Friday 10 February 2012, 00:24

Per non confondere i Rom con la Romania

romaniI nostri politici dimostrano a volte un chiaro interesse a confondere le idee, e giocando sulla superficialità delle persone riescono a mantenere ben saldi certi preconcetti.
Ad esempio c’è la convinzione che Rom  e Romania abbiano una base comune.
Me l’ha fatto notare un amico commentando un recente episodio avvenuto a Padova, nel quale il PD locale ha deciso di fare concorrenza al centrodestra promuovendo una petizione per lo sgombero di un certo campo nomadi.
Non mi interessa ora giudicare questa decisione (che in questo specifico caso può anche avere le sue ragioni); penso però che possa essere utile chiarire la differenza tra i rom e i rumeni, operazione molto facile anche soltanto appoggiandosi a wikipedia e distinguendo tra le due lingue:

-    La lingua romaní o romanes è una lingua indoeuropea parlata oggi dai Rom e dai Sinti (4,6 milioni di parlanti). E’ l’unica lingua indoaria che è parlata quasi esclusivamente in Europa fin dal Medioevo. È una lingua che viene considerata, da una larga parte della comunità dei linguisti, originatasi dal parlato popolare dell’India del Nord, il Prakrit;

-    La lingua rumena o romena è una lingua romanza o neo-latina appartenente al gruppo indoeuropeo.  Nell’area balcanica viene parlata come lingua madre da più di ventisei milioni di persone.

Non c’è dunque nessun collegamento tra i Rom e la Romania, nonostante l’apparente radice in comune.

La presenza dei Rom in Europa pare avere origine da un fenomeno di diaspora che sarebbe avvenuto in comunità nomadi dell’India del Nord diversi secoli fa. Non ne sono certo un esperto (e sono pronto a ricevere consigli di lettura su questo tema) ma indagando su Internet non è difficile trovare dei testi che ci aiutino a capire (*).

mahmud_of_ghazniLa diaspora avrebbe origine nelle imprese del musulmano Mahmud di Ghazna, re afgano della dinastia ghaznavide, il quale intorno all’anno 1000 riuscì a espandere il proprio regno attraverso lunghe campagne militari a spese dei principati indiani dei Rajput, la famosa casta di guerrieri indù.
Si entra in una storia piuttosto complessa, tuttavia pare che le tribù originarie dei Romanì facessero parte delle alte caste guerriere come quelle dei Rajput o dei Kshatriyas. A causa del conflitto, molti di loro furono costretti a fuggire attraverso i passi Khyber e Bolan (**) verso l’Asia Centrale. Esistono storie narrate dai Romanì in cui si racconta che i propri antenati dovettero lasciare la propria terra a causa di un antico grosso conflitto con l’Islam. Ciò trova riscontro in lavori sia nell’ambito della genetica che di tipo culturale e linguistico, per la presenza di vocaboli di origine indiana nel Romanì.
E’ del tutto ovvio che questa affascinante questione meriterebbe un’analisi molto più approfondita, questi sono solo alcuni spunti.

(*) Ho trovato ottimi riferimenti qui, pagg.13-14, e qui. Accetto suggerimenti, poiché so veramente poco della diaspora Rom, preferibilmente a partire da testi in italiano. Per una filmografia rinvierei innanzitutto senz’altro a Tony Gatlif e Emir Kusturica.

(**) Si torna sempre qui! Ho trovato un riferimento diretto a Mahmud di Ghazni nella Road to Oxiana di Byron; mi piacerebbe ricostruire qualche collegamento con le indagini di Bruce Chatwin o dei nostri Eugenio Turri o, più recentemente, di Stefano Malatesta.



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  1. Eugenio Viceconte | 19 novembre 2009 12:58 | Rispondi

    L’articolo riprende tesi molto care a certa ideologia razzista (Ci sono manifesti di Forza Nuova che insistono sulla differenza RAZZIALE tra Rom e Rumeni).

    Un rumeno, un italiano è un cittadino che ha tutti i diritti ed i doveri relativi al suo status giuridico.

    Invece un cittadino rumeno, che appartenga alla cultura minoritaria rom, o a quella ungherese, o a quella italiana (ci sono minoranze italiofane in Romania), o a quella bulgara o tedesca, è comunque a tutti gli effetti sempre e comunque RUMENO esattamente come quelli appartenenti alla cultura maggioritaria.

    Un italiano, di cultura rom, ladina, germanofona, valdostana, albanese, occitana, e via dicendo è sempre e comunque Italiano.

    In più le culture minoritarie avrebbero, in base al diritto internazionale, dei diritti in a difesa dello specifico culturale.

    Nessuno si sognerebbe mai di dire che le comunità di piana degli albanesi, di cultura e lingua albanese, insediate in sicilia a partire dal 1400 non è una comunità di italiani.

    Le comunità Rom e Sinte italiane sono sul territorio italiano da un paio di secoli prima degli Albanesi, ed in Romania da prima.
    Per loro ci si permette il lusso di mettere in dubbio l’appartenenza alla comunità nazionale.

    Ci si dimentica che la cultura di un paese nasce dalla relazione tra differenze culturali, relazione che non ha niente a che vedere con l’omogeneità razzista e monoculturale.

    Il contributo dei Rom e dei Sinti alla cultura europea e tutt’altro che trascurabile.

    Per parlare della cultura Italiana cosa c’è di più nazional-popolare del circo e della giostra nella festa di piazza, della fisarmonica per la festa popolare ? Tutti contributi della cultura minoritaria rom.

