La “Decima” di La Russa sfonda una porta aperta
Fischi per fiaschi e non fa meraviglia: non è un’aquila e la sua poltrona di ministro è nata a Fiuggi e si chiama Fini Gianfranco. Certo, per carità di patria, qualcuno dovrebbe spiegare a La Russa che la vicenda storica del fascismo s’è chiusa senza onore a Salò e, se di antenati ha scelto d’occuparsi, ha preso un granchio: Comsubin risale a “Mariassalto”, la struttura della Marina che seguì la sorte del “Regno del Sud” ed ebbe per nemica la “Decima Mas”. Poco o nulla a che vedere, quindi, con la turpe vicenda di Borghese, disertore e boia nell’Italia repubblichina e poi golpista in quella repubblicana.
Se questa è la premessa d’obbligo, dopo la figuraccia del “ministro della nostalgia”, due parole occorrerà pur dirle sul valore politico della malaccorta incursione per dare a Cesare ciò che a Cesare spetta. Come da rituale, una sedicente sinistra strepita e si strappa i capelli, ma in fondo lo sa bene: La Russa è il terminale destro d’una tenaglia che a sinistra ha in Violante l’alter ego e giunge tardi a sfondare una porta già aperta. Onore al merito: se torniamo a parlare di fascismo, è perché a sinistra qualcuno s’è impegnato veramente a fondo nella strenua difesa dei “ragazzi di Salò”. Certo, la polemica è demodé ma, per capire come sia possibile che dopo settant’anni e tre generazioni, un fascismo di terza mano e un antifascismo sterilizzato tengano ancora banco, occorre tornare per un momento all’alba della Repubblica, a un’aurora che fu molto più buia di quanto in genere siamo soliti pensare. Nel buio fitto e angosciante, basterà un lumicino per veder emergere un antifascismo che non fu semplicemente piegato alla ragion di Stato, com’era probabilmente fatale, ma ridisegnato a tavolino dagli “intellettuali organici” di formazione stalino-comunista del Pci, e ci lasciò in eredità la visione distorta d’una lotta di liberazione “a senso unico”, condotta da un blocco tutto rosso e tutto “garibaldino”. Dietro la trama del disegno c’è la radice delle future e fatali degenerazioni: l’“antifascismo militante” soffocato dal rituale retorico che fa “tabula rasa” dei valori della Resistenza e finisce col salvare i gerarchi riciclati. Ci sono – e se ne sa assai poco – i segreti accordi e i compromessi inconfessati da cui nasce la legge sull’epurazione, che Togliatti, il Guardasigilli, affida alla consulenza decisiva di Gaetano Azzariti, giurista fascista e presidente del tribunale per la razza dal 1938 al 1943; ci sono la continuità dello Stato e uno statalismo sbilanciato in misura marcata verso il capitale, c’è il Concordato inserito nella Costituzione e ci sono – l’esito è fatale – Scelba, Valletta e il sindacato rosso confuso con quello giallo in una spuria commistione interclassista.
Se si torna a quei giorni solo apparentemente lontani, è facile capire come siamo giunti a La Russa e alla sua sfrontata interpretazione del ruolo di ministro della Repubblica. E, d’altra parte, senza La Russa, non sarebbe possibile cogliere il significato più profondo del percorso dei mangiafuoco e degli sparafucile della sinistra estrema, che – ancora una volta in nome della “democrazia” – aprono al dialogo e, dopo avergli tirato addosso sparando a mitraglia, ora tessono la lode sperticata di un parlamentarismo di cui sono protagonisti guitti e figuranti, contenti di trovar posto nella risorta Camera dei Fasci e delle Corporazioni.
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Alessandro Bruschi | 29 dicembre 2009 18:59 | Rispondi
Ad essere sincero stavolta non condivido appieno la tua analisi.Se mi tocca di sentire,nella mia città,(e qui ti assicuro la provocazione è doppia)il ministro dell’amore che elogia la banda di assassini della decima mas,non ne trovo le cause nell’antifascismo militante o negli sparafucile della sinistra estrema(chi?Veltroni,Vendola?),ma anche,e non solo,in quella parte di sedicente sinistra che ha contribuito allo sdoganamento di certi personaggi e culture,scimmiottandone colpevolmente contenuti e comportamenti,che ha posto sullo stesso piano gli orfani di salò con i partigiani,che ha voluto restituire credibilità e autorevolezza a chi non l’aveva mai avuta o a chi l’aveva giustamente inevitabilmente persa .
http://www.senzasoste.it/la-mia-citt-/la-russa-e-la-decima-mas-i-comunicati.html
Giuseppe Aragno | 30 dicembre 2009 14:56 | Rispondi
Può darsi che sbagli, ma io credo che non siamo lontani per nulla. Alla sedicente sinistra che ha fatto quanto poteva per sdoganare certi personaggi e culture, e ha posto sullo stesso piano gli orfani di Salò coi partigiani, ho dato un nome. Se ci fai caso, c’è scritto e lo trovi: Violante. Vendola avrà i suoi difetti, ma non c’entra nulla. In quanto agli “sparafucile” dell’estrema sinistra, per carità, Veltroni è stato una rovina… disarmata. Io mi riferisco ai “rivoluzionari” pentiti, ai Rossi Doria, ai Mughini, peggio ancora, ai Morucci, che ogni giorno ci fanno la lezione sulla democrazia, sul dialogo e chi più ne ha più ne metta. Sono loro gli sparafucile: brigatisti pentiti e autonomi convertiti. Un tempo “rivoluzionari” da operetta e antifascisti duri e puri, oggi sentono un incoercibile bisogno di parlare. Di tutto e con tutti. Anche coi “ragazzi” di “Casa Pound”.
Alessandro Bruschi | 30 dicembre 2009 18:55 | Rispondi
Se intendevi questo per sparafucile della sinistra estrema,mi trovi perfettamente d’accordo,avevo frainteso l’indirizzo al quale l’aggettivo era rivolto.Per carità,i “rivoluzionari” pentiti alla Mughini gli ex lotta continua alla Liguori,gli pseudo revisionisti alla Pansa e via elencando…dobbiamo ringraziare anche loro se i fascisti del terzo millennio mettono in bella mostra busti del duce nelle sedi, conferite loro dalle compiacenti amministrazioni locali.E se degli antifascisti militanti “veri”(giovani ai quali,da soli,è delegata la perpetuazione dei valori della resistenza) vengono incarcerati ingiustamente,accusati senza prove,di avergli danneggiato la sede.
http://www.senzasoste.it/corpi-potere/fatti-di-pistoia-anche-lanpi-al-fianco-degli-arrestati.-tutte-le-lettere-di-solida.html
http://www.senzasoste.it/corpi-potere/fatti-di-pistoia.-un-altro-sguardo-a-cura-del-comitato-parenti-e.html