Da Berlusconi a Karzai, la democrazia come simulacro
A Kabul domenica prossima si voterà in un ballottaggio trasformato in plebiscito dal ritiro di uno dei candidati. Abdullah Abdullah non ha infatti ottenuto che il voto avesse delle minime garanzie di trasparenza. La Commissione elettorale, protagonista di brogli clamorosi nel primo turno, non è infatti stata epurata come pure sarebbe stato ovvio che fosse dopo la conclamazione degli stessi.
Per il governo degli Stati Uniti il ritiro del candidato è un fatto normale ed accettabile e anche il plebiscito va benissimo.
A Roma Silvio Berlusconi sostiene che, se pure condannato in tribunale, resterà al proprio posto. E’ un’affermazione grave quanto pleonastica visto che come sempre i suoi avvocati punteranno e otterranno la prescrizione spacciandola come assoluzione. Al di là di tale dettaglio Berlusconi finge di non capire, nella sua eterna battaglia contro la magistratura (che definisce “comunista”), che la divisione e l’equilibrio tra i poteri sia essenza, oltre che forma, della democrazia.
L’Italia del corrotto e corruttore Berlusconi e gli Stati Uniti, che cinicamente portano a termine il disegno di tenere al potere il loro uomo a Kabul, Hamid Karzai, minano la fiducia residua del mondo nel sistema democratico.
E’ davvero ancora democrazia quella dove un primo ministro può essere condannato e dire “me ne frego”, come ha titolato ieri “il Manifesto”?
Potrà mai essere democratico un paese dove dopo conclamati brogli (conclamati per gli stessi Stati Uniti) al candidato che li ha subiti non resta che ritirarsi per celebrare un lugubre plebiscito che rilegittimi il pluridelegittimato sindaco di Kabul imposto da Washington?
Per chi ha memoria questo millennio, per le democrazie occidentali, non iniziò l’11 settembre 2001 ma il 7 novembre 2000 con i brogli alla afgana che favorirono George W. Bush contro Al Gore. Anche allora a quest’ultimo non restò che rinunciare.
Se qualcuno aveva ancora dubbi: non esportiamo democrazia, ma al massimo simulacri di questa che ne preservano la forma ma ne offendono l’essenza.
Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it
















fmmasala | 2 novembre 2009 14:22 | Rispondi
dice Frank Zappa
“L’illusione della libertà continuerà fino a che é vantaggioso che continui. Nel momento in cui la libertà diventerà troppo costosa, tireranno giù la scenografia e il sipario, toglieranno i tavolini e le sedie e potrai vedere il muro di mattoni in fondo al teatro.”
Raffaele Della Rosa | 4 novembre 2009 08:31 | Rispondi
e se hanno fatto fuori uno come Al Gore, che almeno ha un nome ed un cognome, figurati uno che si chiama Abdullah Abdullah, che sembra una roba da fumetti razzisti…gente pigra ‘sti afghani, al punto da non volersi neppure scomodare a dare al figlio un nome diverso dal cognome

ma poi siamo sicuri che la volontà popolare gli afghani la vogliano e la possano esprimere adattandola al modello espressivo che noi proponiamo (ammettendo anche, PER ASSURDO, che si giocasse pulito?)…
Mi ricordo una frase della cara e formidabile Susan George (in un contesto altro ma analogo)
SE NON POSSIAMO AIUTARLI ALMENO SMETTIAMO DI FAR LORO DEL MALE.