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Tornare a Oaxaca tre anni dopo

OAXACA – Tre anni dopo le grandi proteste dell’Assemblea popolare dei popoli di Oaxaca (APPO), repressa violentemente dai sicari del governatore del PRI Ulises Ruiz, che causarono più di 20 morti, e con l’intera capitale occupata come in un assedio medievale dall’esercito federale, questo stato meridionale del Messico si approssima alle elezioni del nuovo governatore il prossimo 5 luglio. Ruiz, dopo anni di appropriazioni indebite dalle casse dello Stato, appare ancora più forte tanto a livello locale come nazionale, dove è uno dei simboli del revanscismo priista che punta a tornare a governare il Messico (dopo averlo fatto per 70 anni fino al 2000) approfittando della crisi del PAN di Felipe Calderón. Invece i movimenti social e tutta la sinistra, che continuano a subire una brutale e silenziosa repressione, hanno perso forza e sono divisi tra un’ala dura e un’altra dialogante accusata dalla prima di essersi fatta cooptare e a volte comprare dallo stesso governo. Quello che si vede visitando Oaxaca oggi è una sorta di “meno male che Ulises c’è”.

Dopo averla conosciuta nel pieno fiorire di un grande movimiento sociale e poi brutalizzata dall’esercito, si capisce che Ruiz è un político raffinato capace di usare tutti i registri ai suoi fini. La città è pulita, ordinata, piena di attrattive e iniziative per turisti e locali. Aprire i giornali e la televisione vuol dire scontrarsi con un’ossessiva campagna filo-governativa piena di nastri tagliati e risultati (mai documentati) raggiunti dalla pace sociale imposta con la forza da Ruiz. La realtà dietro l’angolo è però tutt’altra. Con Ruiz Oaxaca ha superato il Chiapas come stato più povero del paese. Secondo l’INEGI nelle case dello stato predomina l’affollamento e l’insalubrità. Un terzo della popolazione non ha l’acqua in casa (e per il resto non è potabile) e il 72% non dispone di servizi di salute. Dei 100 municipi più poveri del Messico 58 sono nello stato di Oaxaca e nella zona mixteca sono denunciate condizioni di vita peggiori di quelle dell’Africa subsahariana. Eppure Ruiz è un trionfatore e un gobernante benevolo (oltre che capace di dividere gli oppositori). Ci racconta Manuel Chomula, giornalista vicino all’APPO: “i maestri, quelli che avevano cominciato la protesta ed erano il punto di forza della APPO, si sono visti quasi raddoppiare lo stipendio, da circa 6.000 a circa 10.000 pesos (600 Euro). A ciò si aggiunge la cultura per la quale la corruzione è considerata come un fatto normale dalla popolazione. Inoltre, per tranquillizzare le famiglie, Ruiz ha mostrato tolleranza, liberando rapidamente tutti i prigionieri politici, trattati nel 2006 come fossero terroristi militanti di Al Qaeda, con l’eccezione di uno che resta in carcere per motivi diversi dalle proprie presunte responsabilità”. L’eccezione è Juan Manuel Martínez Moreno, un militante della APPO accusato della morte del cameramen statunitense Brad Will il 27 ottobre del 2006. Anche se con ogni evidenza Will fu assassinato da un sicario dello stesso Ulises Ruiz (e quella morte fosse un’utile scusa per l’occupazione della città da parte dell’esercito) e che vari magistrati abbiano completamente scagionato Martínez Moreno, questo resta in carcere perché il governo degli Stati Uniti ha vincolato alcuni fondi del Plan Mérida alla necessità di trovare un colpevole pur che sia per la morte di Will. Anche altre giocate di Ruiz, dopo aver terrorizzato il movimiento, lo hanno ammorbidito e cooptato, dividendolo in almeno due tronconi: “La verità –ci racconta una militante- è che oggi ci sono almeno due APPO. Una sta trattando e a volte si vende ed è formata dai partiti e dai sindacati. L’altra, più dura, è