    Per non parlare dei contributi alla cultura alta, ad esempio liutai come il maestro Guarineri del Gesù, pittori come Antonio Solario

  2. Davide Galati | 20 novembre 2009 13:40 | Rispondi

    Ciao, devo innanzitutto ringraziarti perchè il tuo è un commento molto competente e posso senz’altro condividerne lo spirito: d’accordo, cerchiamo di evitare certi rischi.

    Tuttavia: tieni conto che il razzismo funziona anche al contrario! Ovvero omologazione per respingere. In certi ambiti del Norditalia da dove provengo io (sono di Padova), l’ignoranza su questi temi è colossale, e su questa vengono costruiti i cavalli di battaglia della Lega o delle altre destre xenofobe.
    Io penso che sia importante piantare dei buoni paletti per correggere certi pregiudizi. Il mio non è certo un contributo così originale – a parte un po’ di approfondimento sull’origine della diaspora rom: e questo da dove credi che l’abbia ricavato? Dai siti romanì!! E da un importante libro romanì! Sono loro stessi i primi ad avere l’orgoglio della propria identità etnica (non certo di razza). Ne ha scritto ad es. V.Arrigoni, ne scrivono gli osservatori sul razzismo. Il viaggio dall’India si trova ad esempio anche nei film del gitano Tony Gatlif. Ecc. ecc…

    Da queste parti, dispiace dirlo, i campi rom non sono per niente ben visti (per motivi che lascio impliciti, e non fraintendermi su questo punto): si fa presto a fare di tutto un identico fascio e affermare che rom e romeni sono uguali e tutti individui sporchi, ladri, incivili, che non vogliamo in questo paese.

    E’ quel genere di propaganda che finisce per affermare che alla fin fine un po’ tutti gli immigrati sono simili, inferiori rispetto alla nostra più alta cultura e civiltà che starebbero infettando, e quindi è giusto respingerli. Cancellando ogni diversità culturale e ogni apporto. (I Rom, come descrivi bene tu, sono peraltro un discorso del tutto differente, dato che sono radicati storicamente in Italia da tanto tempo. E mi pare importante distinguerlo!).

    Io considero come problema più urgente l’ignoranza omologante/respingente, in certi contesti che conosco bene.

    Ti saluto, alla prossima,
    Davide Galati

  3. Eugenio Viceconte | 20 novembre 2009 14:53 | Rispondi

    Ma la difesa della diversità culturale è una cosa, cosa ben diversa è dare una matrice di omogeneità etnico/culturale a delle tesi politiche.

    Quello che contesto nella assunzione di fondo del tuo articolo non è la disamina della particolarità culturale rom, che io ritengo un valore ed un patrimonio dell’umanità.

    Viceversa il concetto di “rumeno”, come quello di “padano”, “italiano” associato ad una purezza culturale, etnico razziale è un concetto sostanzialmente nazista.

    Le persone di cultura Rom provenienti dalla Romania, sono, in barba a tutti i razzismi insiti e montanti in quella società, rumeni a tutti gli effetti e cittadini europei, nessuno può alienarli da questo basilare diritto di cittadinanza.
    Ma poi c’è di più, a queste persone, vengono “appiccicati” degli stereotipi culturali che non gli appartengono.
    Primo fra tutti quello del “nomadismo”.
    La comunità rom rumena, come quasi tutte le comunità rom e sinte, non è una comunità di Nomadi.
    In Romania, come in tutti i paesi dell’est e balcanici, la gente Rom vive da almeno cento anni in case.
    Solo in Italia, con una sciagurata politica sociale si è associata agli “zingari” tutti l’esigenza che era propria solo di una piccola parte delle comunità italiane (soprattutto sinti e giostrai che pur non essendo nomadi, infatti hanno tutti una residenza fissa, praticavano mestieri tradizionali “girovaghi”, circensi, giostrai, artigiani dei metalli, allevatori. Quindi non nomadi ma in movimento stagionale sui cicli tradizionali del lavoro, le fiere, le stagioni agricole).
    La legislazione italiana degli ultimi anni e le ordinanze municipali ha trasformato questa esigenza di pochi (negandola, oggi i giostrai non riescono più a piazzare una roulote davanti alle loro giostre) in un modo di abitare per tutti quelli definiti “zingari”.

    Quelli che chiami “campi nomadi” non lo sono per niente, sono bidonville e ghetti in cui sono sono confinati persone in emergenza abitativa.

  4. Davide Galati | 20 novembre 2009 21:14 | Rispondi

    Forse ti sfugge la prospettiva ignorantissima di certi ambiti del nordest, che non sanno neppure bene di cosa parlano quando parlano di rom, rom-ania, ecc…tu hai una conoscenza raffinata del tema, ma ti posso assicurare che certe volte fissare dei paletti minimi è necessario. Il tuo punto di vista è troppo alto…forse quello che cercavo di far comprendere io è troppo basso…
    Senza nessuna conseguenza politica da parte mia; sono d’accordo con te sul fatto che siano “rumeni a tutti gli effetti e cittadini europei”, non era questo il punto, nel mio discorso.
    Per il resto ho letto con interesse quanto mi hai scritto.
    “Campo nomadi” non è un termine mio; penso però che piuttosto sia interessante cercare di comprendere quanto è successo a Padova in quell’episodio; spesso la mia città è anticipatrice di fenomeni, nel bene e nel male (ad esempio ricorderai il caso del muro di Via Anelli).

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