Thursday 09 February 2012, 18:15

Sessualmente parlando

Ci sono uomini che se gli chiedi che ne pensano di quello o di quell’altro è come se li mettessi sotto torchio. Si sentono sotto interrogatorio. Cominciano a sudare freddo, si toccano la faccia, mordicchiano le dita, rannicchiano le gambe. Tutto del loro corpo dice che stanno chiudendo la comunicazione e che soffrono come bestie.

La prima domanda che decisi di fare in tempi non sospetti fu a proposito dell’uso che intendevano fare del pene. Qual era la differenza di destinazione d’uso tra un pene grande e un pene piccolo?

Un pene grande veniva sempre descritto come se avesse proprietà terapeutiche, un affare taumaturgico che viveva di vita propria e bastava toccarlo per fare avverare desideri e richieste. La notte del 10 agosto non era necessario concentrarsi sulla caduta delle stelle per esprimere utopie. Bastava aspettare la caduta dei peni vaganti. Ecco perché si fa coincidere quella notte con i falò in spiaggia a base di incontri sesso-centrici in attesa del sorgere dell’alba.

C’era quello pronto ad offrire visite guidate dei centimetri del proprio pene e raccontava episodi di conquista di territori lontani. Un lucchetto per aprire cancelli, una testa d’ariete per sfondare fortezze, un trapano elettrico per perforare una parete, una macchina scavatrice per creare gallerie, un martello pneumatico per rovistare flussi sotterranei, un’avvita e svita alla ricerca di punti solidi sui quali piantare le mensole.

Un attrezzo per fare i lavori di casa? Ma no. E’ riduttivo, mi dicevano. Un po’ come un pezzo d’ortofrutta? No, perché si muove. Allora è un attrezzo telecomandato? No, devi pensare a qualcosa di più. Più di un attrezzo telecomandato? Allora è un alieno, un visitors, una roba che si installa e cresce dentro. Ecco si, ci sei quasi.

Il pene piccolo sembrava nessuno ce l’avesse. Come si trattasse di un animale da salotto. Niente a che fare con i dobermann che venivano addestrati in lingua tedesca. Il parametro di valore era sempre la superficie di sfondamento. Se parti dal presupposto che ciò che puoi trovarti davanti non è una persona ma un buco allora su quello formi una opinione. Un pene piccolo viene paragonato ad un punteruolo. Niente a che fare con gli attrezzi poderosi che servono a conquistare il fortino.

Cioè: il pene non è un organo sessuale ma un’arma. La vagina è la meta da sconfiggere. La spinta di partenza è il dominio, il possesso. L’effetto è il piacere.

Come può il piacere maschile essere reso autonomo dalla foga di conquista? Come può una donna etero o bisessuale sperare di vivere un rapporto sessuale paritario se viene comunque considerata terreno di appartenenza, tuttalpiù di contrattazione? Qual è la nostra scelta a parte l’accettazione o il rifiuto?

Molti dei problemi di relazione sessuale tra donne e uomini derivano da questo. Sbagliato il punto di partenza, sbagliata la conclusione. E le varianti non sono poi così vantaggiose. Pensate ad un uomo che non si lascia intimidire dalla vostra capacità di iniziativa. L’averlo sedotto basterà a fargli cambiare atteggiamento? O vivrà l’avventura secondo la filosofia di “ogni lasciata è persa?” Perché in qualunque modo voi la mettiate non potrete fare a meno di sentirvi un po’ più usate. Niente di reciproco. Al limite il sarcasmo e un po’ di disprezzo perché chi la da’ con facilità non è degna di onori. Il conquistatore apprezza solo le mete difficili da raggiungere. Quelle a portata di mano servono da scarico per liquidi.

In realtà poi non è neppure sempre così. C’è una giovane generazione di “vergini” che non vengono svezzati dalle prostitute il giorno della visita militare come si faceva un tempo. Uomini che scambiano fluidi e sensazioni chimiche in modo dinamico senza tuttavia cambiare molto gli schemi di relazione.

Se tu gli piaci continuano comunque a considerarti roba loro. Mettono paletti, ti circondano di segnali di proprietà, parlottano con amici e compagni per avvisare della monogestione del vostro corpo. Si rendono disponibili a dialoghi e sperimentazione.

