di critica al governo non deve averlo anche un qualsiasi cittadino cubano, marocchino, tunisino, egiziano, siriano,dell’ Ossezia, dell’ Inguscezia ecc. ecc.??
    Infatti solidarizzo anche con Aminatou Haidar, mica solo con i dissidenti cubani….

    Una notazione curiosa. Da noi vi sono delinquenti di diritto comune (truffe, corruzione, falsi in bilancio, evasione fiscale ecc. ecc.) che tentano (ed in parte riescono) a farsi passare per perseguitati politici, in altri paesi, non solo, E NON PRINCIPALMENTE Cuba, i dirigenti tentano (ed in parte riescono) di trasformare dei dissenzienti politici in criminali comuni…e pure basterebbe fare i processi in pubblico, senza tante storie……

  15. Paolo Rossignoli | 9 marzo 2010 01:02 | Rispondi

    Non giriamoci intorno, la discussione era se il povero Zapata era un prigioniero di coscienza o no, e se sia stato condannato a 36 anni per aver criticato il governo o no.
    Tu credi di si, ma, come dimostrato, non è affatto vero.
    Del diritto a manifestare, io penso che tutti i sistemi, socialisti o capitalisti che siano, hanno i loro strumenti per impedirne il rovesciamento da parte dei loro avversari e credo anche che sia giusto.
    Ogni sistema ritiene, che ci piaccia o no, quale sia il grado di minaccia di ogni azione che succede nel proprio paese, a volte anche all’estero, e quale sia la giusta reazione.
    Negli USA, rivendicano con “motivi di sicurezza nazionale” la possibilità di arresti arbitrari, rapimenti all’estero, torture nelle prigioni segrete, ecc., senza mai che nessuno al mondo ne metta in discussione lo status di paese democratico. Se vuoi parliamo di Israele, Turchia, della Spagna dove vietano partiti baschi, oppure anche solamente della Francia che affonda battelli di greenpeace. O di tutte le volte che viene sospeso l’accordo di Schengen per impedire spostamenti di manifestanti contro il G8.
    Anche Cuba ha le sue reazioni, a La Habana, ogni domenica mattina c’è la manifestazione delle donne in bianco, sulla Quinta Avenida, senza che nessuno dica niente. Ci sono passato a curiosare alcune volte, e non ho mai visto ne spiegamenti di polizia, ne sostenitori a seguito, quasi completa indifferenza,
    Altre, quelle provocatorie, magari nei luoghi più importanti della Rivoluzione, con tutta la stampa internazionale a seguito, vengono spesso disperse, ma sempre senza uso di manganelli. Molte volte vengono affrontate da altri cittadini ancora prima dell’intervento della polizia.
    Il caso di Martha Beatriz, che tu “trasecoli” viene proprio a puntino, oltre al fatto che tanto male non stava, nella suo patio di casa ha potuto svolgere liberamente una “Asamblea para Promover la Sociedad Civil” con tanto di diplomatici e naturalmente la stampa internazionale.

  16. Paolo Rossignoli | 9 marzo 2010 01:06 | Rispondi

    Probabilmente è vero che a un cubano (degli altri paesi citati non parlo, visto che non sono preparato), usando i nostri parametri occidentali, sono riservate meno possibilità di manifestare il proprio dissenso in piazza, ma non certamente di partecipare alla critica e alla discussione politica nel proprio paese, anzi, un cittadino medio cubano partecipa a numerosissime assemblee dove può esporre le proprie critiche, che siano di lavoro, di politica, del quartiere, del candidati e del rendiconto degli eletti…
    E’ chiaro che quelle di piazza, a cui praticamente partecipano solo i quattro organizzatori, che altro non sono che gli stessi personaggi inquadrati nei gruppetti della “dissidenza” foraggiati dall’USAID, sono solamente ad uso esclusivo dei mass media internazionali e non certo utili per il dibattito interno, ma invece molto funzionali agli USA e ai suoi compari di turno per giustificare il bloqueo e altre misure che vanno a penalizzare il popolo cubano.

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