formata dai movimenti indigeni, ma anche da anarchici e punk, che continua a pensare che non ci siano trattative o uscite elettorali possibili. In nessuna delle ultime manifestazioni, che nonostante tutto continuano, sono stati presenti partiti e sindacati. Specialmente il partito comunista di Oaxaca, oltre al PRD e alle altre forze, hanno scelto una via elettorale nella quale –è il punto di vista della nostra interlocutrice- si scontreranno una volta di più con i brogli”. Anche Chomula è convinto che i brogli sono ancora dietro l’angolo: “Già nel 2004 Ulises Ruiz fu eletto con i brogli e per appena 3.000 voti sul candidato della sinistra, il senatore Gabino Cué. L’apparato priista impedí che i brogli fossero investigati mettendo le basi della protesta del 2006”. Anche l’uomo che con ogni probabilità Ulises Ruiz imporrà come suo successore nelle elezioni del prossimo 5 luglio, l’attuale sindaco di Oaxaca José Manuel Fernández Fraguas, si è imposto con i brogli. Con più di 200.000 elettori registrati appena 60.000 andarono a votare e solo 28.000 votarono per lui contro i 25.000 del candidato dell’opposizione. In questo contesto continuano sia la repressione dei movimenti, soprattutto quelli indigeni, sia le denunce per corruzione. Ci sono stati almeno altri sei morti aggiunti silenciosamente agli oltre 20 del 2006. Tra questi due giovanissimi redattrici della radio “La Voz que rompe el Silencio”, Teresa Bautista Merino e Felicitas Martínez Sánchez, assassinate da sicari all’uscita da una riunione dell’APPO in aprile del 2008. Intanto la signora María Salinas de Ruiz, sposa di Ulises ha appena inaugurato nella Capitale Federale la Sedna. È una delle più moderne cliniche prívate di tutto il Messico, dove sicuramente nessun cittadino povero di Oaxaca potrà farsi curare. La signora Salinas de Ruiz ne è l’azionista di maggioranza così come molti parenti prossimi di Ruiz risultano proprietari o azionisti di altre grandi imprese inaugurate in questi anni. Se lo stato di Oaxaca ha un bilancio di 2 miliardi di dollari, pochi dubitano che una parte consistente dell’1.5 miliardi di dollari con i quali è stata realizzata la futuristica clínica per i ricchi messicani siano stati attinti dal bilancio pubblico del più povero degli stati. In queste condizioni pochi dubitano che le mani di Ulisses Ruiz continueranno a mantenersi sulla città e sullo stato. Nel 2006 la ragion di stato impedí che fosse travolto dalle proteste popolari della APPO che chiedeva un referendum revocatorio. L’appoggio a Ruiz fu il prezzo che il PAN pagò perchè il PRI, come minacciava di fare, appoggiasse la battaglia del “presidente legitimo” Andrés Manuel López Obrador del PRD, sconfitto con i brogli da Felipe Calderón. Salvare Ulises Ruiz fu la moneta di scambio con la quale il PRI e il PAN impedirono la vittoria del centro-sinistra a livello nazionale. Il prossimo 5 luglio si sta cucinando una trappola simile per lasciare Oaxaca nelle mani del PRI. Il PAN infatti con ogni probabilità non farà parte della coalizione di tutti i partiti contro il PRI indebolendola. La nostra interlocutrice ci spiega così i dubbi dell’ala dura della APPO: “si sta preparando un’altra elezione dove il candidato del PRI sconfiggerà con i brogli il candidato della sinistra. Io non sono per la via elettorale ma prima di astenermi ancora voglio riflettere. Non ci restano molte altre carte da giocare”.

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One Response to Tornare a Oaxaca tre anni dopo

  1. Gennaro Carotenuto 14 gen 2010 at 02:07 #

    Chiedo scusa per la brutta impaginazione e per l’estemporaneità degli aggiornamenti. Spero che i contenuti che posterò dal centroamerica possano ripagare.
    gc

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