Friday 10 February 2012, 01:26

Uruguay, la sinistra perde, la sinistra vince

Mujica Con appena 30.000 voti considerati “da revisionare” il quadro delle elezioni parlamentari è praticamente definitivo e dà al Frente Amplio (la coalizione di centro sinistra fondata il 5 febbraio 1971 da Líber Seregni) la maggioranza parlamentare per la seconda volta nella storia del paese.

Se da una parte per la sinistra uruguayana c’è il campanello d’allarme della mancata vittoria al primo turno di Pepe Mujica (47.4%) e la bocciatura del referendum sull’impunità, tali segnali sono controbilanciati dal mantenimento della maggioranza assoluta in parlamento.

In Senato i parlamentari progressisti saranno 16 su 30 mentre nella Camera dei deputati saranno 50 su 99. Esiste un dubbio considerato marginale dagli specialisti sul cinquantesimo deputato che dovrebbe essere sciolto nelle prossime ore dopo avere esaminato i 30.000 voti detti. Quindi, comunque andrà il ballottaggio per la presidenza della Repubblica tra Pepe Mujica per il Frente Amplio e Luís Alberto “Cuqui” Lacalle per il partito blanco (centro-destra), la maggioranza parlamentare andrà al centro sinistra.

Il dato sul parlamento, decisivo comunque nella prossima legislatura, compone un quadro complesso sul voto di domenica scorsa ed è considerato un argomento forte in favore di Mujica di qui al voto di fine novembre. Infatti, anche se Lacalle dovesse superare sul filo di lana Mujica, comunque la sinistra avrebbe la maggioranza in parlamento e renderebbe accidentato il cammino di un presidente di centro-destra.

Il quadro in chiaroscuro è completato dal fatto che stati bocciati i due referendum. In particolare quello per l’abrogazione della legge che garantiva l’impunità per le violazioni dei diritti umani (i “sì” si sono fermati al 48%) brucia. L’ultraventennale campagna sulla convenienza dell’oblio e la necessità di voltare pagina ha avuto ancora una volta ragione. Ben più indietro si è fermato il referendum per il voto degli orientali all’estero sul quale vi era un consenso (scarso) trasversale. Chi scrive non riesce a trovare spiegazioni plausibili sul perché un paese che ha molti dei suoi giovani migliori emigrati di recente all’estero abbia paura, ripeto in maniera trasversale, del voto di questi ultimi.

Tornando alla presidenza della Repubblica Pepe Mujica andrà ad un ballottaggio contro il candidato delle destre unite, l’ex-presidente Lacalle. I risultati definitivi del primo turno vedono Mujica fermarsi al 47.4% dei voti contro il 28.6% di Lacalle e il 16.7% del candidato del Partido Colorado Pedro Bordaberry. Chi sorride (relativamente, il PC è comunque al secondo peggior risultato della storia) è solo quest’ultimo visto che Lacalle, ben poco popolare nel paese dopo il governo dei primi anni ‘90 andrà al ballottaggio partendo da una votazione molto inferiore al 34.3% che il candidato del suo partito Jorge Larrañaga ottenne nel 2004. Per ribaltare l’esito del ballottaggio Cuqui dovrà convincere proprio tutti e superare il rifiuto diffuso verso la sua persona.

Nel ‘99 si andò al ballottaggio e le destre unite vinsero con Jorge Batlle contro Tabaré Vázquez, che partiva con un vantaggio di sette punti al primo turno. Decisiva fu la compattezza con la quale i due partiti di destra, rivali da 170 anni, votarono per bloccare l’accesso della sinistra al governo. Il 92% degli elettori del Partido Nacional accettò di votare per il rivale colorado. Nel 2004 invece lo stesso Vázquez vinse al primo turno evitando il ballottaggio col 50.4%. Questa volta Mujica parte con 19 punti teorici di vantaggio su Lacalle ma meno di 3 sulla somma dei voti dei due partiti tradizionali. Siamo ad un “freno all’era progressista”?



  • Stampa questo articolo
  • Invia quest'articolo via mail

RSS Feed for This Post 3 Commenti

  1. ilgrandesud | 28 ottobre 2009 17:26 | Rispondi

    Forse l’Uruguay più che un sintomo del freno all’era progressista è un segnale di come la continuità progressista stia in realtà autoinvolvendosi perché, al pari dell’Europa, non riesce più a proporre leader che possano incarnarne la capacità di cambiare e soprattutto di gestire il cambiamento con costanza. Inutile nascondersi. L’America Latina ha scelto le persone giuste negli schieramenti giusti. Così è stato per Vasquez, per Bachelet, per Lula che non a caso ancora veleggiano su consensi incredibili. Mujica è l’uomo sbagliato nello schieramento giusto, più attento alla rivoluzione sociale che non alla gestione sociale. Così come non si può pretendere che Frey sia il successore naturale di Bachelet, o la Roussef di Lula. Le idee sono buone ma chi le porta è il frutto di un compromesso insostenibile per il progressismo.

  2. Duccio Basosi | 29 ottobre 2009 20:30 | Rispondi

    X ilgrandesud: il tuo commento pone un problema, per così dire, filosofico, che trascende il caso uruguayano e latinoamericano. Bisogna infatti capire se vincere le elezioni è un fine in sé o, piuttosto, un mezzo per raggiungere dei fini. Nel primo caso si può rinunciare a idee buone (come tu stesso definisci quelle della sinistra uruguayana) in cambio di idee meno buone (o anche di nessuna idea, volendo). Tanto l’importante è vincere. Personalmente non capisco a cosa serva, ma gli esempi non mancano. Nel secondo caso invece, si ha meno scelta: è bene andare alle elezioni con le idee che si ritengono buone e con le persone che meglio le rappresentano. Se si vince, si attua il proprio programma su una base chiara e trasparente. Certo, può anche capitare di perdere, ma se penso alla storia recente della sinistra italiana non mi sembra che la corsa forsennata all’annacquamento dei propri programmi e della propria ragion d’essere abbia portato a grandi trionfi…

  3. Gennaro Carotenuto | 30 ottobre 2009 10:35 | Rispondi

    In realtà negli anni ’90, io ricordo da vicino anche le campagne ’94 e ’99 vinte da Sanguinetti e Batlle e perse da Tabaré, la figura di Mujica era considerata ancora come un qualcosa di folkloristico. Andava in parlamento con la vespa e senza cravatta e questo era guardato dall’alto in basso ma quando parlava la gente, soprattutto i poveri, prestavano l’orecchio.

    Quando nel 2004 Tabaré ha vinto, non la 90 ma la 609 è stata la lista del FA più votata e Mujica il politico di gran lunga più votato era chiaro che lo strappo si era compiuto.

    E qual era questo strappo? La caduta del neoliberismo aveva spostato l’egemonia dalle classi medie urbane illuminate alle classi popolari e quindi dall’oncologo di successo al venditore di fiori nei mercati popolari.

    In fondo Pepe ha preso solo un paio di punti in meno di quelli che prese Tabaré nel 2004. Non mi pare che ci si possa ricamare troppo sopra.

1 Trackback(s)

  1. Da Uruguay, la sinistra perde, la sinistra vince : Giornalismo … | ott 28, 2009

RSS Feed for This PostInvia un commento

Devi essere registrato per inviare un commento.