Succede però che puoi parlare tre ore di sesso con un uomo “nuovo” ma finirai comunque per assistere al riciclo intellettualizzato di vecchi schemi. Con i compagni di lotta ci puoi discutere di sessismo, puoi anche parlarci di sesso, di dettagli della loro vita, sono aperti, disponibili al confronto, ma nei fatti capita che siano simili a tanti altri. E parlo di quelli sobri.

Se si sono fatti un po’ di canne già hai a che fare con una puntata di un film che sta a metà tra zombie e risvegli. Fasi intermedie tra guizzi passionali e stati comatosi, infine: il sonno. E tu non sei venuta.

Il compagno ‘mbriaco o strafatto non è certo qualcuno che scegli per l’auspicio di incontri selvaggi, a meno che non ti riferisci al vomito che dovrai raccogliere a fine serata. Si tratta piuttosto di una dimensione platonica/impegnata che soddisfa intellettualmente il bisogno di stare con uno che nei fine settimana è in grado di tenere uno striscione e smaltisce grazie ai chilometri di corteo.

Con i compagni non parli di sua grandezza e sua efficienza il pene. Loro sono individui superiori, nel senso che tutto ciò che li guida è l’istinto. Puoi esserci o meno, non cambia nulla. Sei sempre parte dell’arredo e ti va già bene se becchi uno sguardo di gratitudine dopo che hai rollato una canna.

D’altronde non va bene neppure trovarsi di fronte a quegli individui marziali, che se hanno problemi di erezione celebrano funerali neanche si trattasse di caduti in guerra. Il massimo sono quelli che non si ergono e sono fumati fino alle orecchie. La tristezza si trasforma in dimensione onirico-surreale. Basterebbe poco a comporre un film sul senso delle disfatte della specie umana al quale si dedica lars von trier.

E poi ci sono quelli precisi, fighetti ben vestiti, profumati e con la camicia stirata dalla mamma. Aria da grandi amatori e capacità di seduzione modello tronista. Zero senso dell’umorismo e zero ripresa post eiaculazione precoce. Vorrebbero interpretare il ruolo di rocco siffredi e si ritrovano a fare la parte di lino banfi nei film con Edwige Fenech.

Insomma è una gran tristezza e l’unica cosa che ci salva è l’ironia, se ne siamo dotate i rapporti con gli uomini saranno più facili e piacevoli. Se aspettiamo che siano loro a imparare a ridere di se’ possiamo vedere passare secoli senza che questo avvenga mai. L’ironia e l’intelligenza vi fanno raggiungere la possibilità di avere relazioni soddisfacenti. In caso contrario sarete soltanto delle cose, oggetti privi di valore. Oggetti lo siete anche quando sarete descritte da vittime, in ogni caso non in grado di determinare la vostra vita sessuale.

La sessualità delle donne a noi non è sconosciuta, stiamo cercando di capire di più ma è una ricerca che resta fine a se stessa se gli uomini non fanno la stessa cosa e non confrontano con noi le loro magnifiche scoperte, le intuizioni, niente di universale ma conclusioni finalmente soggettive su percorsi personali.

Cosa sanno i maschi della propria sessualità? Quanto e come sanno sganciarsi dal modello viagra dipendente? Come si fa a spostare l’attenzione su cose diverse che non siano l’imposizione di una virilità standardizzata fatta di eiaculazioni precoci, ansia da prestazione e modelli sessuali normati dai film della tivu’? Su cosa fondano la propria sicurezza o insicurezza? Come è possibile rivolgersi a loro chiedendo di superare la logica dello stupro senza aver approfondito questo aspetto delle relazioni tra i sessi?

Perciò è fondamentale: non mi interessa sapere come ti vesti, che macchina usi, che lingua parli, che partito voti, se voti, quanto sei compagno, quanto sei antifascista, quanto sei virilmente soldato o leader nelle azioni rivoluzionarie che compi, cosa leggi e che film guardi. Mi interessa sapere che sesso fai e se non me lo dici non ha senso andare avanti nella conversazione.

Non mi serve sapere che pontifichi sulla solidarietà di genere e che sei dalla parte delle donne se non parli di te a letto con una donna (o con chi ti pare). Non mi serve sapere se ritieni più o meno giusto che una donna ti abbia accusato di stupro se non mi racconti qual è la tua idea di sesso consensuale.

