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Colonialismo italiano in Libia: dal "leone del deserto" al colonnello Gheddafi

Nell’ottobre del 1911 inizia la conquista italiana della Libia. Il 3 ottobre le corazzate italiane bombardano il porto di Tripoli, dove, il 5 ottobre, sbarcano i primi 1.732 marinai italiani, dando inizio a un’occupazione che si protrasse, con alterne vicende, fino al 1943, causando migliaia di morti.

Nella sua recente visita in Italia, il leader libico Muammar Gheddafi, ostentava – appesa al collo – un’immagine di Omar al Mukhtar, capo della resistenza libica contro l’invasione coloniale italiana, catturato e fatto impiccare dal fascista Rodolfo Graziani il 16 settembre 1931 nel campo di concentramento di Soluch, in Cirenaica. Nel 1979 Gheddafi stanzia circa 50 miliardi per realizzare, con la regia di Moustapha Akkad, un film su Omar al Mukhtar e la resistenza libica, The Lion of the desertIl leone del deserto -, film proiettato a partire dal 1982 in tutto il mondo, tranne che in Italia, dove ancora oggi – come ci ricorda Angelo Del Boca, non è entrato nella normale distribuzione, perché «lesivo dell’onore dell’esercito italiano». In questo quadro la legittima critica alla politica dei respingimenti, parte integrante dello sciagurato patto tra Italia e Libia firmato da Berlusconi e Gheddafi sulla pelle di milioni di uomini e donne africani/e, deve necessariamente accompagnarsi ad una riflessione sui paradossi, sulle poste in gioco e sulle persistenti difficoltà a pensare le atrocità commesse durante "l’avventura" coloniale italiana in Libia, che continua ad essere percepita positivamente, come ancora nel 2004 ha sostenuto Gianfranco Fini affermando che "gli italiani hanno portato, insieme alle strade e al lavoro, anche quei valori, quella civiltà, quel diritto che rappresenta un faro per l’intera cultura, non soltanto per al cultura Occidentale". Nel nuovo contesto caratterizzato dalla politica dei respingimenti e dal pacchetto sicurezza, un recente articolo di Enrica Capussotti European colonial memory on sell: Italian-Libyan agreements and the rejection of migrants, pubblicato sulla rivista Darkmatter in the ruins of imperial culture, mi sembra ponga una serie di interrogativi – proprio a partire dalla recente visita di Gheddafi in Italia – atti a stimolare una riflessione critica sulla memoria del colonialismo italiano e sul suo uso, oggi quanto mai urgente.
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