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Memoria e storia. Dedicato a Gelmini

Prima o dopo, che conta? Siamo in anticipo, lo so, ma il ministro con la sua circolare sul trenta per cento merita una risposta meditata, che venga da noi, professori e studenti. Dovrebbe saperlo: la scuola che governa e non conosce segue un filo suo rosso che non sempre mette insieme l’ordine logico e quello cronologico. La scuola, voi lo sapete bene, è un po’ “fuoriregistro“. L’avvocato dovrà impararlo.
Non s’è ancora messo in moto il baraccone, ma siamo prigionieri di noi stessi e non potremo farne a meno. Per quanta rabbia potremo mostrare, quale che sia l’insofferenza che sapremo opporre, in qualche modo ci scoveranno, potete giurarci. In qualche modo ci faranno partecipare e dovremo ascoltarli. Qualcuno premerà un pulsante e, come per incanto, in ogni angolo e piazza, in ogni strada e in ogni casa, da qualunque pulpito e da ogni cattedra, tutti ricorderemo: le televisioni ci mostreranno senza interruzione l’orrore dei lager, la tragedia dei camini, la feroce menzogna delle docce, l’invisibile agonia dei gas. Rivedremo angosciati cataste di cadaveri ammonticchiati nel bianco e nero cupo dei filmati d’epoca, i liberatori inorriditi, i carnefici grigi come la terra asciutta, i lampi di vita ostinata negli occhi dio sa come aperti su volti scheletriti, su mucchi d’ossa infagottati in un pigiama lacero di stoffa a righe. Un pulsante premuto e sarà “memoria” telecomandata.
Un giorno intero, anzi no, qualcosa in più d’un giorno, il tempo che occorre a suscitare il pathos con una pletora spocchiosa di esperti, con fiumi di parole sempre uguali, sempre smorte e banali. Parole senza vita vera. Ci sono cose che un professore non può tacere ai suoi studenti: se l’idiozia di questo tempo nostro feroce è stupefacente, disgustosa è l’ipocrisia che ci governa. Per tutto un anno, un popolo di smemorati vive di sensazioni forti e allucinate, vive senza farsi domande una vita virtuale e si lascia convincere che il rumeno stupra, il rom è ladro, l’albanese mafioso e il musulmano terrorista. Per un anno intero ascolta con fede incrollabile la nostra Gestapo che processa nell’immensa “piazza Vespa” gli ebrei del nostro tempo e passa con noncuranza davanti ai campi di concentramento. Indifferente vive la sua vita come comandano moda e pubblicità, tra ombre sfuggite alla morte silenziosa nel Mediterraneo, tra un dolore che non ha fine, ma non apre brecce nei cuori inebetiti dalle droghe del consumismo. Così è per un anno, ma il 27 c’è il rito della memoria e occorre d’improvviso ricordare. Tutto è stato costruito ad arte: si vuole che voi abbiate memoria di tutto il male ch’è stato, ma non riusciate a vedere l’infinito male che vi circonda. E’ infatti scientificamente provato che una micidiale overdose di antico razzismo ha la forza d’un vaccino: fa di un popolo di senzastoria una massa di consumatori di dolore virtuale immuni dall’orrore autentico. Un orrore ben più vivo di quello storico, più diffuso, più ostentato, più sottilmente teorizzato, più modernamente organizzato.

Chi è interessato alla conclusione dell’articolo può cliccare su uno dei seguenti link: Il blog di Giuseppe Aragno; “Fuoriregistro

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