Voglio sapere di che sesso sono, fanno, vivono e respirano gli uomini prima di qualunque altra cosa. Voglio conoscere le tue fragilità. Voglio vederti nudo. Voglio leggere di te per come sei davvero o quanto meno per come credi di essere, e sarebbe già un inizio.

Voglio una discussione diretta, nessuna generalizzazione, bisogna scendere sul personale, roba privata, la più pericolosa tra tutte, quella che a toccarla davvero causa rivoluzioni autentiche. Voglio che in assemblea, riunione, pubblico consesso, incontro di autocoscienza tu ti spogli dalla patina di ipocrisia che avvolge tutto e tutti e contribuisci a mettere in piazza sensi e sesso, perchè il parlarne diventi una normalità e perchè questa normalità vinca sulla imposizione al silenzio dettata dalla chiesa, dai fascisti votati al "decoro" e dai perbenisti. Perchè il parlarne diventi la sconfitta dell’omertà, della rete di complicità, un nuovo modo di mettere in piazza altri stili, altri modelli, altri linguaggi, a partire da se’.

Da un compagno di lotta, di confronto, di percorso, voglio almeno un accenno di tutto questo. Altrimenti sono tutte menzogne. Altrimenti tutto resta nella teoria. E nulla cambia mai.

Mettete in gioco il vostro privato, insegnate alle pettegole e ai pettegoli che sappiamo discutere di personale/politico senza trascendere nel gossip. Mettetevi in gioco per davvero. Noi lo facciamo da decenni. E che noia crescere da sole mentre tutto il resto del mondo resta all’età della pietra…

—>>>immagine da hardcore Judas

da femminismo a sud



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  1. FG | 17 novembre 2009 23:55 | Rispondi

    Bella provocazione!

    L’idea che, personalmente, mi sono fatta è che noi donne abbiamo, se non una predisposizione innata, almeno un’abitudine di genere atavica, nei rapporti tra noi e con gli uomini (e con i genitori, i figli, gli amici…un po’ con tutti, insomma), alla pratica dell’empatia e all’apertura alle/agli altre/i, al racconto, all’ascolto, al confronto, alla confidenza e allo sviscerare insieme – in cooperazione – i problemi di relazione, di tutti i tipi.

    Quanto agli uomini – mi correggeranno se sbaglio – mi pare invece piuttosto evidente e quasi banale dire che sono continuamente in competizione tra loro, e hanno logiche di genere diverse, meno cooperative e più competitive, appunto (del resto, una giusta dose di grinta – e talvolta anche di aggressività – è caratteristica della mascolinità – e personalmente, da donna, posso dire che gli uomini che ne siano eccessivamente sprovvisti non mi attraggono nemmeno).
    Anche per questo, generalmente gli uomini sono meno propensi delle donne a parlare di sé, in relazione alla sessualità – al di fuori della logica del pene-martello pneumatico, dico – ma non solo: anche riguardo alle emozioni.

    Per cui, figurarsi se il maschio italiano ‘medio’ ammetterebbe sua sponte e volentieri, in pubblico, non dico una cosa tipo l’essere ‘scarsamente dotato’ (sarebbe certo, e a ragione, di cadere vittima del pubblico ludibrio), ma anche di avere un’idea del rapporto con le donne diversa da una battuta di caccia.

  2. FG | 17 novembre 2009 23:56 | Rispondi

    Quanto ai ‘compagni’ e all’auspicio che cambi il loro modo di vivere la sessualità: una piccola parentesi cinematografica: proprio ieri sera mi guardavo “Romanzo popolare” di Monicelli, con il grande Tognazzi, operaio comunista ‘degli anni Settanta’ che, in teoria, avrebbe voluto fare tutto il comprensivo e il moderno nei confronti della moglie fedifraga, salvo poi sfogare la frustrazione e la rabbia sbattendo la testa al muro, gridandole i soliti improperi che i maschi – traditi o meno – di tutti i tempi affibbiano alle donne e, infine, cacciandola di casa per la paranoia del pubblico scorno…(bellissimo film!)

    In conclusione: la vedo dura.

