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Bossi e Maroni sono passati per Ellis Island

ub2(*) Ellis Island è una piccola isola che sta nel Porto di New York, vicina alla Liberty Island e di fronte  a Manhattan: dal 1892 al 1954 ha rappresentato la frontiera di ingresso negli Stati Uniti per milioni di immigranti italiani e del resto del mondo. A Ellis Island veniva condotto il controllo dei documenti di viaggio e delle condizioni di salute di chi cercava di entrare negli USA, e vi si doveva superare la quarantena. Milioni sono stati gli italiani, prevalentemente del Meridione, che la miseria ha costretto a passare attraverso questa sorta di centro di permanenza temporaneo.

Oggi è possibile accedere all’archivio online della Fondazione Ellis Island e ritrovare tutti coloro che sono passati da lì: iscrivendosi gratuitamente è possibile visionare i documenti originali di registrazione, informazioni e foto delle navi con cui si era giunti in America e altro. Questa banca dati della Memoria non può che entusiasmare, quando si scoprono o si ritrovano propri avi emigrati in America: io stesso ho avuto modo di scovare le tracce del passaggio di miei parenti che emigrarono dalla Calabria e dalla Sardegna agli inizi del ‘900.

Attraverso il motore di ricerca di ellisisland.org si fanno però anche altre interessanti scoperte: 399 sono stati i Bossi che hanno varcato la frontiera nella storia dell’immigrazione attraverso Ellis Island, 196 i Maroni, 438 i Tosi, solo per citarne alcuni, probabilmente vestiti di stracci e con sé le poche cose che saranno riusciti a  portare con loro. Non è difficile immaginarsi il contesto di povertà dal quale partirono queste persone per cercare di ricostruirsi una vita.

E oggi? I ragazzi di terza classe che per non morire si va in America hanno vinto alla ruota della fortuna e viaggiano in prima classe (anche se alcune volte non pagano il biglietto) e avvertono, con i nasi diventati sensibili, un odore acre che appesterebbe il loro scompartimento. E si inebriano di eleganti (sono magnanimo) discorsi con i quali cercano di convincerci della superiorità della nostra CIVILTA’ e della nostra CULTURA; al contrario, ad esempio, di quegli incivili e inferiori romeni, che di come ci si comporta gli si deve insegnare proprio tutto, non potendoli rispedire a casa loro (per aiutarli lì, naturalmente).

Peccato che, mentre la Romania della letteratura e della cultura quest’anno esprime un premio Nobel, noi cosa continuiamo ad esportare? Sì certo, il genio italico, non vogliamoci troppo male, ma mi sto ponendo questa domanda mentre Roberto Saviano continua a citare inascoltato il rapporto di John Kerry del 2003 dal titolo The New War: in questo lavoro, condotto alla fine degli anni ’90 dal Subcommittee on Terrorism, Narcotics, and International Operations per conto del Senato, veniva affrontata la globalizzazione del crimine come crescente minaccia alla sicurezza nazionale. Tra le cinque organizzazioni criminose internazionali ritenute le più pericolose in assoluto, chi compare? Mafie SPA, in compagnia dei russi, cinesi, giapponesi e colombiani.

Ma per la maggioranza, in Italia l’emergenza della legalità è l’immigrazione.

In realtà continuo a sbagliare: non dovrei continuare a impegnare tanto del mio tempo per indagare e cercare di comprendere le ragioni culturali ed etiche del(dei) centrodestra. Forse tutto quanto è dettato soltanto dall’opportunismo; Fernando Branquinho, interessante blogger e sindacalista brasiliano scoperto attraverso Global Voices, così scrive:

“Nei periodi di crisi, quando scemano opportunità d’impiego e d’affari, la meschinità umana acuisce i pregiudizi in una specie di “etica da scialuppa di salvataggio” dove vige la regola: Io mi salvo, tu no! È il brodo culturale dove prospera il fascismo, la storia ci mostra come l’ideologia della destra abbia raggiunto l’apice dopo la prima guerra mondiale, rafforzata dalla crisi del capitalismo nel 1929. Oggi in Europa la questione che porta la gente a votare per i politici di destra a ogni elezione è quella sulla restrizione dell’immigrazione. (…)"

(*) Questo post riprende ed espande un precedente intervento di fmmsala, Padani a Ellis Island, pubblicato su Giornalismo Partecipativo il 1 ottobre scorso.

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