Si lavora qui Si vive qui Si resta qui Sans Papiers in lotta


Dalla Francia per Convergences Révolutionnaires « Si lavora qui ! Si vive qui ! Si resta qui ! ». Testimonianza sullo sciopero dei lavoratori francesi sans papiers. Ringrazio Michele Basso per l’opportunità che ci ha offerto, curando anche la traduzione del testo. Ho inserito due video rap lyonnais LYON S EXPRIME ( L’ ETINCELLE) e gli slogan Freestyle sans papier Club Mix.
Dalle nostre alle loro banlieue
Doriana Goracci
Lo sciopero del lavoratori sans papiers si estende. Cominciato con 3 000 scioperanti il 12 ottobre, ne raggruppa oggi 4 600, con i documenti in mano. Il movimento tocca una cinquantina di località, in cui si organizzano « picchetti», raggruppati e centralizzati per grandi professioni, dove il lavoro illegale della manodopera è importante : pulizie, sicurezza, edilizia e lavori pubblici, ristorazione e interinali. I lavoratori delle imprese interinali sono presenti in tutti i settori, ma si sono raggruppati così : assemblee quotidiane di molte centinaia di scioperanti, comitati di sciopero di circa 80 delegati per picchetto, per meglio resistere ai padroni delle agenzie interinali e delle imprese utilizzatrici, che si passano la patata bollente della loro assunzione illegale. Per la totalità delle categorie, il movimento è strutturato con delegati eletti secondo la località, che si riuniscono regolarmente per decidere sul loro movimento.
La determinazione e il dinamismo di questo sciopero sono opera degli scioperanti stessi. Ma sono aiutati da militanti sindacali (della CGT innanzitutto, che già nel 2008 avevano preso l’iniziativa di un primo movimento, del SUD e della FSU, e il sostegno della CFDT e dell’UNSA) e da militanti delle associazioni (Réseau Eduction Sans Frontière, Ligue des Droits de l’homme e altri). E’ il secondo atto di un movimento che ha avuto il suo esordio clamoroso nel 2008, con una prima ondata di scioperi di questi lavoratori dell’ombra: che spesso vivono da anni in Francia, con busta paga, cartelle esattoriali, però senza alcuno status giuridico, senza possibilità di cure, spesso braccati dalla polizia e alla mercé dell’espulsione dal paese. Senza parlare di quelli che lavorano completamente in nero – è il caso, tra gli altri, di numerose donne che svolgono compiti di sostegno alla persona.
Questi lavoratori si sono ribellati, e, per il secondo round, ricorrono all’arma dello sciopero. Il movimento del 2008 effettivamente aveva costretto il governo a definire alcuni criteri di regolarizzazione, ma vaghi, miseri, e applicati secondo l’arbitrio delle prefetture. Non poteva durare. Da qui, questo movimento più ampio ancora, di lavoratori, tra i più sfruttati e vulnerabili, una sorta di Prima a questa scala. E che non ha detto la sua ultima parola, malgrado il pesante silenzio del mondo politico, di coloro che a destra sono ai piedi di Sarkozy, a sinistra, a rimorchio del PS.
Sarkozy ha escogitato una risposta minacciosa : parlare di un’altra cosa, di charter che, con uno sforzo comune, diversi stati d’Europa potrebbero organizzare per rispedire i clandestini a casa loro. Chiediamo scusa, non « charter », ma « viaggi di gruppo», che questi pseudo operatori turistici di destra e di sinistra, la mano nella mano, escogiterebbero in concerto! Come il governo inglese (di sinistra) e francese (di destra) hanno appena fatto, per rimandare una trentina di Afgani da Londra a Kabul, con scalo a Roissy per imbarcarne altri tre.
Mentre Sarkozy tergiversa ed elude, il mondo padronale s’inquieta : lo sciopero paralizza cantieri dell’edilizia, centri di ristorazione e di pulizie, e il settore interinale, che non ha mai conosciuto uno sciopero simile. Da qui il ricorso alle squadre di poliziotti che evacuano i centri occupati. Ogni giorno, hanno luogo da 2 a 5 espulsioni. Ciò non intacca l’efficacia dello sciopero, né il dinamismo degli scioperanti, che trovano il modo di alloggiare altrove ! Il governo dovrà cedere.
La lotta dei lavoratori sans papiers merita il nostro sostegno. E’ necessario che il loro sciopero vinca, che siano regolarizzati – come tutti sans papiers che di fatto appartengono al mondo del lavoro. Lottando perché il padronato non possa impunemente utilizzare la loro situazione per abbassare le condizioni salariali e di lavoro, questi lavoratori agiscono nell’interesse di tutta la loro classe.
Editoriale del bollettino di fabbrica “l’Etincelle” pubblicato dalla frazione di minoranza di Lutte Ouvrière – 2 novembre 2009
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Doriana Goracci su http://www.gennarocarotenuto.it
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