    Ma se qualche uomo illuminato raccogliesse la provocazione e cominciasse ad accettare l’invito, in modo da far entrare il tema nel dibattito pubblico, potrebbe essere un evento davvero rivoluzionario, per i rapporti tra i sessi.

    (Per completezza, bisogna anche dire che qualcuno già lo fa: si pensi a blog come quello di “Grazia”, dove diversi uomini hanno scritto e scrivono di rapporti uomo-donna e di sessualità. Il problema è che il pubblico è quasi solo femminile, per cui il discorso resta un po’ confinato in una specie di affezionato e raffinato gineceo…)

  3. Paolo Camatini | 18 novembre 2009 00:44 | Rispondi

    Enza, è una raccolta dei peggiori stereotipi da film di Alvaro Vitali che secondo me sono legati a un’analisi vecchia di trent’anni almeno. altro che modernità. Ho conosciuto tante persone e con molte di loro ho anche parlato di sesso ( M & F )da poter dire solo che ognuno è diverso dall’altro e per questo unico. Questo tipo di ” provocazione ” mi sembra invece legata più alla nostra appartenenza al genere dei mammiferi; allora potremmo provocatoriamente ribaltarla sul genere femminile ? chi educa i maschi italiani a essere mammoni ? a non fare un beato lavoro in casa che sia uno ? dai per piacere !

  4. Enza Panebianco | 18 novembre 2009 08:30 | Rispondi

    Paolo, puoi ribaltare la provocazione come vuoi :)
    ma provando a restare sul punto senza evitare di parlarne perchè non ci dici di più dei nuovi modelli di sessualità maschile degli ultimi trent’anni?

    per inciso: gli esempi di sessualità maschile di cui ti parlo, essendo io di una generazione un po’ più recente di come forse immagini, sono tratti da un repertorio di esperienze e racconti relativi proprio agli ultimi trent’anni.

    Ovvio che c’è di meglio ma agli uomini che hanno una maturità soggettiva e sessuale diversa questa provocazione non serve.

    Per tutti gli altri restare sulla difensiva e spostare il ragionamento sulle responsabilità delle donne serve a non affrontare – come sempre – il problema.

    certo, se basta convincersi che la sessualità maschile, condita di valori machisti volti al raggiungimento di vette incommensurabili di virilità, abbia delle zone – anche grandi – che non si intendono mettere in discussione perchè sarebbe tutta colpa delle madri (come sempre!) allora mi pare di sentire una qualunque discussione tra coppie in cui i conflitti finiscono per ricadere sempre sulle donne.

    corresponsabilità è la parola chiave.

    e onestà. capacità di guardare i propri limiti e le proprie fragilità. non siamo noi a volere gli uomini forti, virili e machisti. non siamo noi che procuriamo ansia da prestazione. quando e se deciderete di raccontarci come intendete la sessualità, spostando il discorso dal generale al personale, allora forse riusciremo a rimuovere il primo ostacolo per la costruzione di una comprensione e di un rispetto reciproco.

  5. Alessandro Vigilante | 18 novembre 2009 16:00 | Rispondi

    Pare che le donne discutano di piú sui VALORI FEMMINILI ed é raro che gli uomini discutino su quali siano i VALORI MASCHILI. Enza parlava della “grinta” maschia, che é segno di competizione (debole in confronto al piú alto valore della cooperazione), ma che deve essere presente, altrimenti riduce la seduzione rispetto al mondo femminile…
    Maschietti, come la mettiamo?

  6. Gennaro Carotenuto | 18 novembre 2009 16:30 | Rispondi

    Beh, ne hai scritto tu: http://www.gennarocarotenuto.it/1611-femminile-maschile-una-riflessione/

