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Considerazioni sulla politica estera di Dmitrij Medvedev

"I problemi del mondo non possono essere risolti senza consultare la Russia", ha detto recentemente Mikail Gorbaciov, ultimo Presidente dell’URSS e Premio Nobel per la Pace. Oggi la sfera di influenza russa è una versione miniaturizzata dell’impero sovietico, tant’è che Medvedev parla di una "zona di interessi particolari". Capire quali sono le linee guida della politica estera russa non è semplice: sembrano esserci, almeno a prima vista, alcune contraddizioni.

L’attuale presidente Medvedev dopo la sua elezione ha parlato di una "nuova architettura della sicurezza europea", ma al tempo stesso nel mese di novembre dello scorso anno ha minacciato di istallare a Kaliningrad batterie di missili Iskander rivolti verso gli alleati della Nato, cosa che nemmeno i sovietici avevano mai osato.

Come spiegare le amicizie della Russia con i regimi anti-americani di Venezuela, Cuba, Siria, Sudan ed Iran ?Come spiegare il fatto che la Russia al Consiglio di sicurezza dell’ONU ha sostenuto gli ultimi due round di sanzioni contro l’Iran, ma al tempo stesso fornisce Teheran di sistemi di difesa antimissile, reattori nucleari e sottomarini?

La politica estera russa inizia ad aver senso se pensiamo che le mosse di Mosca siano dettate dall’interesse di proteggere la “zona di interessi particolari” di cui parla Medvedev, minacciata dall’ingerenza degli USA. Si può pensare quindi che la politica estera del Cremino lontano dai confini della Russia sia legata alla protezione della propria sfera di influenza, gli stati ex-sovietici.

Ne è dimostrazione il fatto che dopo che gli Usa con la nuova presidenza Obama hanno accantonato l’idea di sviluppare il progetto di scudo antimissile da realizzare in Polonia e Repubblica Ceca, Mosca ha deciso di abbandonare l’installazione dei missili a Kaliningrad.
Prese separatamente, le alleanze con Venezuela, Cuba, Siria, Sudan ed Iran non hanno molto senso, ma lo hanno se pensiamo che la Russia utilizza queste alleanze antiamericane per trovare un accordo con Washington sullo spazio ex-sovietico.
Le priorità strategiche del Cremino restano gli Stati che derivano dalla disgregazione dell’URSS, che gli Stati Uniti a loro volta vogliono attrarre nella loro zona di influenza. Mikhail Gorbachev si lamentava di recente che "la caduta dell’Unione Sovietica ha fatto girare la testa agli Stati Uniti, che si comportano come se la Russia non esistesse più”.

Per esempio, la decisione della Russia lo scorso anno di riconoscere Abkhazia e Ossezia del Sud come stati indipendenti dopo la guerra con la Georgia, è stata vista dagli USA come un modo per smembrare la Georgia e punire il suo presidente filo-occidentale Mikheil Saakashvili per la sua volontà di aderire alla NATO. Dai russi è stata vista come una difesa umanitaria delle minoranze oppresse da Saakashvili. Da questo punto di vista, è stato simile all’intervento nel 1999 della NATO in Kosovo per salvare gli albanesi oppressi dalla Serbia. "Non capisco perché l’America può invadere l’Afghanistan e l’Iraq, dichiarare la sovranità del Kosovo, ma quando cerchiamo di difendere i nostri alleati in Abkhazia e Ossezia siamo chiamati “aggressori” ha detto Mikhail Margelov, presidente della commissione per gli affari esteri del Consiglio della Federazione Russa.
Anche Gorbaciov dice oggi che "la democratizzazione è solo una copertura per interferire nei nostri affari". L’élite politica della Russia è convinta che le rivoluzioni nel 2003 e 2004, che hanno portato al potere governi filo-occidentali in Georgia ed Ucraina, non sono state sollevazioni popolari, ma un teatrino politico orchestrato dalla CIA, che avrebbe operato tramite le Organizzazioni Non Governative che durante le “rivoluzioni” hanno finanziato i movimenti pro-occidentali.
Di conseguenza c’è stato un ampio sostegno per la repressione delle ONG straniere operata da Putin, sulla scia della rivoluzione arancione a Kiev. Viste dall’occidente le leggi restrittive sono un assalto alla libertà di parola, ma viste da Mosca, il giro di vite sui diritti dei gruppi è stato un atto di difesa per liberare la Russia dalla quinta colonna degli Usa mascherata da ONG .

La Russia ha ancora armi nucleari ed enormi riserve energetiche, eppure ha scarse possibilità di proiettare la propria potenza militare al di là dei suoi confini. Per questo il suo sforzo in politica estera si concentrerà nel tentativo di riaggregare gli stati ex-sovietici, la "zona di interessi particolari" di Medvedev.

CAPRA ALBERTO

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