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Tra psicosi e superficialità, che fare?

In medio stat virtus: per affrontare razionalmente i problemi bisognerebbe essere capaci di mantenere sempre un atteggiamento il più possibile riflessivo ed equilibrato. Nei confronti dell’influenza A, come scrive Umberto Veronesi, esiste una via di mezzo tra la psicosi e la superficialità.

1. Come l’insicurezza e l’ignoranza rendono psicotici, e qualcuno ci marcia

Una società che si fa facilmente preda delle paure è agevole da orientare per un governo capace, coadiuvato peraltro da un sistema di mass media che gestisce le notizie con superficialità o seguendo la logica del ‘business is business’.
L’influenza A è raramente letale sulla base dei dati analizzati a livello mondiale, e U. Veronesi (solo per citare una voce autorevole) ci spiega anche che le peculiarità di quest’influenza sono piuttosto l’elevata contagiosità, con un’incidenza di circa 3,5 volte quella delle normali influenze di stagione, e il fatto che colpisca in particolare la fascia d’età 5-14 anni – anche in forma grave. La vaccinazione sembra peraltro funzionare, dove sperimentata. Il rischio principale di questo virus è una sua eventuale rapida mutazione (come accadde con la Spagnola nel ‘900) rispetto alla quale servono, come scrive Veronesi, “flessibilità e prontezza di reazione”.

I mass media hanno vita facile nel disinformare una società che ama farsi distrarre: sappiamo già che in Italia saranno di più i morti per lavoro e, guardando al resto del mondo, solo per fare due esempi, i morti per tubercolosi sono stati 1.600.000 nel 2004 e quelli per malaria sono stimati in 1 milione di morti all’anno. Ricordo peraltro che tra gli Obiettivi di Sviluppo del Milllennio – che stiamo fallendo -, il sesto obiettivo è proprio Combattere l’HIV/AIDS, la malaria ed altre malattie.

Il video inserito, trovato sul sito web Gapminder, ci aiuta a demolire questo mito mediatico e può forse contribuire a tenere aperta la nostra mente.

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Il video è disponibile anche su Youtube, ma preferisco riportare il link alla pagina originaria di Gapminder perchè il sito è interessantissimo e vale la pena di esplorarlo.

2. Criticare non è fare demagogia, altrimenti si torna al punto 1.

E’ notizia più o meno nota che a capo di Gilead Sciences, la società statunitense che brevettò il Tamiflu prima di cederlo alla Roche, ci fosse l’ex segretario alla Difesa Donald Rumsfeld, abilissimo manipolatore mediatico e tra gli artefici del diritto d’emergenza negli Stati Uniti dell’era neocon. Pare che già nel 1976, durante la presidenza Ford, avesse innescato un simile caso di influenza suina con vaccinazione di massa.
I conflitti di interessi non si limitano agli Stati Uniti, se si considera che la moglie del Ministro del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali Maurizio Sacconi, Enrica Giorgetti, è direttore generale di Farmindustria dal 2005. Per questo motivo la nomina di Sacconi era stata a suo tempo criticata persino dalla rivista Nature: nel business del farmaco tutto il mondo è paese.
Consapevoli di tutto questo, non occorre tuttavia abbandonarsi alla demagogia o vedere complotti dappertutto: il rischio dell’influenza è reale, come pure l’efficacia del vaccino e, con le parole di U. Veronesi: “E’ inevitabile che ci siano interessi economici in gioco, ma la questione centrale che fa decidere la sanità mondiale per il vaccino è la salute della gente e pensare ad una macchinazione finanziaria di dimensioni planetarie è sbagliato”.

Però: che fare?

E’ dunque una scelta di prudente buon senso adottare le giuste cautele e aderire alla campagna di vaccinazione, nella speranza di non assistere ad evoluzioni inaspettate del contagio? U.Veronesi è convinto di sì; altre voci ci mettono in allerta sulle controindicazioni del vaccino. Un dettagliatissimo articolo dal titolo Vaccini: perchè sono un pericolo, trovato su Agoravox e riportante opinioni di ricercatori americani, ci mette seriamente in allarme:

“(…) Una nuova caratteristica dei due vaccini H1N1 che la Novartis e la GlaxoSmithKline stanno sviluppando, è l’aggiunta di squalene, un coadiuvante per attivare immunogenicità e ridurre drasticamente la quantità di antigeni virali necessari. Lo scopo di un immuno-coadiuvante, aggiunto al vaccino, è quello di aumentare la risposta immunitaria alla vaccinazione. I coadiuvanti fanno si che il sistema immunitario iperreagisca all’introduzione dell’organismo contro il quale si è stati vaccinati. Questi coadiuvanti si suppone che facciano il lavoro più velocemente (ma certamente non in modo più innocuo), cosa che riduce la quantità per dose di vaccino, ma anche il numero di dosi somministrate ad ogni individuo. Tanto minore sarà il vaccino richiesto per ogni individuo tanto più dosi individuali saranno disponibili per le campagne di vaccinazione di massa.
Il coadiuvante squalene di proprietà della Novartis per il loro vaccino H1N1 è l’MF59. Quello della Glaxo’s è l’ASO3. L’MF59 deve ancora essere approvato dalla FDA (Food and Drug Administration) perchè possa essere usato in vaccini usati in USA, nonostante ci sia una sua storia di uso in altri paesi. L’MF59 (il coadiuvante allo squalene della Novartis) fu un ingrediente NON approvato nei vaccini sperimentali all’antrace (experimental anthrax vaccines) e da allora è stato collegato alle malattie devastanti e autoimmuni di cui soffrono moltissimi veterani del Golfo. (…)”

L’articolo merita di essere letto integralmente, anche se nell’articolo stesso si segnala che le evidenze scientifiche descritte non sono ancora conclusive. Notizie ancora più recenti riportano che lo squalene non verrà usato nel vaccino USA, ma in Europa pare di sì. Lo squalene non è peraltro l’unico ingrediente a rischio. Cosa pensare di tutto questo? Questi allarmi sono attendibili? E cosa si potrà decidere nei confronti del vaccino, quando ci verrà eventualmente proposto?

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