  7. Paolo Camatini | 19 novembre 2009 00:20 | Rispondi

    Mah, io ho commentato solo perchè ogni volta che leggo un articolo di femminismo su questo sito chissà com’è si parla sempre o di pene o di stupro. e la cosa la trovo talmente riduttiva e forse sessista al contrario da farmi innervosire.
    Detto questo, penso che la sessualità dell’uomo sia anche più fragile di quella della donna per molteplici motivi; ed è vero che i maschi se lo ammettono lo fanno a fatica ma come fa fatica chiunque quando deve parlare dei suoi problemi.( anche la donna generalmente parla a fatica di sesso )
    Poi il cambiamento repentino e continuo della nostra società ha portato a una rottura di un equilibrio sociale tra l’uomo e la donna che in migliaia di anni era cambiato di molto poco. Ora quest’equilibrio va ricostruito da ogni persona con il suo partner ma partendo da zero, e non da stereotopi come quelli sopra.
    In ultimo: pensi veramente che il ” tipico maschio macho ” legga su questo blog e abbia di cui imparare ? Se io fossi un emigrato di colore e trovassi degli articoli sui negri ignoranti sottosviluppati che invadono il paese etc etc avrei diritto a offendermi ? E se ora tu sostituissi il termine emigrato di colore con uomo e negro ignorante con italiano medio macho cosa ne viene fuori ?

  8. Alessandro Vigilante | 19 novembre 2009 03:34 | Rispondi

    Grazie a Gennaro per citarmi.
    A Paolo dico solo che offendendosi, rivela ancora di piú il suo “nervosismo” sull´argomento. Il suo voler “partire da zero” dimostra la solita tendenza neutralizzante (siamo uguali = stesse chance) tipica maschile di riduzione all´UNO, all´unitá, per neutralizzare la tendenza molteplice femminile.
    E contraddice anche il maestro Troisi che giustamente ricominciava sempre da tre. Ecco Troisi, forse é l´unico personaggio che ha messo in risalto i giusti valori maschili degli ultimi 50 anni…
    con tanta auto-ironia.

  9. Enza Panebianco | 19 novembre 2009 08:56 | Rispondi

    non avevo letto la riflessione di alessandro sul maschile e femminile e mi sembra veramente interessante :)

    invece continuo a non capire la tua obiezione, paolo, oltretutto credo che sia riduttivo relegare il femminismo ad una sfera monotematica perchè le donne che gennaro ospita su questo blog scrivono di tante cose e da quello che mi risulta sono tutte più o meno femministe militanti.

    e il punto non sta davvero nell’attendersi una ammissione di fragilità da parte degli uomini ma una discussione aperta sulla sessualità che generalmente viene sempre spostata sul femminile.

    si discute sempre di noi. noi discutiamo di noi e voi discutete di noi. di sessualità maschile si discute solo in rapporto al viagra e io fossi in te troverei questo abbastanza deprimente perchè alla fine è il mondo che non ti rappresenta e non rappresenta nessuno di voi e non quelle come me che hanno interesse ad approfondire e a vedervi davvero.

    l’equilibrio di cui parli era un insieme di regole imposte dagli uomini. e personalmente non cerco un “equilibrio” e certamente non parto da stereotipi di cui la cultura sessista – parlando di donne – abbonda. cos’è questa titubanza? perchè bisogna affidare alla propria donna questo compito di “recupero” dell’equilibrio? perchè riservare al privato e alla pedagogia femminile il disagio maschile? perchè non ne parlate in pubblico?

    parlarne in privato mantenendo ruoli di facciata in pubblico lo trovi interessante? costruttivo?

    il tipo maschio macho legge qualunque cosa. in fondo sei tu legato a stereotipi. il maschio macho non è necessariamente un ignorante ma lavora, va all’università e non ci crederai ma vota persino a sinistra. e non puoi tacciare il post di discriminazione perchè affronta una questione di genere a proposito di sessualità ed è un invito ad una discussione. il tuo argomento criminalizza per non parlarne ed è pretestuoso.

    però capisco che deve averti scosso parecchio e dunque anche questo lo considero un risultato.

    grazie

  10. Enza Panebianco | 19 novembre 2009 14:10 | Rispondi

    condivido: troisi è stato un grande nel trattare la questione maschile. davvero grande!

