Menu 2

Quando a minare il futuro dei giovani è la legge

Zedan è di origine eritrea, viveva con la madre e una sorella in Sudan, terra di conflitti e di pulizie etniche, ed è sbarcato in Italia alla fine di agosto scorso. Ha 16 anni e mezzo ma a vederlo gliene daresti almeno due di meno.

Oggi vive in una comunità d’accoglienza per minori nel centro Italia, alle cui cure è stato affidato dai Servizi Sociali. Mi chiede se dopo l’intervista diventerà famoso. Mi fa sorridere. Ha un bel visino, non esattamente nero, appena più scuro di quello di un mulatto; e una cornice di riccioli perfetti. E’ visibilmente soddisfatto di ogni parola italiana che esce integra dalla sua bocca. Un miracolo, se solo pensa alle difficoltà di comunicazione di un mese fa.

In questi giorni il presidente Napolitano, nel suo intervento alla cerimonia di apertura della Prima Conferenza dei Prefetti, ha dedicato un passaggio al problema dei minori stranieri che giungono in Italia attraverso il flusso clandestino; e in riferimento alle nuove norme del cosiddetto Pacchetto Sicurezza, ha sottolineato “la delicatezza di aspetti spesso controversi dell’azione da condurre su alcuni fronti”, tra cui il dovere di “assistere i minori non accompagnati che fanno ingresso nel territorio nazionale”.

Incredibile! Nella repubblica dei respingimenti e del passato da migranti ormai rimosso, c’è ancora qualcuno il quale si ricorda che, tra quelli che indistintamente chiamiamo clandestini, ci sono pure bambini e bambine, ragazzi e ragazze. Ebbene, il pacchetto sicurezza difenderà gli italiani anche da questi soggetti particolarmente pericolosi.

Zedan, pallone al piede, mi chiede se ho un paio di scarpe da calcio del suo numero. Dice che sarà un grande calciatore da grande e, a conferma della previsione, si esibisce in un lungo palleggio. Il suo viaggio, iniziato in Sudan, è durato quattro mesi alla fine dei quali è sbarcato al porto di Ancona, attaccato alla pancia di un tir imbarcato su un traghetto greco. Da Khartoum era giunto in Turchia a bordo di un aereo. Zedan non sa come è stato possibile: all’aereoporto lo ha preso in custodia un uomo, un connazionale, che gli ha chiesto di seguirlo e basta, senza fare domande. Avrebbe pensato lui a tutto, sia in fase di imbarco che alla dogana turca. L’uomo ha probabilmente esibito un passaporto falso, in cui Zedan risultava suo figlio. L’unica cosa di cui il ragazzo è sicuro sono i soldi che la madre ha messo da parte, mese dopo mese, sacrificio dopo sacrificio, e che ha sborsato all’uomo per il servizio. Un paio di migliaia di euro. Il resto dei risparmi erano ben nascosti in una tasca interna dei jeans del ragazzo. Lo stesso Zedan ha svolto dei lavoretti, da quando la famiglia si era trasferita dall’Eritrea al Sudan, per mettere da parte qualcosa. Il denaro sarebbe sicuramente servito per le tappe successive. Eccome.

La nuova legge 15 luglio 2009 n. 94 in materia di sicurezza pubblica è entrata in vigore l’8 agosto 2009. I media non ne hanno parlato ma tra i più vulnerabili bersagli del provvedimento, che introduce il reato di ingresso e soggiorno illegale, ci sono proprio i minori. Save the Children e altre organizzazioni non governative, quali Amnesty International Italia e Medici Senza Frontiere (MSF), avevano già avvertito con un appello il Parlamento, alla vigilia del voto della Camera sull’ultima parte del famigerato pacchetto. Il documento lanciava l’allarme sul fatto che proprio i minori sarebbero stati i primi a scontare pegno se il decreto fosse passato così com’era. E infatti, nella sostanza, così com’era è passato.

La tappa successiva alla Turchia è stata la Grecia. Zedan ci è arrivato su una barca minuscola, unico ragazzo in mezzo ad un gruppo di 19 adulti. I soldi, stavolta, li ha dovuti allungare ad un trafficante curdo, che gli ha garantito un angoletto sulla bagnarola. L’unica persona con cui si era accompagnato dallo sbarco turco in poi, un somalo anch’egli in fuga verso l’Europa, proprio durante quella traversata ci ha lasciato le penne. Era il solo di cui Zedan si fosse fidato fino a quel momento ed è stato l’ultimo, fino alla fine dell’odissea. Solo due cose il ragazzo riesce a rievocare di quella traversata in mare, due parole, le prime che ha imparato in italiano: fame e freddo; per il resto non ricorda nemmeno quanto tempo sia durata la navigazione. E inoltre non ricorda, di tutto il percorso, “una sola cosa che sia bella”. In Grecia Zedan ci è rimasto circa tre mesi: camminare e camminare, senza scarpe, dormendo per strada. Ma la fase più dura è stata quella della permanenza a Patrasso, dove nel tentativo quasi giornaliero di imbarcarsi per l’Italia, lungo il percorso tra la baraccopoli dove vivono i clandestini e il porto, più volte è stato inseguito e picchiato dalla polizia greca. Solo dopo essere riuscito a imbarcarsi, grazie all’esborso dell’ultimo gruzzolo rimastogli in tasca, ed essere approdato nel porto italiano, dove la polizia di frontiera lo ha individuato pericolosamente in bilico sotto al mezzo pesante sul cui fondo era aggrappato, la sua vita ha ricominciato a somigliare a quella di un ragazzino.