  11. Alessandro Vigilante | 19 novembre 2009 16:20 | Rispondi

    Grazie a Enza per l´apprezzamento delle mie esternazioni.
    Per dimostrarle sinceritá, ammetto che aver ottenuto il consenso di una femminista (a parole), mi ha dato lo stesso tipo di godimento che avrei avuto se l´avessi fatta “venire” nell´amore.
    Vorrei tornare sulla questione del rapporto “equilibrato”, rifondato a “partire da zero” tra soggetti. Credo che qualsiasi volontá di giustizia non possa prescindere dal concetto di RIPARAZIONE. Se c´é stata una ingiustizia reiterata (milioni di anni di egemonia autoritaria del patriarcato), é necessario contemplare strumenti compensatori per (ri)costruire l´armonia perduta.
    Il maschio se vuole essere solidale deve PERDERE/CONCEDERE POTERE, e questo non é sempre cosí facile da mettere in pratica.

  12. Alessandro Vigilante | 19 novembre 2009 16:33 | Rispondi

    Perdonate l´errore “epocale” nel commento passato.
    Rispetto all´ipotesi espressa:
    “Se c´é stata una ingiustizia reiterata (milioni di anni di egemonia autoritaria del patriarcato)…”
    La frase corretta é:
    “Se c´é stata una ingiustizia reiterata (decine di migliaia di anni di egemonia autoritaria del patriarcato)…”

  13. FG | 19 novembre 2009 16:39 | Rispondi

    Un paio di post interessanti (di qualche mese fa):

    http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=6205&mode=nested&order=1&thold=0

    http://ilblogdilameduck.blogspot.com/2009/08/non-siamo-mica-di-plastica.html

  14. Paolo Camatini | 19 novembre 2009 23:59 | Rispondi

    mi mettete in bocca parole che non ho detto.
    Allora la farò più semplice: tutti i giorni , soprattutto nel mondo del lavoro mi trovo a lottare per aiutare il mondo femminile; ho parecchie amiche che vivono sulla propria pelle il problema di non far carriera in quanto donne, o di aver poco tempo libero perchè i propri partner non muovono un dito per aiutarle nei lavori di tutti i giorni ( anche solo la spesa al supermercato ). Poi , la sera , quando mi collego leggo sempre e solo articoli del genere . E’ questo il femminismo ? si riduce tutto sempre e solo al pene ? penso che il discorso sia molto più ampio e il mio ragionamento sulla rottura degli antichi equilibri andava proprio in quel senso. Mi spiace che sia stato frainteso.

  15. Doriana Goracci | 19 novembre 2009 23:59 | Rispondi

    vi riporto secca la notizia appena letta e che sto diffondendo in rete…
    https://roma.indymedia.org/node/14461

    Catanzaro: abusi su minore, indagato ex Cc Placanica

    19 Novembre 2009 21:46 CRONACHE

    CATANZARO – Mario Placanica, l’ex carabiniere indagato e poi prosciolto per la morte di Carlo Giuliani durante il G8 2001 di Genova, è indagato ora dalla Procura di Catanzaro per violenza sessuale e maltrattamenti ai danni di una minorenne. (RCD)
    Aggiungo aggiornamento arrivato…
    L’ex carabiniere fu accusato e poi prosciolto per la morte di Carlo Giuliani durante il G8 di Genova
    Gli abusi risalgono al 2007. All’epoca la ragazzina che ne è stata vittima aveva 11 anni

    Mario Placanica indagato per violenza sessuale su minore

    Mario Placanica
    ROMA – Mario Placanica, l’ex carabiniere accusato e poi prosciolto per la morte di Carlo Giuliani durante il G8 di Genova, è indagato dalla procura di Catanzaro per violenza sessuale su minore e maltrattamenti.

    Secondo quanto trapelato, ieri la vittima degli abusi, che all’epoca dei fatti aveva 11 anni, è stata ascoltata dal gip della città calabrese Gabriella Reillo in sede di incidente probatorio, su richiesta del pubblico ministero. La ragazzina è stata sentita in una struttura protetta. Nell’ordinanza ammissiva di incidente probatorio depositata il 26 ottobre 2009 si legge che è stato necessario ascoltarla “per garantire il miglior ricordo dei fatti, verificatisi circa due anni fa, e verso i quali la stessa ha manifestato un atteggiamento di rifiuto e di tendenza alla rimozione, come desumibile dall’atteggiamento di non collaborazione” rilevato da una psicologa, e in generale “dal sentimento di vergogna, con conseguente reticenza”.

    Insomma, scrive il magistrato, “la prova richiesta deve ritenersi rilevante e non rinviabile al dibattimento”, anche per l’atteggiamento di “vergogna, con conseguente reticenza” della ragazza, ma soprattutto “per porre fine o comunque alleviare la situazione di stress”. E dunque il giudice, assistito da una psicologa minorile, ha ascoltato in una stanza protetta e che la mettesse a suo agio, le parole della giovane, mentre una telecamera trasmetteva le immagini a un’altra stanza della struttura dove era prevista la presenza di “tutti gli altri soggetti legittimati”.

    Placanica non ha partecipato alla deposizione: in sua vece l’avvocato Salvatore Sacco Saragò del foro di Catanzaro. Secondo indiscrezioni la ragazza, che in un primo momento, e non in sede di incidente probatorio, avrebbe ricordato un solo episodio, ieri davanti al gip avrebbe invece fatto cenno a più di un abuso.

    Gli abusi, sempre a quanto si apprende, sarebbero durati un anno circa fino ad agosto 2007. La denuncia alla polizia, invece, sarebbe arrivata qualche mese dopo, a maggio del 2008. A presentarla la madre della ragazza. Giusto il tempo, per lei, di rompere il muro della paura, e quello del pudore da parte della giovane, aiutata nel difficile percorso da una psicologa. Davanti alla quale, faticosamente, avrebbe iniziato a raccontare quanto le sarebbe accaduto. A quanto pare, poi, la polizia di Catanzaro avrebbe ascoltato immediatamente altre quattro persone, le quali sarebbero state messe al corrente dei fatti da Placanica stesso. La ragazza invece sarebbe stata ascoltata la prima volta dagli inquirenti ad aprile 2009, con l’ausilio di uno psicologo. Ieri, infine, l’incidente probatorio.

  16. Alessandro Bruschi | 20 novembre 2009 11:58 | Rispondi

    Penso che l’articolo di Enza vada letto come un tentativo di riequilibrare secoli di maschilismo (che stiamo vivendo anche attualmente in questa epoca involutiva).Personalmente mi sono autocostruito un percorso per scrollarmi di dosso quanto ho ereditato,involontariamente dalla nascita,del catto-machismo maschilista.E’un tragitto che anche ora,passati i 40 mi rendo conto di non aver concluso,complice anche la complessità del genere femminile.Le mie esperienze infatti mi hanno dimostrato che molte volte le mie compagne risultavano più maschiliste di me (e non erano certo delle stupide)E le mie volontà di riportare anche argomenti sessuali al di fuori del possesso e dominio del maschio sulla femmina risultavano spesso non graditi (almeno nella sfera sessuale.A volte sono proprio le donne,anche di cultura “femminista” e di sinistra,quando parlano tra loro di sesso,che portano argomenti sul gradimento o meno di dimensioni del pene e dominio sessuale del maschio.E’bene quindi capirsi,conoscersi nella coppia prima di partire da preconcetti.Per quanto riguarda discussioni tra maschi sul sesso al di fuori della logica da Bar è vero che è talmente povera quanto rara,a parte il lato medico-psicologico e la mancanza di cultura del genere maschile su questo argomento ha fatto si del ripresentarsi in maniera esponenziale di violenze sessuali sulle donne.E’ facile,quanto banale da parte degli uomini,predicare bene e razzolare malissimo,cioè presentarsi aperti di mentalità a parole,per poi trattare la propria compagna come proprio terreno di “penetrazione”.

  17. Doriana Goracci | 20 novembre 2009 15:42 | Rispondi

    L’hai detta la parola penetrazione e su questo conto di tornarci, trovo fondamentale questo concetto che riporta al possesso, alla consumazione e alla prestazione con tutte le ansie…di ambo le parti e non è solo robba pratica, stiamo in un mondo che ti deve penetrare bucare cercare l’affondo…beh non so se mi sono spiegata…ora non posso ma ci tengo a quanto ha detto Alessandro, grazie

  18. Enza Panebianco | 21 novembre 2009 11:58 | Rispondi

    c’è una continuazione con il post sessualmente parlando – II° http://femminismo-a-sud.noblogs.org/post/2009/11/21/sessualmente-parlando-ii
    con due interventi di due uomini che affrontano la questione.

    ciao :)

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  1. Da Sessualmente parlando – II° – Femminismo a Sud | dic 5, 2010

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