Se le modifiche apportate dal Pacchetto Sicurezza al testo unico sull’immigrazione, quello conosciuto come legge Bossi-Fini, hanno esonerato alla fine gli immigrati clandestini dall’obbligo di esibire un permesso di soggiorno per accedere alle prestazioni sanitarie e all’iscrizione a scuola, esse non scongiurano invece, ad esempio, che per sottrarsi al pericolo di denuncia da parte del pubblico ufficiale, il genitore straniero privo di permesso di soggiorno eviti di registrare la nascita del figlio o di perfezionare il procedimento di riconoscimento. Così a causa del mancato riconoscimento dei figli, potrebbero aprirsi procedure di adottabilità di questi, con assurde conseguenze sul diritto del minore, universalmente riconosciuto, a vivere e crescere insieme alla propria famiglia. Oppure potrebbero verificarsi situazioni in cui la madre, consapevole del rischio di denuncia, sia indotta a partorire in casa, con evidenti rischi per la salute sua e del nascituro. Altri punti dello stesso provvedimento espongono invece I minori arrivati in Italia senza nessun accompagnamento di parenti, alla violazione dei loro diritti e alla negazione, dopo i 18 anni, di un futuro lontano da guerre e povertà.

Due di questi sono particolarmente gravi. Il primo: essendo aumentata la pena per il reato di mancata esibizione del titolo di soggiorno o del documento di identificazione, con la previsione dell’arresto fino ad un anno e multe fino a 2.000 euro, le pene potrebbero colpire anche i minorenni in situazioni di difficoltà, frequentemente privi di documenti di identificazione che comprovino l’età e quindi  di autorizzazione al soggiorno. Ma è il secondo punto quello che grava particolarmente sulla testa di Zedan, qualora non gli fosse riconosciuto lo status di rifugiato a cui proverà ad accedere, e di tutti i minori non accompagnati arrivati in Italia dopo la data di entrata in vigore della legge; perché la norma mina il loro futuro dopo i 18 anni. Infatti secondo il nuovo testo i minori stranieri accolti in strutture, pur sottoposti ad affidamento o a tutela, potranno rimanere in Italia dopo il raggiungimento della maggiore età, solo se siano stati inseriti per un periodo non inferiore a due anni in un progetto di integrazione sociale e civile, come quelli delle comunità educative, oppure qualora riescano a dimostrare la loro presenza in Italia da almeno tre anni (come?). Sarà cioè impossibile, per un neo-maggiorenne straniero al di fuori di questi requisiti, sostituire un permesso di soggiorno per minore età o un permesso per affidamento in un permesso per lavoro o per attesa di lavoro. Nel caso di Zedan, giunto in Italia dopo il varo della nuova legge, egli avrebbe la possibilità, con la comunità, di trovare adulti di riferimento, di affezionarsi a loro, di imparare la lingua, di andare a scuola, di formarsi al lavoro e di integrarsi nella società italiana, salvo essere infine espulso il giorno dopo il suo diciottesimo compleanno, dal momento che, nel conteggio finale, non riuscirebbe a totalizzare i tempi richiesti per avere accesso ad un permesso di soggiorno per lavoro. In risposta all’assurdo di una norma che tutela i minori fino a 17 anni e 364 giorni, per poi cacciarli via -magari dopo averne garantito l’integrazione- gli unici ad essersi ben attrezzati sembrano finora i trafficanti di persone. Si registra infatti, tra gli arrivi di clandestini, una maggiore quantità rispetto al passato di bambini piccoli e adolescenti fino ai 13/14 anni di età, tutti non accompagnati. Per loro sarebbe più facile, in effetti, stare nei tempi della legge fortissimamente voluta da Maroni e dalla Lega, a cui i complici non sono mancati.

Al governo, ai ministri, a tutto il Parlamento, il sentito ringraziamento di Zedan e di tutti gli altri bambini e ragazzi stranieri già arrivati in Italia e di quelli, più piccoli, che certamente continueranno ad arrivare.

Giampaolo Paticchio

, , , , , , , , , , , , , , , , ,